Progetto INFORMAFRICA


Ridurre il "digital divide" portando la nostra CONOSCENZA
in modo ETICO e RESPONSABILE, ma non i nostri "modelli di vita"

martedì 7 aprile 2020

20.02 – Anno nuovo, vita nuova...


Così ho iniziato gli auguri per il nuovo anno e il nuovo decennio. E io, per non lasciarmi mancare nulla, come mi dice qualcuno magari con un pochino di invi­dia, ma poca eh!, il 4 gennaio ero di nuovo in Uganda.

Questa volta, non avendo più un solo progetto da seguire per una congregazio­ne o per Informatici Senza Frontiere o per altri, ho cominciato a cercare un mi­niappartamento per poter vivere senza costi aggiuntivi, ma solo con la quota pertinente dei progetti che si stanno sviluppando.
Per ora l’alloggio è un albergo di periferia, pulito, non caro, che mi dà anche la prima colazione europea, ma con il tè, pane, margarina e uovo sodo…

Il viaggio è andato benissimo, nessun controllo, ma non avevo niente di spe­ciale, e quindi tutto in regola per potermi riprendere dal viaggio tra il sabato e la domenica. Da lunedì si riprendono i contatti e le telefonate si sprecano.
Tanto per cominciare facciamo un veloce riepilogo della situazione.
A Ruti, con Sandra che non ha voluto mandare tutti i suoi bambini a scuola a tempo pieno e non ha voluto accettare l’offerta di andare per tre anni a scuola lei stessa, a spese della Fondazione, per diventare “manager scolastica”, abbia­mo rotto la collaborazione: i 7 bambini che abbiamo reintegrato nelle famiglie, sono da noi assistiti per le tasse scolastiche e l’alloggio nella scuola dal lunedì al venerdì. Gli altri li tiene lei nella sua casa, con l’aiuto di altri sponsor euro­pei: noi abbiamo deciso di non sostenerla per via delle condizioni in cui i bimbi sarebbero rimasti, in contrasto con il progetto di miglioramento di vita per quei bimbi che recuperiamo alle famiglie e che aiutiamo a stare meglio in tutti i sensi.

Il progetto della “scuola/casa-famiglia” è solo stato spostato di luogo, grazie alla richiesta delle autorità municipali di Moyo, al nord dell’Uganda, al confine con il Sud Sudan. La località si chiama “Lefori” e si trova ai margini del gran­dissimo campo per rifugiati sud sudanesi di Palorinya, di cui abbiamo parlato a settembre.
La scuola dei manghi, quella di Lefori, è cresciuta con un solo edificio e molti manghi, sotto cui si dirige la scuola, si fanno le lezioni, si prende il fresco du­rante le ricreazioni…
Ora il numero di bambini sta crescendo in modo anomalo ed occorre preparare le aule per la scuola materna e per quella elementare allargata a tutti.
La Regione Trentino-Alto Adige, grazie alla stretta collaborazione dell’associa-zione “Docenti Senza Frontiere”, sta studiando il nostro progetto per vedere se si è possibile finanziarlo.
Qui il progetto è proprio una scuola completa di vari edifici per la scuola mater­na, la scuola elementare, i locali per gli insegnanti e i servizi igienici, oltre al dormitorio per i bambini che rimarranno a scuola dal lunedì al venerdì.
Ovviamente tutte le somme già arrivate e quelle che verranno sono state redi­stribuite per i bambini alloggiati alla scuola di Ruti ed altri di altri villaggi, man­tenendo quindi fede all’impegno di toglierli dalla strada e restituirli ai parenti e tutori, ma obbligandoli a partecipare attivamente alle attività scolastiche, o per la scuola che si va a costruire a Lefori.

L’anno appena cominciato, che per le scuole qui comincia all’inizio di febbraio, ci porterà ad assistere una trentina di bambini con l’assistenza allo studio (pa­gamento delle tasse e dei servizi scolastici) nonché altre spese, libri e altro per aiutare le famiglie fino in fondo.
Sempre seguendo il principio che la Fondazione aiuta chi si aiuta e collabora, in qualsiasi modo, al mantenimento dei bambini.

La vita qui non è mai monotona… dicono che sono in arrivo le locuste, che ci saranno a rischio le vite di una decina di milioni di persone nell’Africa Orientale (Kenya, Somalia, Uganda, ecc.). Siamo quasi a fine gennaio e le locuste non sono ancora arrivate, se non in piccolo numero, nella regione orientale, monta­gnosa e semidesertica della Karamoja.
Due anni fa, ad agosto 2018, eravamo a Kalongo, ai margini della Karamoja, e le locuste erano arrivate, ma in quantità relativamente bassa e nessuno se ne era curato minimamente: sono i fenomeni naturali che si ripetono da migliaia di anni, ma allora non c’era Facebook per parlarne, nemmeno a proposito…

Invece, nonostante la presenza massiccia di asiatici, cinesi, indiani, pakistani, l’epidemia di “coronavirus” ancora non si è avvicinata…



R I C O R D A T E !!!


Il 20 settembre, è uscito “La Grotta della Pace”, un romanzo per ragazzi (9-16 anni) a firma di Roberto Morgese e mia, ambientato durante la guerra civile in Sud Sudan, conclusasi almeno nominalmente, alla scorsa Pasqua. “Ediz. Messaggero Padova”. Costo euro 16,50.

Prenotatelo da noi: ve lo spediremo senza ulteriori spese, direttamente, a maggior vantaggio della Fondazione. Ogni rimborso delle spese sarà ovviamente gradito e devoluto a copertura della spedizione.

IL RICAVATO SARA’ COMPLETAMENTE DEVOLUTO ALLA
FONDAZIONE BRIDGET EVALYNE”

Attraverso i soliti canali IBAN (causale “Grotta della Pace”)
Paolo MERLO IT47N 06175 14110 000009 206470
BOZEN SOLIDALE IT77N 08081 11610 000306 006043

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