Progetto INFORMAFRICA


Ridurre il "digital divide" portando la nostra CONOSCENZA
in modo ETICO e RESPONSABILE, ma non i nostri "modelli di vita"

martedì 3 luglio 2012

Arrivederci, addio, parole, promesse, progetti...





Sono all'epilogo di questa ennesima esperienza africana e sud-sudanese in particolare.

Ho lasciato Kajo Keji, ho imbastito programmi futuribili, ho salutato tutti come se dovessi tornare tra dieci giorni... forse l'ho fatto per non avere rimpianti, non per illudere le persone ma per illudermi, per avere l'impegno di realizzare progetti che sono ancora in corso di studio, di sviluppo e di discussione. 
Ma dopo cinque mesi ti affezioni al posto, alle persone, simpatiche o antipatiche, che ti stimano o no, che stimi o no: persone sono e alle persone ti affezioni... Ti affezioni ai luoghi, alle piante che vedi crescere e fiorire e vestirsi di foglie e dare i frutti... Ti affezioni alla bicicletta che ti ha aiutato a scappare a casa o a scuola in tempo per non bagnarti durante questa stagione piovosa, o che ti ha aiutato a smaltire le tossine degli impegni di lavoro... Ti affezioni soprattutto ai bimbi che, andando a scuola, fanno a gara a chi ti saluta o a chi ti dà la mano per primo!
Insomma... un po' di cuore a Kajo Keji ce lo lascio... speriamo che si possa sviluppare qualche altro progetto per tornarci e ritrovare soprattutto le persone che si sono lasciate!

Arrivo a Juba dopo un viaggio ottimo, grazie ai gesuiti che mi hanno dato un passaggio su un loro "Land Cruiser" che viaggiava vuoto: nonostante la strada e la mattinata fresca ho dormito per diverso tempo; il "driver" era particolarmente attento ad evitare più buche possibili ed ha fatto questo piccolo miracolo! Mi ha svegliato un paio di volte per farmi vedere le scimmiette in circolazione vicino alla strada, ma di questo gli sono stato grato!

Ero stato nella capitale un paio di mesi fa. Sta cambiando molto velocemente. Si stanno distruggendo le baracche e costruendo palazzi, si stanno asfaltando le strade e l'aeroporto è in via di sistemazione definitiva... chissà quando ci saranno anche l'acqua, l'energia elettrica, le scuole, le medicine per gli ospedali, gli ospedali funzionanti... ma non solo nella capitale... anche nelle altre città!
La guerra sembra, fortunatamente, sempre più una minaccia latente di tipo politico o scaramantico... speriamo!
Il prossimo lunedì, il 9 luglio si festeggia il primo anniversario dell'indipendenza dal Sudan. Sarà anche per questo che ci si dà da fare soprattutto sulle "apparenze"! Ma anche le strade sono benvenute!

Ho un progetto, insieme ad un gruppetto di altre persone di varie nazionalità: aprire un negozio a Juba per vendere i prodotti dell'artigianato dei villaggi. In pratica fare da "collettore" di prodotti di buona qualità da vendere per conto di tutti quei gruppi femminili e non che producono qualcosa di bello e valido per il mercato locale e per quello estero, tramite i gruppi di acquisto del commercio equo-solidale.
Pare che la cosa interessi molto le organizzazioni, religiose e non, che operano sul territorio ed hanno attivato laboratori di questo tipo: producono ma non hanno la possibilità di vendere se non mandando all'estero quel poco attraverso i missionari, e ricavando veramente cifre misere.
Con questo progetto si potrebbe incrementare il grande mercato locale e degli stranieri, soprattutto delle NGO e dell'ONU, che sono qui di stanza, e proporre poi all'estero accordi commerciali di vendita.
Le premesse e la buona volontà ci sono... ora speriamo di combinare qualcosa di buono!

Le ultime notizie sul fronte politico sembrano positive: le dimostrazioni di piazza avvenute nelle due ultime settimane a Khartoum, al di là delle feroce repressione della polizia, deve aver indotto Omar-el-Bashir a cercare di non forzare la mano sul fronte estero. Speriamo che la prossima settimana sia quella della definizione dei confini e della zona di interdizione tra i due paesi!

Ieri sera un episodio che mi ha fatto riflettere (e un po' anche inorgoglire... ma poco!). Dopo la messa ci salutiamo con quattro ragazzi di una associazione italiana ("La nostra Famiglia", del comasco) e ci presentiamo per nome. Uno di loro mi chiede anche il cognome... Paolo, Paolo Merlo... "allora sei tu che hai il blog con le note di viaggio!"... Sono rimasto a dir poco allibito... "ma tu come fai a conoscerlo?"... "qualcuno me ne ha parlato, in Italia..."... Il mondo è piccolo, ma internet e la comunicazione hanno un potere sempre maggiore!

Viene la sera, l'ultima: mi rendo conto che... ho già voglia di tornare... non mi sento "pastore", portato alla transumanza, ma "contadino"... con il desiderio di seminare e vedere i frutti, ma sappiamo che i frutti non li ha visti nemmeno Mosè, morto in vista della Terra Promessa!

Seminiamo, gente, seminiamo! Il seme è la speranza del nuovo futuro, quello migliore, quello dei sogni che si avvereranno e diventeranno frutto, anche se non potremmo gustarne il sapore!


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