Progetto INFORMAFRICA


Ridurre il "digital divide" portando la nostra CONOSCENZA
in modo ETICO e RESPONSABILE, ma non i nostri "modelli di vita"

mercoledì 24 gennaio 2018

“Scuola di BUKUNDA” NEWS – 6 (23/01/18)



Carissimi Amici,

dopo un lungo periodo di viaggi e di “raccolta”, finite le feste, sono ripartito, come quasi tutti voi sapete, per tornare a Bukunda a verificare lo stato dei la­vori ed a fare un po’ di conti…

Devo dire subito che abbiamo investito su persone molto serie ed interessate non all’aiuto del “dare”, ma ad una cooperazione per migliorare lo stato di vita del villaggio e soprattutto dei bambini e della loro preparazione culturale.

Sono stato anche chiamato dal parroco e dal responsabile delle scuole, per gli ovvi ringraziamenti, ma anche per fare il punto della situazione. Cosa che con­divido con tutti voi.

I lavori sono andati avanti nonostante qualche momento di stasi a causa anco­ra di piogge residue. Ora il tempo è stabile e si lavora alacremente per termi­nare la costruzione.
Ad oggi, 23 gennaio, sono arrivate al tetto le prime cinque classi, ma per fine settimana saremo a posto anche con le ultime due (quelle che si sarebbero do­vute rinviare!). Nella prossima settimana si metterà il tetto e si farà la gettata di cemento per ottenere i pavimenti, e si intonacherà dove necessario.
A questo punto, pur mancando porte e finestre, la scuola sarà agibile fin dal primo giorno del nuovo anno scolastico!
Le porte e finestre verranno installate nel mese di febbraio, e la struttura sarà così terminata definitivamente ed il giorno 25 ci dovrebbe essere la festa dell’inaugurazione ufficiale.

Da un punto di vista di bilancio, abbiamo verificato la congruità del bilancio di previsione con le spese sostenute. Non solo ma, come notavo sopra, la costru­zione, alla fine, è di SETTE nuove aule invece delle CINQUE del progetto pre­ventivo!
Il costo finale non sarà di 9.400 euro, ma di circa 10.000. Mi sembra veramen­te soddisfacente!

Quanto alla raccolta fondi, abbiamo finalmente raggiunto gli 8.000 euro, com­presa anche una parte che sarà destinata all’acquisto dei libri per gli ultimi anni della primaria.
Il concetto seguito per questa parte è quello di dare una copia dei testi ad ogni studente degli ultimi tre anni, mentre per gli anni precedenti ne avranno una copia ogni tre allievi, anziché ogni cinque come successo fino a quest’anno.

Chiedo quindi a tutti voi di partecipare con un ulteriore piccolo sforzo a questa raccolta! Basterebbero meno di 20 euro da ognuno di voi (coloro che ricevono il blog via email sono oltre 300!) per arrivare in un giorno al traguardo della scuo­la finita e di qualche libro in più!
 
Per ora vi giunga un grande GRAZIE per quanto fatto e quanto ancora farete!


 
Per AIUTARE BUKUNDA:

Bonifico bancario sul seguente IBAN:

BANCA CARIGE : Progetto Bukunda
Codice IBAN: IT72Q 06175 14110 000009 208370

NON IMPORTA QUANTO e COME… MA… AIUTATECI!!


giovedì 18 gennaio 2018

1 – La “perla d’Africa”



Carissimi Amici,

torno a tutti voi, vecchi e nuovi, e comunque sempre di più, con le mie nuove “cronache africane”: le “note di viaggio” con cui mi e vi tengo, forse, compa­gnia, raccontando le mie brevi e lunghe esperienze di viaggio in questo che qualcuno chiama, molto a ragion veduta, il “continente VERO”.

Effettivamente ho pensato più volte a questa definizione data dai “Padri Bian­chi”, nella loro rivista “Africa” (molto bella, come “Nigrizia” dei Padri Combonia­ni, e “Missione Oggi” dei Padri Saveriani).
Soprattutto guardando l’Africa al sud della fascia sahariana, fino al tropico del Sud, questo è proprio un “continente” speciale: le sue caratteristiche, naturali, geografiche, umane sono molto simili ovunque ed un paesaggio è quasi sempre confondibile con gli altri simili di posti anche molto diversi. Ciò che accomuna sempre i popoli africani, pur nelle loro specificità, nelle loro fisionomie anche molto diverse tra loro, nelle loro lingue che però si assomigliano dovunque, è quella che si potrebbe, per semplicità, chiamare l’”africanità”.
Non si può spiegare. Bisogna esserci, viverci, stare nei villaggi, partecipare alla vita ed alla morte, andare al mercato e intorno alle scuole, oppure avere a che fare con gli uffici statali… In ognuno di questi posti in cui si sviluppa la vita quo­tidiana, si trova sempre e comunque l’”africanità”.

I primi giorni di questo nuovo periodo africano sono stati quasi improvvisati… All’arrivo a Kampala ho avuto giusto il tempo di riposare un giorno ed una notte dopo il lungo viaggio da Roma, via Cairo.
Sabato ho deciso di approfittare di qualche giorno di preparazione per fare una “gita” al nord, al confine con il Sud Sudan, dove avrei potuto incontrare un paio di fratelli comboniani con cui avevo lavorato anni fa, proprio in Sud Sudan, al di là del confine.

Moyo è la capitale del distretto del nord Uganda, in cui vivono gli ugandesi di etnia Madi e rimane ad ovest del Nilo. Il suo confine a nord è con il Sud Sudan (Kajo Keji) e ad ovest con il distretto di Arua. Ad est del Nilo si trova la zona di Gulu, abitata dagli Acholi che arriva a nord fino al Sud Sudan.

Come scriverò in un articolo fra qualche giorno, tutta questa terra, che già ri­sente di una vegetazione subsahariana, è terra di “salvezza” per i civili del Sud Sudan in fuga dalla guerra civile che dura ormai da quasi cinque anni.
Nella provincia di Moyo si trovano “campi” per oltre duecentomila sfollati, at­trezzati dall’ONU (con l’UNHCR e l’Unicef). In tutta l’area a nord di Gulu e fino ai confini del Sud Sudan questi sfollati salgono ad oltre 1.200.000…
Tanto per dare un’idea numerica, gli abitanti di questa zona sono meno di 10 milioni: come se ci fossero 1.200.000 profughi nelle provincie della Lombardia del nord… Non riesco ad immaginare le idiozie che riuscirebbero ad uscire dalla bocca del neocandidato alla presidenza della lombardia… (quella minuscola, le­ghista, ignorante e razzista)…
Bene, per fortuna di tutti, qui le teste, nonostante il caldo, funzionano molto meglio e l’accoglienza è salvaguardata ma anche accettata come rispetto per i fratelli che soffrono la guerra. Come successe negli anni ‘80 e ‘90 qui…

Africanità è anche questo saper essere “vicini” di tutti. Ma è anche ritrovarsi ad un funerale di una persona cara ad un amico, in un villaggio sperso nella cam­pagna, con quasi cinquecento persone che partecipano, e sentirsi chiamare per nome… “Paul! Non ti ricordi di me? Ero uno dei professori della scuola di Kajo Keji, quando ci hai tenuto il corso di informatica!”…
Troppo difficile commentare senza retorica, cinque anni dopo…

Africanità è anche un altro episodio, decisamente “strano”, se non si sono letti i libri di Tiziano Terzani e Riszard Kapuscinsky.
Notte, nemmeno tardi, ma già addormentato sul bus notturno che parte alle 22 da Kampala e arriva a Moyo alle 8 del mattino dopo. Ad un certo momento mi sveglio con un occhio e vedo alcune luci… Siamo a Luweero-Kasaala, dove sono stato per diversi mesi ed ho preparato due scuole… “Sento” aria di casa… Nor­male…
Dopo forse un paio di ore, una nuova sveglia interiore, forte, incredibile: apro un occhio… sto per passare il Nilo, sul ponte di Karuma, dove ci sono le rapide… dove ci sono le famiglie di scimpanzé lungo la strada… dove il Nilo, culla del no­stro esistere di Uomini, razza umana, “human beeing”, ti ricorda, anche sve­gliandoti all’improvviso, che qui è la nostra, la mia, la vostra culla, l’origine del­la vita di “homo erectus”… Forse le stesse sensazioni, ma in forma assai diver­sa, si provano alle sorgenti del Nilo, a Jinjia, sul lago Vittoria…

Questo risveglio mi ha fatto pensare a lungo, nel dormiveglia, al lungo percorso di questo fiume, alle sorgenti, appunto, al museo Egizio, alla maschera di Ram­sete, al ponte di Karuma ed al “ferry-boat” che avrei preso poco più tardi, a La­ropi, per tornare ad ovest del suo corso…
Brividi veri, come quelli che mi sono venuti quando, prima ancora dell’aurora, fermi ad attendere il battello per l’attraversamento del Nilo, ho visto in un cielo a 360° miliardi di stelle luminosissime, dall’Orsa Maggiore, quasi all’orizzonte a nord, ad Orione, nel bel mezzo della Via Lattea, alle stelle del Sud, quelle che noi non vediamo quasi mai… e circa un’ora dopo sorgere, prima del sole, un filo di luna…

Buona giornata! Arriva il primo battello (che è poi l’unico che fa avanti e indie­tro come “Caron dimonio dagli occhi di bragia”…) ma qui il Nilo è stanco e quasi fermo ed al di là non c’è l’Inferno, ma una terra pacifica, brulla, arida, ma tanto tanto cordiale ed umana…