Progetto INFORMAFRICA


Ridurre il "digital divide" portando la nostra CONOSCENZA
in modo ETICO e RESPONSABILE, ma non i nostri "modelli di vita"

mercoledì 19 febbraio 2014

Domenica in un villaggio... e non solo!


 
 
Dopo la seconda settimana di corso ho voglia di uscire un po' dalla Missione; chiedo a padre Giorgio di accompagnarlo nella sua messa domenicale in due “cappelle outstation”, cioè in due piccoli villaggi in cui si dice la messa una volta ogni qualche mese. Mi dice che deve andare nelle più lontane e selvagge, e spera che non ci invitino a pranzo... torneremo tardi. A me va bene: il senso dell'avventura devo averlo innato, lo spirito di servizio me lo sono costruito con il tempo e la voglia di fare qualche bella foto non mi manca.

Si parte e si fanno una ventina di chilometri su strada sterrata ma buona: dice padre Giorgio che l'hanno appena rimessa a posto, perché dopo le piogge era distrutta... forse non è mai stato in Sud Sudan... a me sembra un'ottima strada!

Al primo villaggio, Kaggalamà, veniamo accolti dai catechisti, dal Presidente del Consiglio Pastorale e da un bel po' di gente. Alcune signore sono vestite per la festa: ci sono tre battesimi! Alla fine della messa la solita presentazione dell'”ospite”, che sono io, con ringraziamenti e applausi e qualche domanda sui prossimi corsi di informatica. Ottima semina!

Dopo tutti i discorsi un piccolo colpo di scena: si alzano a turno due dei papà dei neo-battezzati e promettono di sposare le loro donne, mamme dei bambini! Padre Giorgio è felice... inutile dirlo! “Qui non si sposano che pochi in chiesa... la tradizione della poligamia fa sì che non si sentano di mantenere la promessa di fedeltà matrimoniale”. Invece nella cattolicissima Italia...

Finito il tutto con le immancabili strette di mano e la benedizione di tante persone, si parte per il secondo villaggio, Kansili. La messa è sempre celebrata in un'aula delle scuole primarie, con qualche sedile dei bimbi e ben due sedie! Ho già raccontato che i comboniani prima costruiscono la scuola e poi la chiesa: qui siamo ancora solo al primo passo...

Poca gente, tre battesimi anche qui, e la presentazione con ringraziamenti e applausi. Riesco a commuovermi, vedendo come i giovani sono interessati a partecipare ai corsi per imparare ad usare i computer e che speranza sono per loro: hanno capito, ma lo ripeto continuamente, che il loro futuro passa per l'uso dei computer, “uso” per conoscere il mondo, per lavorare meglio!
Padre Giorgio spiega bene loro che io faccio il corso a quelli che saranno, dal prossimo mese, i loro insegnanti e potranno partecipare anche loro, volendo e pagando il giusto.

Mentre ci trasferivamo dal primo al secondo villaggio, padre Giorgio ha chiesto al catechista del primo, che ci ha accompagnati, “in quale hotel ci avete preparato il pranzo?”... il catechista, senza scomporsi, ha detto che avremmo pranzato tutti a casa del suo collega del secondo villaggio che festeggia la nuova casa arrivata al tetto (di un piano solo).

Alla fine della seconda messa si riparte e si va a casa di questo catechista... tutti mattoni cotti, tetto in lamiera, cucina e “servizi igienici” esterni, un bel po' di bimbi del catechista e della sorella a salutarci: niente pavimento, niente infissi, ma un tavolino, due poltrone per gli ospiti “musungu” (bianchi), una panchetta per i due catechisti e due stuoini grandi per un altro paio di persone: donne a bambini fuori a cucinare e servire.

Aspettiamo che venga pronto e intanto passa un topolino velocissimo che mi strappa un commento “africano”: questo non lo mangiamo! Ma padre Giorgio mi rassicura che in Uganda non si mangiano i topi (come ho visto fare in Centrafrica e Sud Sudan)!

Arrivano piatti ricolmi di riso, matoke, e crema di noccioline, oltre a tre piatti di pollo e brodo per gli ospiti (ma io e padre Giorgio ne prendiamo solo un pezzetto per uno e lasciamo il resto per gli altri) e anche una forchetta per ciascuno degli ospiti! Anche qui per oggi sono salvo! Mangiare il brodo con le mani sarebbe stato difficile...

Rito della lavanda delle mani con l'acqua servita dal padrone di casa e si comincia a mangiare.
Il brodo con il pollo sono semplicemente squisiti: pollo ruspante e il suo brodo mi ricordano la vigilia di Natale a casa di mia zia...

Il riso serve al posto del pane. Ci intingo anche il matoke (banana lessata dentro la proprie foglie) e poi mi rifaccio un po' di riso con la crema di noccioline, anche se questa mi sembra sia rimasta sul fuoco un po' troppo e si sente il sottofondo di bruciato... comunque tutto di gusto particolare ma veramente ottimo! Arrivano anche una bottiglietta d'acqua per ogni ospite e il lavaggio delle mani, ora anche con il sapone, per tutti. Già perché essendo le forchette tre, gli altri hanno mangiato tutti con le mani, come sempre...

Al ritorno, subito dopo il pranzo e dopo aver fatto un po' di servizio di trasporto pubblico tra i villaggi, arriviamo a casa e... “ma una fetta di ananas ce la facciamo, vero?” … “ci mancherebbe altro che no!”...
Ed anche su questo, con padre Giorgio pieno accordo!

La domenica termina con l'invito a cena delle suore della scuola: si festeggia una suora che si è consacrata definitivamente oggi. Suor Sara, una bella suora ugandese, che insegna religione anche alla scuola tecnica, e canta con una bellissima voce, fa bella mostra del suo anello “nuziale”. Auguri!

Chiudo questa “nota” ricordando agli amici che mi seguono che possono ascoltare le interviste raccolte a Gulu e a Kasaala, nelle puntate di “Volontariando”, su Radio Incontri (FM 88,4 / 92,8 in Toscana e Umbria, sabato e replica martedì, sempre alle 11), oppure sul sito www.radioincontri.org entrando nella voce “Programmi”, scegliendo “Volontariando” che è l'ultimo in ordine alfabetico, cliccando su “Leggi tutto” e poi sulle ultime trasmissioni: dalla n. 39 sono state registrate qui in Uganda...

Buon ascolto!

1 commento:

  1. Grazie, Paolo, i tuoi racconti sono sempre belli ed interessanti, ma sopratutto, si sente la tua vicinanza a questi popoli. Che differenza da quello che succede da noi dove il diverso è visto sempre come il nemico. Grazie, Paolo

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