Progetto INFORMAFRICA


Ridurre il "digital divide" portando la nostra CONOSCENZA
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sabato 16 febbraio 2019

02 – Si viaggia e si lavora...








Avevo promesso nella prima nota di questo anno, “che sarà fantastico per l’Italia” (cit. Conte, pres. dei Consiglio), di raccontare anche qualche aneddoto di viaggio e non…



Iniziamo con i “trasporti pubblici”… Qui, come nel resto del continente africano, con questa dizione si intendono tutti i mezzi che trasportano persone e merci facendosi pagare un qualcosa per il servizio.

La bicicletta, la motocicletta, l’auto, il pullmino, il bus… questo è il “public transport”!

La bicicletta, succedaneo della moto (boda-boda), è popolare per le merci non eccessivamente pesanti, anche se di dimensioni non propriamente adatte: qualcuna ha un cuscinetto sul portapacchi per consentire un comfort eccezionale, altre sono attrezzate con lacci di gomma per il trasporto di assi di legno, o tubi lunghi anche 4/5 metri, o per un paio di caschi di banane completi, veramente molto pesanti!

La moto, 125cc al massimo, è il trasporto pubblico delle città e dei villaggi: è veloce, maledettamente pericoloso, senza casco per il o i viaggiatori, che, se ufficialmente dovrebbero essere uno, nella realtà arrivano anche a 4 o 5, se sono i bimbi che vanno a scuola, quello che io chiamo lo “school-boda”, oltre, ovviamente, al pilota…

Poi ci sono i “pullmini”, tipo Fiat 600 pullman degli anni ’50-’60, che hanno cinque file di tre posti, con licenza di portare fino a 14 passeggeri, oltre l’autista, ma che, nelle ore di punta diventano anche sedici, e nei villaggi posso raggiungere (non troppo comodamente!) anche i 19/20, tanto si strizzano!

Ultimo sono le vetture normali, al massimo qualche monovolume, in cui i proprietari, a rischio del sequestro immediato del mezzo, caricano fino a 3 passeggeri sui sedili anteriori e almeno cinque su quelli posteriori… I bagagli nel bagagliaio o sul portapacchi alla mercé della polvere rossa che fa parte di ogni strada che si rispetti!

Infine ci sono i grandi pullman di fabbricazione cinese, per i lunghi percorsi, ormai dotati di aria condizionata, tv/video (sempre al massimo volume per drogare i viaggiatori prima degli incidenti), ma con i sedili fatti per i cinesi, quindi in formato 160x50x20, altezza, larghezza e profondità, anziché per le donne ugandesi che godono della fama della Angela Merkel, cit. Berlusconi Silvio, ma in realtà la sovrastano di gran lunga.

Se si viaggia oltre le due ore è bene prendere un posto al corridoio, in cui si possono ogni tanto, allungare le gambe...





Bene… se siamo arrivati sani e salvi, possiamo andare al “ristorante”, virgolette imposte dalla variabilità dei concetti da Paese a Paese e da ristoramte a ristorante!

I piatti tradizionali si trovano sempre, qualcosa di meno faticoso è più raro, ma si trova. Pollo e patatine fritte, fegato e patatine fritte, capra o pesce o manzo ci sono nella maggioranza dei posti, come riso, matoke o polenta di mais bianco… Oppure nulla…

A Gulu, per la seconda volta in sei mesi, mi trovo a fianco ad un ristorantino calmo, piccolo ma sembra pulito… Entro chiedendo alle due signore che ci sono cosa si può mangiare… E’ un po’ presto… “Nulla!”, la risposta quasi scostante di una… Bene, possiamo venire più tardi, cosa preparate? Oggi nulla. Oggi non facciamo da mangiare! Ah, ecco… ecco perché sono lì da stamane… ma mi domando: perché hanno aperto?

Ristorante di fronte… grande, spazioso, anche attraente nella sua semplicità: Buongiorno! Cosa avete oggi da mangiare? Pollo e patatine, ma non sono pronte… Non c’è problema… si può aspettare! Ma dobbiamo andare al mercato a comprarle… No comment…

Una volta accettato però, si mangia bene, fatto al momento, senza coltello e senza tovagliolini, e senza birra… l’alcool nella maggior parte dei ristoranti non si può bere: sono quasi tutti musulmani! I coltelli non si danno perché la gente è ancora abituata a mangiare con le mani ed a lavarsi prima e dopo aver mangiato…. Di conseguenza non servono nemmeno i tovagliolini di carta!



A Namugongo, dove si trova il Santuario dei Martiri Ugandesi, visitato da ben tre pontefici (Paolo VI, G. P. II e lo scorso anno da Papa Francesco), c’è un ristorantino, davanti al Santuario, dove ho provato a mangiare una domenica…

Il cibo buono, locale e poco più… Ho chiesto un coltello per mangiare il pollo: nell’imbarazzo della signora alla mia richiesta, le ho chiesto se ne aveva uno della cucina… risposta anch’essa negativa… ma poi l’ho vista uscire e ho cominciato a mangiare con le mani, come mia nonna diceva che faceva anche la principessa di Savoia. Al suo ritorno, costernata, l’ho rassicurata che ero riuscito anche io a farlo!



Cambio completamente argomento e chiudo con un pensiero ai bimbi di Ruti: dobbiamo dare loro una casa... ma molto presto!




Per DARE una casa ai bimbi

orfani e/o abbandonati di RUTI:

Bonifico bancario sul seguente IBAN:
BANCA CARIGE : Merlo Paolo - Progetto Casa Famiglia RUTI
Codice IBAN: IT47N 06175 14110 000009 206470

NON IMPORTA QUANTO e COME… MA… AIUTATECI!!

Per ulteriori informazioni:


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