Progetto INFORMAFRICA


Ridurre il "digital divide" portando la nostra CONOSCENZA
in modo ETICO e RESPONSABILE, ma non i nostri "modelli di vita"

venerdì 13 settembre 2019

3 – Dopo sette anni di Uganda, divento “Guida”



Sono in Uganda per seguire i miei progetti, anche se ormai si possono definire progetti della “Fondazione Bridget Evalyn” quelli per le scuole, i bambini, l’assistenza allo studio, e per quelli fatti per “Informatici Senza Frontiere” con il mio “Progetto Informafrica”.

Nicole, di ISF, vuole tornare in Uganda per ritrovare la sua assistita Jemma e la scuola di Kalongo dove abbiamo lavorato insieme lo scorso anno. Prima della partenza il Presidente di ISF mi chiede di “accompagnare” la figlia diciannovenne di suoi amici che vuole “conoscere l’Africa”. Accetto l’invito e l’impegno direi solo perché ci sarà anche  Nicole. Da solo non posso permettermi di fare da tutore di una ragazzina per tre settimane in Africa; età e un poco di saggezza me lo sconsiglierebbero drasticamente. Alla fine con Nicole decidiamo che venga a fare il lungo viaggio tra i progetti anche Jemma, tanto per farle passare una “vacanza scolastica” diversa e perché lei conosce ancora poco del suo Paese, anche se parla diverse lingue locali e un ottimo inglese, per cui può aiutarci in qualsiasi situazione. Solo con la collega e le due “ragazzine”… Bella responsabilità! Spero proprio che vada tutto bene…
Prima di partire da Kampala per la prima tappa, riunione per spiegare il programma, i posti che vedremo e le varie difficoltà, soprattutto nei trasporti, che potremo incontrare, anche se è tutto programmato da almeno un mese. Impegno per le ragazze di fare una “cronaca” del viaggio per la pagina ufficiale “Facebook” di ISF. Ottimo. Dopo la prima settimana si fa insieme un breve post con foto. Fine delle “cronache”: dopo ogni viaggio, le ragazze sono sempre più stanche! Quando si dice che i/le giovani di oggi... “non hanno il fisico dei quasi ottuagenari!”

La prima tappa ci vede andare con un piccolo bus (“coaster”) direttamente a Bukunda, dove ho cominciato, tre anni orsono, ad occuparmi delle scuole primarie e materne, dopo anni di indigestione informatica. Le ragazze trovano posto nell’ultima fila, non certo confortevole, visti i sobbalzi per i “rallentatori” che qui sono infiniti e quasi invalicabili, io in un posto al centro, senza schienale, peggio del loro… ma loro sono “signore” e come ripeteva la mia mamma “hanno sempre la precedenza”: femminista di altri tempi!

Dopo circa un’ora e mezzo si attraversa l’Equatore… Nessuna paura, qui non ci sono i “terrapiattisti” e nessuno cade nel vuoto o sul versante di sotto del pianeta, quindi non occorrono le scie chimiche per trattenere chi cade, né si rimane appesi per i piedi al soffitto del “lato B”.
Dopo due ore e mezzo, per 150 chilometri quasi un record di velocità, arriviamo al “centro” di Bukunda, che si sviluppa lungo 2/300 metri della strada che da Masaka porta al confine tanzaniano di Mutukula. Qui si affollano immediatamente una decina di “boda-boda” che vogliono accaparrarsi la clientela “mzungu”. Niente da fare, se non per uno, a cui affidiamo tutti i bagagli. Noi andiamo a piedi per fare un po’ di stretching e sgranchirci le gambe dopo il lungo tempo che hanno passato piegate nel poco spazio a disposizione della gentile clientela.
Come sempre, Margret e Mathias ci offrono la loro stragentile ospitalità, un buon thè, qualche banana locale e poi si riparte, a piedi, per andare a visitare la scuola primaria, funzionante un po’ a rilento per qualche mancanza di fondi, ma pronta ad essere completamente efficiente con qualche piccolo aiuto della Fondazione.
La grande novità è la bellissima scuola materna, costruita a tempo di record da un giovane americano con i soldi dell’eredità della nonna… Si parla di finirla in pochi mesi di tutto punto… Sì, ma questi “so’ ‘mmerikani”, mica per niente! Data la mia assoluta mancanza di spirito critico verso questo popolo di trumpini, vedo subito la lapide affissa ad una parete molto prima della fine dei lavori e penso che probabilmente hanno messo prima la lapide e poi le hanno costruito la scuola intorno… un po’ come le “charms”: il buco con la caramella intorno!

Rimaniamo a Bukunda, grazie ancora all’ospitalità di Margret e Mathias, che ci offrono mangiare e dormire per due giorni, in modo da fare due viaggi corti ed avere un posto in campagna che è quasi all’equatore, ma sembra il centro del paradiso!
Si mangia benissimo, si dorme meglio! Gli spaghetti di Margret, a parte l’essere tagliati in pezzetti lunghi sotto i cinque centimetri, sono cotti alla perfezione e conditi con un bel sugo di pomodoro ed altre verdure della loro campagna.
L’indomani si deve andare a Mbarara e Ruti. Sveglia presto, cosa che non si confà tanto alle abitudini di Jackie, che ci accompagna come responsabile del progetto da me impostato alla fine dello scorso anno e che ha dato vita alla Fondazione, come la morte di Bridget, la bimba di sette anni persa dalla stessa Jackie, per una malattia rara.

Questa volta siamo abbastanza fortunati: troviamo un taxi che ci porta a Masaka e, di qui, un bus che arriva a Mbarara, anzi, mi corregge un passeggero: “Se dovete andare a Ruti, questo bus procede dopo Mbarara Town e vi lascia dove vi serve!”. Una “una tantum” in positivo, ci capiterà solo questa volta!

Incontri informali a Ruti con i direttori delle scuole.
Incontro molto emotivo, invece, quello con Sandra ed i “suoi bimbi”. Si parla con Sandra del suo futuro, di quello dei bimbi e le proposte che abbiamo preparato per aiutarla con i bambini e per la sua vita. Problema fondamentale è la casa,  che non è a norma nemmeno con le leggi ugandesi, sia di sicurezza generale, sia di accoglienza specifica. Le offriamo di tornare a studiare a spese della Fondazione, per farne una “manager” di casa-famiglia, o di iniziare una nuova attività commerciale con cui aiutare i bambini economicamente. Sandra è troppo affezionata al tipo di vita che sta facendo e rifiuta entrambe le soluzioni, che prevedono comunque, l’affidamento dei bambini alle scuole, sotto la responsabilità dei parenti in vita.
A questo punto lasciamo una valigia di vestitini per i bimbi e lasciamo Sandra, con mille  rimpianti per una mancata collaborazione, tra rabbia e lacrime.
Risultato finale, 8 dei bimbi di Sandra sono giù sistemati nelle scuole a tempo pieno, gli altri dodici li gestirà lei, con l’aiuto di altri amici e con un progetto diverso.
Noi si riparte, non certo a cuor leggero, ma con l’idea di aver fatto il possibile e forse qualche passo in più per darle una mano…

Rientro a Bukunda, cena, notte e colazione, e poi saluti e impegni per finire ciò di cui ancora c’è bisogno. Si parte per Rushere: la festa dell’Assunta, la scuola per le ragazze in montagna e l’ultima tappa della settimana, a Kabosa, altro villaggio sperduto nelle alte e verdi colline a nord di Masaka, praticamente sull’Equatore.

Della Festa dell’Assunta c’è solo da ricordare che qui non c’entra nulla “ferragosto”, nel senso delle “ferie di Augusto”, ma è “solo” la grande Festa della Madonna. La Messa, con annessi e connessi, dura oltre tre ore… perché per la gente è una grande occasione di incontro e festeggiamenti e canti.

Di Rushere e della scuola delle ragazze, situata in montagna, per salvaguardarle dai tentativi di molti genitori di farle sposare anzitempo per ragioni economiche, ne ho parlato diverse volte. Questa volta abbiamo allargato l’orizzonte della visita ad una piccola scuola primaria, affiancata alla secondaria, ed in cui ci hanno chiesto almeno i libri: mancano anche i banchi e le sedie... Costo totale intorno ai 4/500 euro…
C’è qualcuno che ce li offrirebbe? Grazie!

Ultimo incontro della settimana a Kabosa, a circa trenta chilometri da Masaka, anche qui quasi in montagna, in una zona verdissima quanto quasi disabitata.
Sharon, la ex “head teacher” di Bukunda, con la donazione che il padre vuole fare alla comunità di un vasto terreno, ha pensato di fare una scuola per l’intera area che ne è completamente scoperta!
L’incontro con gli “anziani” del villaggio ci fa capire in pochi minuti il “gap” culturale che ci divide da queste persone: qui le cose si mettono a posto in una camera 3x4, ospiti e maschi seduti nelle sedie e poltrone, le donne sedute o ginocchioni sugli stuoini, il “capo” del villaggio ed io, ospite e anziano, siamo sulla poltrona singola…
Dopo pochi minuti di resoconto di altri incontri passati, capiamo che si può fare un passo avanti solo andando a vedere il terreno. Andiamo. Le idee non sono molto chiare almeno al momento, ma bisogna mettere nero su bianco alcune cose… confini, uso e proprietà, per esempio…
Tutto rimandato ad un prossimo incontro, quando sapremo anche chi sarà il proprietario del tutto, in modo da non interferire con le leggi nazionali che hanno superato molti anni di differenza dai paesi occidentali.

La sera si arriva a Kampala stanchi distrutti, ma contenti di una settimana passata a pensare a quegli “altri” che, detto bonariamente, non conosciamo e, almeno nel nostro amato Paese, cerchiamo anche di respingere perché troppo diversi da noi!

R I C O R D A T E !!!

Il 20 settembre, uscirà nelle librerie “La Grotta della Pace”, un romanzo per ragazzi (9-16 anni) a firma di Roberto Morgese e mia, ambientato durante la guerra civile in Sud Sudan, conclusasi almeno nominalmente, un paio di mesi fa. Editore “Ediz. Messaggero Padova”.

IL RICAVATO SARA’ COMPLETAMENTE DEVOLUTO ALLA
“FONDAZIONE BRIDGET EVALYN”

Attraverso i soliti canali IBAN:         
Paolo MERLO                     IT47N 06175 14110 000009 206470
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lunedì 2 settembre 2019

2 – Un mese di viaggi per riprendere le fila


Arrivare ad Entebbe quasi a metà luglio e sentire il bisogno di un maglioncino per il fresco e l’umidità non è normale, siamo quasi all’Equatore… Ma tant’è, i cambiamenti climatici, nonostante l’abitudine di molti italiani di rivolgersi al meteo anziché al Padreterno, ma impegnati a non fare nulla per avere un governo sensibile all’ambiente, sono attivissimi anche qui, come in ogni parte del mondo… I signori che si definiscono “sovranisti”, non vedendo al di là del proprio naso, non si rendono conto che se si rade al suolo la foresta amazzonica il clima cambia ovunque, come se si bruciassero le foreste del Trentino o dell’Appennino Centrale, o si allagasse il deserto del Sahara...

Pochi giorni a Kasaala, ospite del buon padre Giorgio, poi comincio a girare per i miei progetti, vecchi e nuovi.
Passato il “Visitation Day”, di cui ho parlato nella scorsa “nota”, vado a Kampala per due giorni, abbastanza per perdere per la seconda volta in due anni il telefono… in effetti lo volevo cambiare, se n’è accorto ed è scappato prima che potessi regalarlo a qualcuno,che magari poteva amarlo più di me!
A parte la spesa, che con 80 euro riesci a comprare uno smartphone cinese sufficiente all’uso che ne posso fare io, per riavere la SIM si devono assolvere alcune pratiche burocratiche che fanno trascorrere una domenica diversa dal quotidiano…

La prima tappa, già raccontata nella nota precedente, è naturalmente Ruti, dove con Jackie incontriamo Aggrey, il direttore di una delle scuole in cui mandiamo i bimbi, Sandra ed i bimbi.
Tornerò presto con la spedizione delle ragazze di ISF (Informatici Senza Frontiere).

Al ritorno mi fermo a Masaka per parlare con la ex “headteacher” di Bukunda per un progetto di una scuola nel suo villaggio di origine, a circa 25 km di strada in costruzione da Masaka. Posto bellissimo che visiteremo anch’esso con le ragazze italiane e con Jackie.
Due giorni di riposo a Kasaala e venerdì riparto per Moyo con il bus notturno.
Prenotato il posto, pagato il biglietto e lasciato un bagaglio alla biglietteria al mattino, mi resta qualche commissione da fare. Verso sera vado alla stazione dei bus, una breve cenetta in una delle tante cucine con un tavolo e quattro sedie, una birra per dormire meglio, almeno fino al Nilo, e poi vado al bus. Trovo il posto e rimango in piedi fuori dal bus davanti alla porta, visto che ho messo dentro il bagaglio…
Si parte… pronti, via! Sedendomi mi accorgo che al posto del mio zainetto ce n’è uno diverso, ma c’è la valigetta da cabina. Mi guardo in giro, chiamo il conduttore, cerchiamo dappertutto, ma sicuramente qualcuno se lo è messo in uno zaino più grande.
Durante la notte proviamo a fare ancora un paio di giri, ma senza risultato. Ok! Domenica il telefono, stasera, venerdì, lo zainetto…
Praticamente mi hanno portato via la storia di una vita: computer, disco fisso con tutti i dati appena aggiornati, audioregistratore, cappellino, occhiali da sole, spazzolino da denti con dentifricio, un po’ di altre cose che manco mi ricordo, documenti cartacei… Faccio buon viso a cattivo gioco, pensando anche che così doveva essere e per fare il bene qualche sacrificio si deve pur fare… Pazienza!  Almeno la macchina fotografica si è salvata…
Arrivato a Moyo la mattina mi rendo conto che nello zainetto c’era anche il passaporto! E qui anche io cedo un po’ al pessimismo, almeno per qualche minuto…
Passo tre giorni a Moyo pensando al passaporto ed a quanto dovrò fare appena rientrato a Kampala… ma intanto vado a visitare i fratelli comboniani di Palorynia, dove si trovano i due maggiori “Refugees Camps” per la gente che è fuggita dalla guerra civile del Sud Sudan: seicentomila rifugiati… come gli abitanti di Bologna… La guerra è finita in realtà da qualche giorno, anche se i contendenti si erano impegnati con Papa Francesco, dopo due giorni di ritiro spirituale, nella Settimana Santa, a s. Marta, la casa del Papa, terminato con il “bacio dei piedi” da parte del Papa implorante per il popolo Sudsudanese.
Organizzo anche altri due incontri per progetti scolastici nei villaggi di Lefori e Moipi, vicini a Moyo, per la visita con le ospiti di ISF. Sarà proprio un viaggio interessante per le ragazze!

Il ritorno a Kampala è in funzione del rifacimento del passaporto. Dopo aver chiesto alla compagnia dei bus se fosse stato ritrovato, vado alla centrale della polizia con le fotocopie del passaporto perso, e in meno di venti minuti mi fanno il documento di smarrimento da portare all’Ambasciata. Mi viene un coccolone pensandoci…
La prima e ultima volta che ci sono stato, lo scorso anno, sono stato trattato abbastanza bruscamente, poi mi hanno inserito nella mailing list e mi hanno invitato allo Sheraton o in luoghi simili, per presentazioni ad alto livello di spesa, con zero di contenuto, per cui ho scritto che non avendo cravatta, camicia bianca e tanto meno una giacca da pinguino, potevano risparmiarsi di invitarmi a qualsiasi manifestazione nazionalpopolare in cui si ossequia un Ambasciatore e la sua madama. I guardiani del cancello dello Sheraton non mi avrebbero fatto nemmeno dire dove avrei dovuto andare!
Miracolo italiano a Kampala: questa volta mi fanno entrare, mi accompagnano alla porta di un ufficio in cui un gentilissimo impiegato mi spiega in dieci minuti che deve fare la denuncia ad Arezzo e che quando gli daranno l’ok dalla mia Questura di competenza mi chiamerà: questione di pochi giorni, più due foto e 131 US$ e venti minuti per avere il passaporto nuovo! Sono contento, si fa per dire: 500.000 scellini ugandesi sono qui uno stipendio di un dirigente scolastico!
E’ martedì e spero che in settimana si risolva il tutto…
Puntuale. Venerdì mattina mi arriva la telefonata del funzionario… “Buongiorno! Sono il funzionario dell’Ambasciata, per il passaporto… E’ stato ritrovato ed è dalle suore comboniane di Mbuya! Provvedo ad annullare l’indagine alla questura di Arezzo!”
Mi riprendo dallo choc e gli dico “Grazie! Continui la sua indagine… si sa mai!”…
La mattina alle nove ero uscito dalla guesthouse delle suore… Ma la cosa è ancora più strana: il contenitore del “malloppo” è stato ritrovato a quattrocento chilometri da Kampala, da una diversa compagnia di autobus!
Tutto è bene quel che finisce bene, per quanto “bene” possa essere stato!


R I C O R D A T E !!!

Il 20 settembre, uscirà nelle librerie “La Grotta della Pace”, un romanzo per ragazzi (9-16 anni) a firma di Roberto Morgese e mia, ambientato durante la guerra civile in Sud Sudan, conclusasi almeno nominalmente, un paio di mesi fa. Editore “Ediz. Messaggero Padova”.

IL RICAVATO SARA’ COMPLETAMENTE DEVOLUTO ALLA
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sabato 31 agosto 2019

1 – Scuola, scuole, bambini piccoli e non…







Questo ritorno in Uganda è dedicato fondamentalmente alle scuole che crescono, alle scuole in cui ho preparato le classi di informatica, alla scuola dove studia la ragazza-mamma, “adottata per lo studio” da una ragazza supertecnologica italiana e da qualcun altro che la segue più da vicino.



Insomma, dopo tutte le esperienze di studio prima, di insegnamento e di formazione ai docenti poi, la “Scuola” è entrata definitivamente nella mia ennesima vita.



L’arrivo l’ho anticipato di un paio di settimane sul tempo previsto, per poter partecipare al “Visitation Day” (nel gergo familiare “VD”), il giorno che nei college di ogni ordine e grado viene dedicato al ricevimento dei genitori, alla loro visita ai ragazzi ed al colloquio libero con gli insegnanti. Giorno particolare, quindi, per tutti.



Si inizia alle 9 (“African time”, orario libero) e si finisce alle 17 (tassativo). I genitori vengono anche da lontano, ma il “St. Daniele Comboni College” di Kasaala è ad otto chilometri dalla strada nazionale, per cui si arriva tutti con la mototaxi, il “boda-boda”, pieni di viveri per il pranzo, e per i ragazzi che qui, non per colpa della scuola, ma perché non ci si può permettere di più oltre le tasse scolastiche, finisce che mangiano poco e sempre la solita zuppa. Si arriva quindi portando bibite, biscotti, zucchero e quant’altro per i giorni successivi alla festa, che così non si spegne in un rituale di qualche ora, ma prosegue, tenendo i ragazzi in forze e ricordando ai genitori che stanno facendo qualche piccolo sacrificio per il futuro di ragazzi e famiglie.


Quando si può ci si sistema per il pic-nic sul grande prato della scuola, su cui circolano anche, più o meno indisturbate, qualche mucca e qualche capretta. Si mangia e si beve in compagnia dei figlioli, magari anche di quelli i cui genitori o custodi non sono venuti, pur per validi motivi, lasciando un velo di tristezza nei loro figli, ma anche la dimostrazione che i compagni vogliono loro bene e, come nella tradizione culturale africana, i figli sono figli e basta, e che figli si è, con o senza genitori fisicamente presenti.


La mattinata questa volta è stata coperta da uno spettacolo-concorso tra quattro gruppi di studenti, a seconda dell’edificio in cui vivono e studiano. Nel programma dello spettacolo, i ragazzi si sono affrontati in canto, danza, recitazione, musica popolare e mimo, con regole ben precise di tempo e di presentazione. Spettacolo molto interessante, soprattutto per un “mzungu” che assiste per le prime volte a queste forme di espressione collettiva. Unica pecca, a mio avviso, la presenza di un giudice unico, insegnante, anche se con un collaboratore tecnico… ma bisogna evitare di essere di parte e si applaudonno tutti, anche se poi la coppa è di un gruppo, ma la festa rimane la festa della scuola e di tutti coloro che le danno vita e forma!



Capisco, rileggendo, di essere un po’ tanto tifoso… ma questo corpo insegnante è stato uno dei migliori gruppi di allievi che abbia avuto, ed ora mi trovo qui, ma dall’altra parte della cattedra!



Passata la festa degli studenti devo pensare rapidamente a combinare il programma di lavoro e di spostamenti fra i vari progetti. Mi fermo, e prendo come base, questa volta, la comunità comboniana di Kasaala, con padre Giorgio Previdi che mi alloggia e nutre perché possa continuare a portare qualche computer alle sue scuole, dare qualche consiglio agli insegnanti di informatica e magari anche a fare quattro chiacchiere con lui quando ha un momento di tempo fra le tante richieste di assistenza dei suoi parrocchiani.


Ormai sono sette anni che ci conosciamo e siamo diventati veramente molto amici, ed è molto importante per me di averne come lui!


Comincio a “girare”, rivedere, incontrare studenti, genitori, insegnanti che hanno bisogno, in un sistema che è tutto fuorché di “welfare”… Non solo i lavoratori, se non sono militari ed assimilati, vengono pagati poco, ma non viene data a nessuno la benché minima assistenza sanitaria, scolastica, legale o di trasporti… In pratica quello che dovrebbe essere il primo impegno di uno Stato, viene ribaltato in militarizzazione e riscossione di tasse. Scuole, dispensari, ospedali, trasporti sono per la maggioranza privati al 100% e vessati da un sistema di tassazione incredibilmente pesante.
Dall’altra parte ora lo stato ha cominciato a tassare l’uso del telefonino per Facebook e Whatsapp (1,50 euro al mese)…


Le scuole private sono tali e pagano tasse di registrazione e tasse annuali senza ricevere alcun servizio ma anzi la concorrenza di scuole statali piccole, malgestite e con insegnanti del livello più basso (coincidente, come ovvio, con la preparazione ed il valore che hanno).



La Fondazione “Bridget Evalyn”, che ha accolto il “Progetto Casa Famiglia di Ruti”, sta muovendo i primi passi, cominciando da una revisione severa del primo lavoro fatto e da una riorganizzazione dei bambini guidati da Sandra.


Dopo una prima visita alle famiglie (ricordo ancora che qui il concetto di famiglia è molto largo!) ne abbiamo accolti sette in una “scuola primaria – college”, in cui la Fondazione paga le rette ed i parenti procurano le necessità di vestiario, libri e nutrizione. Gli altri dodici sono in fase di studio, ma abbiamo deciso di tenerli fino al raggiungimento di un accordo valido e serio, sia con le famiglie, sia con altre scuole, sia con Sandra, che è poi colei che fa la “mamma”.


Purtroppo, qui una nota piuttosto negativa, non abbiamo un riscontro valido, dopo questi primi sette mesi dell’anno, da parte degli amici che, con le loro donazioni ci hanno consentito di arrivare a questo punto.



Abbiamo un certo numero di “abbonati”, a cui daremo molto presto la soddisfazione di avere le schede dei bambini che ci stiamo prendendo in carico, ma molte poche sono state le donazioni “una tantum” anche serie, che avevamo avuto lo scorso anno e per la scuola di Bukunda, che cresce veramente molto bene con il management che ha iniziato ad operare dallo scorso anno.



Oggi mi sento di dover chiedere a tutti coloro che leggono queste note di darci un “segno” della loro partecipazione attiva… Un paio di settimane fa ho proposto una “donazione-premio” fatta dai nostri ragazzi promossi per mantenere allo studio ancora per il prossimo trimestre almeno uno dei nostri bimbi (20 euro)… Qualche risposta positiva ed immediata c’è stata, ma poche in realtà per poter andare avanti con il piano educativo che ci siamo proposti.


La Fondazione qui in Uganda ha come pilastri di lavoro: educazione, attenzione alla sanità e nutrizione dei bambini in disagio da povertà. Dobbiamo cominciare dal primo punto per aiutare non solo i bimbi ma anche le famiglie.


In Italia abbiamo finalmente concluso l’accordo con “Bozen Solidale”, associazione in via di trasformazione in ETS, che ci ha accolti come “migranti attivi”, cioè operanti al fronte (o in trincea)!

Ecco… presto manderò la prossima “nota di viaggio” per raccontare ciò che ho visto andando al confine con il Sud Sudan, in un campo profughi di 200.000 persone… povera ItaGlia, che non sa accoglierne nemmeno 2.000 all’anno… e vuole condannare chi aiuta i miserabili!
 


Due notizie brevi per finire in positivo!


Fra pochissimi giorni mi raggiungeranno Nicole, di ISF, ed una sua amica giovanissima, per fare un giro di tutte le “operazioni” fatte con ISF o personali in Uganda. Comincio a passare le consegne…



Il 20 settembre, uscirà nelle librerie “La Grotta della Pace”, un romanzo per ragazzi (9-14 anni) a firma di Roberto Morgese e mia, ambientato durante la guerra civile in Sud Sudan, conclusasi almeno nominalmente, un paio di mesi fa. Editore “Ediz. Messaggero Padova”. Roberto Morgese ha già pubblicato diversi romanzi per ragazzi; ha vinto un Premio “Battello a Vapore”; è candidato al Premio “Strega ragazzi”; è maestro di scuola elementare e formatore universitario dei nuovi insegnanti elementari.




IL RICAVATO SARA’ COMPLETAMENTE DEVOLUTO ALLA



“FONDAZIONE BRIDGET EVALYN”



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sabato 6 aprile 2019

2 - Buongiorno, Mondo!


Notizie dalla “GREAT FAVOUR CHILDREN’S HOME” di Ruti (Uganda)

e dai progetti che verranno...



Numero 2 – 06/04/2019




Buongiorno, Mondo!” è il nome che ho voluto dare a queste notizie che non saranno periodiche, quindi senza obblighi di frequenza, ma che saranno inviate a tutti coloro che stanno partecipando attivamente al Progetto “Great Favour”, sia con le loro attivi­tà promozionali, sia economicamente, sia con la collaborazione diretta, alle varie fasi dello stesso. Chi le volesse ricevere via e-mail, può inviarci una richiesta corredata dai suoi dati anagrafici ed accompagnata dalla richiesta di riceverla regolarmente.



Ad un mese quasi esatto ritorniamo con questo “notiziario” del Progetto “Great Favour”.

Torniamo ora, prima di Pasqua e del mio temporaneo rientro in Italia, per cer­care di portare a conoscenza di tutti coloro che ci aiutano, in qualsiasi modo e con qualsiasi mezzo, cosa stiamo facendo; di approfondire l’illustrazione del Progetto, la quantificazione delle risorse e quant’altro possa risultare utile alla “trasparenza” del progetto ed all’aggiornamento di chi contribuisce alla sua realizzazione.

Chi volesse organizzare qualche “raccolta-fondi” personalizzata, tipo presenta­zione con cena o altro, può contattarmi via email.




Il Progetto Casa-Famiglia




Un mese fa, nel primo numero di questo “Notiziario”, abbiamo lanciato la sotto­scrizione per poter iniziare a comprare la “casa per l’emergenza”...



Siamo costretti a chiedere, data l’emergenza, di aiutarci quanto prima, come potete… I primi bonifici sono arrivati da alcuni gruppi di persone che si sono impegnate duran­te il periodo natalizio e che ringrazio ancora: da Genova a Foligno, da Bolzano ad Arezzo, sono arrivati 2.500 euro che hanno coperto le tasse scolastiche dei 20 bambi­ni di Sandra e l’acquisto dei vestiti per il periodo scolastico, il loro vitto e alloggio per questi primi mesi e le spese ordinarie della gestione del progetto.”


Alcuni giorni dopo abbiamo lanciato, non senza problemi vari, la stessa raccolta fondi anche attraverso FaceBook…

Purtroppo dobbiamo riscontrare una “tiepidezza” verso il problema, nonostante le promesse di tanti singoli o “gruppi”, che ci ha lasciati perplessi. Avevamo an­ticipato le foto della “casa per l’emergenza” e i costi, nella consapevolezza che non è un “progetto facile”, ma anche che è un “PROGETTO IMPORTANTE”: la vita di questi bimbi deve essere protetta e salvaguardata!



In pratica, dovremmo comprare questa casa, giusto sufficiente a dare un tetto decente e comune a Sandra con i suoi 20 bimbi, e coprire l’emergenza igienico-sanitaria in cui questi bimbi vivono ora. Trattando con il proprietario e con il supporto dei manager di una banca amica, siamo riusciti ad arrivare, tra acqui­sto della casa e lavori di finitura che ci sono da fare, ad un costo finale di 25.000 euro circa.

La piccola banca di credito cooperativo che ci sta assistendo tecnicamente e che potrebbe aiutarci finanziariamente, ci verrebbe incontro con un finanzia­mento immediato e rientro in 3 anni (36 mesi) con un costo di circa 800 euro mensili.

Questa somma dovrebbe essere pagata con il contributo di tutti gli amici che se la sentono di aiutare i 20 bambini, ma anche quelli che ora vanno a scuola in una baracca di legno e che potrebbero avere, dalla seconda fase del proget­to, una scuola nuova e funzionale, con un parco per i loro giochi ed i momenti di vita comunitaria. Certo che, prima arrivano i fondi, prima si chiude il finan­ziamento e prima si finisce di pagare la banca!



Nella seconda fase, vorremmo comprare un terreno piuttosto grande, insieme alla scuola materna/primaria, per costruire un “plesso” che comprenda la Casa-Famiglia e le due scuole, in una zona che è, oltretutto, in rapida espansione: si trova ai margini dell’area di Ruti, in cui stanno convergendo la circonvallazione vecchia e nuova. Da un punto di vista economico, anche secondo gli esperti della banca, è il momento buono per acquistare il terreno anche se non si do­vesse costruire immediatamente: il suo valore potrebbe anche raddoppiare nell’arco di pochi anni…



















La pianta della “casa d’emergenza”
(cucina, toilettes e docce sono esterne)


Al termine della riunione di ieri con il “consiglio direttivo” della banca, viene ri­chiesto che l’acquisto sia fatto da me, piuttosto che da enti diversi. Il mio pen­siero resta quello che ho sempre avuto: alla fine lasciare il tutto, come proprie­tà ed impegno a rispettare le “finalità del progetto”, ad un ente che potrebbe essere scelto tra alcuni presenti in loco: Ordine Frati Minori, Ordine Francesca­no Secolare, Fondazione per i bambini in difficoltà.



Il Progetto “Study Adoption”



Non voglio prolungare troppo questo numero di “Buongiorno, Mondo!” con altre cifre, che darò nel prossimo numero, ma voglio ringraziare i tanti amici che hanno cominciato (e quelli che continuano!) a versare mensilmente una quota per il mantenimento dei bambini al di là delle emergenze.

La scuola di Bukunda, costruita da tutti noi lo scorso anno, ha chiesto di entra­re nel gruppo degli “sponsor” dei bimbi che non potrebbero frequentare per motivi economici. Vedremo quanti riusciamo a sostenerne: i costi sono già mol­to bassi, ma la zona è molto povera ed i bambini sono gestiti molto bene.




Progetto Associazione



Stiamo definendo gli accordi per entrare nell’Associazione “BOZEN SOLIDA­LE”, per poter usufruire di una struttura piccola ma esistente, dei benefici of­ferti dalla Provincia di Bolzano, per aiutare gli amici di questa associazione a crescere, per aiutare chi è arrivato in Italia e rischia di venire cacciato solo per­ché di etnia diversa.

Invito tutti gli Amici che ci seguono da tempo a comunicarmi la loro intenzione di partecipare a questa Associazione che diventerà il nostro “ombrello” e la no­stra “casa comune”.








Per AIUTARE i BAMBINI


orfani e/o abbandonati di Ruti (Mbarara, Uganda)



vi invitiamo ad usare questo IBAN:



BANCA CARIGE : MERLO Paolo – Progetto “Casa Famiglia RUTI”

Codice IBAN : IT47N 06175 14110 000009 206470



Come potete, quanto potete


anche solo sensibilizzando i vostri amici!



Per qualsiasi informazione: casafamiglia.ruti@gmail.com

                                            paolomerlo@aol.com





Per coloro che non sanno a chi donare il 5x1000, indico:



Black&White dei Missionari Comboniani di Castelvolturno (CE)



Codice fiscale: 93043550610