Progetto INFORMAFRICA


Ridurre il "digital divide" portando la nostra CONOSCENZA
in modo ETICO e RESPONSABILE, ma non i nostri "modelli di vita"

mercoledì 1 giugno 2016

4 – … e anche questa “missione” è finita


Ebbene sì… è già passato un mese dall'arrivo a Kimbondo, il 23 aprile… siamo al 21 aprile (il natale di Roma)… domani si riparte…

Ieri abbiamo consegnato gli agognati “Certificati”: un'attestazione di frequenza per il “primo corso di alfabetizzazione informatica”, ed un “Certificato” con va­lutazione per una parte dei partecipanti al corso sul “foglio elettronico”; gli altri hanno avuto anche loro solo un attestato di frequenza, visto che non hanno potuto partecipare nemmeno a metà delle lezioni.
Purtroppo qui devo lamentare una lacuna nella “direzione” nell'affrontare la formazione del personale: se si fa un corso di specializzazione per un piccolo numero di persone qualificate e da qualificare la direzione deve sapere che quelle persone non sono disponibili in quegli orari dedicati alla formazione stes­sa… invece troppe volte qualcuno è stato chiamato durante o prima delle lezio­ni a fare altre cose… d'accordo con le “urgenze”, ma purtroppo queste fanno ri­manere il personale al suo “livello di incompetenza” (come si leggeva all'inizio degli anni '70 su un famoso libro di Laurence J. Peter e Raymond Hull).
Questo era un primo passo, altri se ne faranno e sicuramente le cose migliore­ranno anche su questi piani di formazione del personale e sulla sua rivalutazio­ne.

L'ultima giornata congolese è stata dedicata ai “Padri Comboniani”, come d'uopo per chi come me collabora ormai da anni con loro…
Un autista viene a prendermi al mattino verso le 9.30 e, attraversando la città di Kinshasa, mi porta in un paio d'ore alla prima missione di Bibwa, fondata da padre Fernando Zolli, allora Provinciale del Congo, ora al centro comboniano di Firenze. Qui padre Elio, mi parla della situazio­ne congolese sotto i vari aspetti, politico, economico, religioso e dell'istruzione del Paese. Poi si pranza ottima­mente, anche se i padri continuano a scusarsi per la presunta scarsità di cibo: si mangia in realtà benissimo, all'africana, sen­za nessun problema…
La traversata da Kimbondo a qui ha mostrato diversi lati che mi erano anco­ra oscuri della città e della povertà economica di Kinshasa! Si passa da mercati periferici piuttosto ricchi di prodotti freschi a mercati sporchi, cresciuti e so­pravviventi nel degrado totale, capaci di farmi ricordare gli “slum” di Nairobi, ad altri mercati pieni di prodotti di tutti i generi ad altri ancora che forniscono solo qualche tipo di verdure o di alimenti… per poi arrivare alla traversata dei vialoni semicittadini, con i negozi, i “supermer­cati per bianchi” e così via.
Nel pomeriggio visita ad un'altra parrocchia, ex-missione comboniana e poi qualche ora di riposo alla sede del Padre Provinciale, quel padre Joseph, tanto gentile, che avevo intervistato per la “Radio Incontri” qualche giorno dopo il mio arrivo a Kimbondo.
In serata, la cena e la partenza alla volta di Casablanca, tappa di riposo e relax prima del rientro nel “mondo occidentale”.

Casablanca…

Humphrey Bogart con il suo “Borsalino” ed il fumo del “Rick's Bar”… le “opera­zioni” chirurgiche particolari… e tante altre suggestioni...
In realtà oggi Casablanca è una bella città moderna, piuttosto pulita e tranquil­la, soprattutto se paragonata ad altre città e capitali arabe, organizzata per i trasporti con un sistema misto efficiente: un metro-leggero per andare dal cen­tro storico al mare, i mini-taxi rossi a basso costo, i taxi bianchi che portano anche all'aeroporto e i bus di linea che traversano la città in lungo e in largo… Le auto sono moltissime, ma non ci sono motociclette e motorini ad in­quinare acusticamente e con le loro miscele la città, che, anche con l'aiuto del vento dell'Oceano, gode di un'aria quasi sempre ben respirabile…

Due giornate e due lunghe camminate…
La prima lungo la spiaggia popolare, lunghissima, dagli stabilimenti dai nomi americani e dal McDonald's, fino alla stazione di arrivo della metro-leggera, de­stinata evidentemente al popolo.
Pranzo in veranda in riva al mare… spiedini e un'insalata enorme… 5 euro…

Per chiudere in bellezza, la camminata nel cuore della città, partendo dalla ex Cattedrale del Sacro Cuore, ora sconsacrata; la visita alla grande moschea di Hassan II, terza per grandezza al mondo con il minareto più alto; il grande “suq” nelle stradine della vecchia Medina, che mi ha fatto rinascere, ricordan­domi molti posti che avevo già visto altrove…
Il “suq” di Istanbul, quello di Gerusalemme, quello di Sana'a, sono tutti simili… la gente vive per lavorare e lavora per vivere… Il passaggio dai mercati africani a questi arabi è veramente forte… qui si vede una civiltà, per quanto arretrata in confronto ai nostri centri commerciali, molto più umana ed anche affarista… qui la gente deve guadagnare e deve vincere una trattativa: qui non si compra se non si contratta… nessun arabo vende volentieri se non ha “spuntato il prez­zo che vuole” dopo una lunga trattativa…
Nel mercato africano la trattativa tra un bianco ed un nero è una bomba su un ospedale lanciata da un drone in cui perde la vita solo chi sta sotto… non si può trattare, anche se si dovrebbe… io non ci riesco… vorrei magari aggiungere qualcosa… ma anche questo sarebbe scorretto, perché figurerebbe offensivo della dignità del lavoratore…

Lezioni di vita del mondo vario, uguale e diseguale, in cui viviamo… nel mio piccolo con il dispiacere di essere bianco e quindi vincente… ma con la grande gioia nel cuore di poter sempre avere un margine per fare qualcosa di più per chi sta peggio di me, cioè quasi tutti…