Progetto INFORMAFRICA


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lunedì 5 marzo 2018

4 – Colori africani





Rientrato da Rushere, ho dovuto e voluto fare una breve pausa, prima di torna­re a Bukunda ed andare a rivedere alcune delle scuole in cui ho installato le “computer’s rooms”.

Quale occasione migliore per raccontare qualche “colore africano”?
Alla fine del corso a Rushere, padre Jean Bosco mi ha voluto portare a fare n giro nel Parco Nazionale di Mburro. Qui si trovano, in assoluta libertà, e senza alcun confine, zebre, gazzelle, cinghiali, vacche dalle corna lunghe e quelle dal­le corna corte, una specie di scoiattoli con la coda poco pelosa, ma velocissimi e tanti altri animali che non si trovano sicuramente in Europa, se non in stato di “detenzione”…

Fare un giro in un parco così è ancora più interessante se si ha una guida che conosce e “vede” gli animali anche quando io ci sarei andato a sbattere o non li avrei assolutamente visti: Jean Bosco ha gli occhi del cacciatore e del pastore… in mezzo alla savana, guidando fra sterpi, mezzi tronconi di alberi e così via, mi diceva: “Hai visto là quante zebre?”, ed io mi guardavo intorno e non vedevo nulla, lui rallentava e mi faceva vedere un gruppo di una decina di zebre o di gazzelle o qualsiasi altro animale, ad oltre cento metri, in mezzo alle piante… Partita persa…

Ad un certo punto si vede spuntare un lago piuttosto grande: è al confine con la Tanzania. Mi rendo conto, a questo punto, che anche il mio fenomenale senso di orientamento ha perso un colpo… in effetti, chiedendo lumi a Jean Bosco, rea­lizzo che, ad un certo punto, abbiamo preso la strada che unisce Masaka e Mbarara, le due grandi città del sud: io ero convinto si stesse andando vero Ma­saka, invece andavamo nella direzione opposta, per cui il sud era il nord e vice­versa… che stia invecchiando? Meno male che i leoni a cui mi voleva dare in pa­sto Jean Bosco non c’erano e non erano affamati… e non ditemi che “basta guardare il sole!”… giusto… ma qui siamo all’Equatore ed il sole, a quest’ora e di questa stagione, è quasi verticale sulle nostre teste!

“Colore africano” sono anche i viaggi di cui più volte ho parlato in queste mie “note”… Colore sono i vestiti delle donne e le magliette casual dei ragazzi, come le camicie degli uomini… colore sono i piccoli taxi che la gente riconosce anche se sono tutti uguali, per cui sa già se uno va da una parte o dall’altra… colore sono i “boda boda” che stanno lottando per mantenere la libertà della loro or­ganizzazione (di stampo mafioso) contro un governo che vorrebbe mettere un po’ di ordine (obbligo del casco per conducente e passeggero, non più di due persone su una moto, pettorina con numero del conducente e telefono di soc­corso e così via, come in Rwanda).

Colore è andare al “taxi park”, dove decine e decine di taxi da 15 o 40 posti sono parcheggiati, in funzione della loro dimensione e della destinazione, fino al momento in cui non si riempiono e allora, ma solo allora, partono! Tutto intorno l’andirivieni frettoloso di decine di donne e ragazzi che cercano di vendere qual­che quotidiano, le batterie per i telefonini, i fazzoletti di stoffa, le banane arro­stite o i “mandassi”, specie di piccoli bomboloni non ripieni, o ancora bibite cal­de o fredde, biscotti di varie specie, cinture o orologi che non funzionano, ma fanno effetto al polso scoperto (sono tutti imitazioni di rolex o swatch!)…

Colore è anche trovarsi al check point della polizia, in cui si controllano bus e passeggeri, soprattutto come numero. Presso questi check point si sono creati veri e propri “mercati” per frutta, verdure, generi di conforto (bibite, biscotti, banane arrostite, spiedini di carne e polvere (fegato, carne bovina o di capra o di pollo) veramente buoni, se si fa finta di dimenticarsi che sono in mezzo ad una strada asfaltata, ma pur sempre piena di polvere, magari anche da un’ora…
Ci sono anche le immancabili moto-taxi in attesa di clienti che potrebbero scen­dere dal bus con un sacco alto un metro e venti pieno di carbone o uno scatolo­ne pieno di ananas, o un “mazzo” di galline legate per le zampe e tenute nel bagagliaio per il percorso fatto…

Colore è anche l’alba sul Nilo, con il pescatore che cerca di prendere qualcosa andando avanti e indietro da una sponda all’altra su una piccolissima barchetta (piroga)…

Colore è il mercato “on the road” del sabato e domenica in pieno centro a Kam­pala, ma anche a Ouagadougou o Yaoundé o Juba… Ognuno occupa uno spazio grande come il lenzuolo che si porta e su cui mette scarpe, o vestiti nuovi o usati, borse o artigianato, magari cinese, dove trovi di tutto e di più ed in cui ognuno ti chiama per convincerti a comprare qualcosa che non potrai mai met­terti o potrebbe non funzionare dal momento in cui paghi… lo spazio per passa­re, tra un “lenzuolo” e l’altro è quasi impercettibile, forse quaranta centimetri, qualche volta potresti trovare un passaggio di un metro, ma è molto raro! Indi­scutibile diventa quindi la “precedenza”: è di chi se la prende!
Domenica mattina ho comprato una camicia con le maniche corte a 1,20€…

Colore infine, ma non è detto, perché qui i colori sono veramente infiniti, è scendere dal “matato” all’inizio del temporale quotidiano, rifugiarsi sotto una pensilina precaria e traforata, insieme ad altre trenta persone e tre motociclet­te, e dopo venti minuti capire che sei già fradicio e tanto vale fare i 500 metri che mancano a piedi ed andare direttamente sotto la doccia dopo aver sistema­to ciò che, con tanta acqua si potrebbe anche rovinare…
Già, esistono anche gli ombrelli e gli stivali… ma qui non si usano: ci si bagna e ci si asciuga, e negli infradito l’acqua scorre via…

Anche questo è colore africano… rosso mattone… come la polvere e la sabbia…

Cari Amici, molto a malincuore devo chiedere a ciascuno di voi, ancora una volta, di sostenere questo progetto, come avete già generosamen­te fatto finora, per portarlo rapidamente a termine!

GRAZIE A TUTTI!







P. Merlo - Alba sul Nilo - Laropi (Uganda) – 14/01/18









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