Progetto INFORMAFRICA


Ridurre il "digital divide" portando la nostra CONOSCENZA
in modo ETICO e RESPONSABILE, ma non i nostri "modelli di vita"

sabato 10 febbraio 2018

2 – La “perla d’Africa” (seconda parte)



Avevo intitolato la prima nota “La perla d’Africa”, senza però poi spiegare il significato dell’espressione. L’Uganda è conosciuta come “perla” per le sue bellezze naturali: i grandi parchi naturalistici, il lago Vittoria e gli altri laghi, piccoli e grandi, come il lago Alberto, le cascate “Marchinson Falls” e quelle del Nilo, l’arida terra della Karamoja e la lussureggiante terra di Arua, al confine nord ovest con il Congo. A questa definizione penso abbia poi contribuito molto il mio “amico/nemico” Hemingway, spesso da me citato per il suo romanzo “Le verdi colline d’Africa”.

Il ritorno da Gulu mi ha riportato alla realtà ed agli impegni. Ho dovuto cominciare a lavorare seriamente: due brevi viaggi a Bukunda per vedere i lavori della “nostra” scuola primaria e per fare il punto della situazione. Un rapido aggiornamento: il progetto viene realizzato per 7 aule (l’intero corso della primaria) invece che per 5 come da progetto iniziale, per ovvi motivi di stabilità della costruzione e di logistica per gli studenti. La vecchia scuola rimane, ripristinata e rinnovata, come scuola materna. In più, rispetto al progetto di partenza stiamo contribuendo all’acquisto di una certa quantità di libri, di cui i bambini erano in forte carenza.
Inutile dire che i costi sono leggermente aumentati, che il progetto è passato da poco di più di 9.000 euro a quasi 11.000, e che mancano ancora circa 2.000 euro per terminare di pagare il tutto… A tutti gli amici chiedo di rinunciare ancora a qualche pizza o a qualche altro piccolo sovrappiù della vita occidentale per aiutarci a chiudere definitivamente, in tempi brevi, questo progetto! Grazie di cuore da me, ma soprattutto dai bimbi!
Un’altra informazione importante per Bukunda. Roberto Morgese, maestro, autore di romanzi per ragazzi (Premio “Battello a Vapore”), con il suo editore Campanila di Pisa, hanno messo a disposizione della scuola alcune copie del romanzo “Il fantasma di Godì” (devo dire molto bello, e che ha come protagonista un ragazzo Sudanese) al costo di stampa. Il ricavato andrà totalmente alla scuola. Vi invito ad ordinarlo, anche per regali a ragazzi tra i 10 e i 14 anni, inviandomi un’email. Vi verrà consegnato per posta. Il prezzo di copertina è di euro 15. Pagheremo noi i 2 euro della spedizione.

Dopo la visita a Bukunda, che mi ha dato tanta gioia e di cui trasmetterò la prossima settimana le foto, sono rientrato a Kampala per preparare il corso di informatica che da lunedì sto tenendo a Rushere, centro-sud dell’Uganda, sempre “nell’emisfero meridionale”, come dicono qui per sentirsi differenti dagli ugandesi che vivono sopra l’Equatore, come i sardi che dicono “andiamo sul continente”...


L’aula non è nata propriamente sotto i migliori auspici, ma abbiamo fatto di necessità virtù e tutto è andato quasi per il meglio. Unica pecca importante è stato il venir meno del proiettore per l’uso delle “slides” (diapositive): nuovo, provato all’arrivo in Italia, qui ha fatto un po’ di capricci e dopo tre giorni ha smesso di funzionare; lo porterò a visitare a Kampala e poi vedremo. Probabilmente solo un guasto al termostato o alla lampada…

La scuola in cui i padri Comboniani hanno organizzato l’aula di informatica è proprio in capo al mondo, in alto a destra… Si percorrono circa 30/35 chilometri: dopo circa tre chilometri di vera strada, si passa alla strada non asfaltata per qualche chilometro ancora, e poi alla pista nella savana. In pratica un’ora di viaggio all’andata ed altrettanto al pomeriggio per tornare: il padre che mi fa da autista ha poi pensato che era bene riempire l’auto anche con quattro insegnanti che frequentano il corso e che vivono a soli otto chilometri dalla missione. Così il totale del viaggio sono un’ottantina di chilometri al giorno, oltre alle cinque di insegnamento ed agli intervalli per la prima merenda (che per loro è la colazione), per il pranzo e per spezzare le ultime due ore… La mia vacanza sta prendendo corpo!

Il corso lo faccio ad otto insegnanti che poi, salvo qualche rara eccezione, dovranno trasmettere il loro insegnamento alle alunne dell’ultimo anno della scuola secondaria. Per gli amanti delle statistiche e per le femministe più integraliste, al corso partecipano, senza “quote rosa”, quattro appartenenti al “gentil sesso”, ma anche gli altri quattro sono sempre gentili, anche se maschi…

La caratteristica di questa scuola è quella di essere una “scuola femminile”. Ci sono solo ragazze, tra i 13 e i 18/19 anni. Vengono da diversi posti a frequentare questa scuola per essere protette dalle problematiche che la società locale ancora presenta in fatto di emancipazione: molte di loro sono state chieste in matrimonio anche prima di venire qui, ancora bambine, ed i genitori hanno deciso di farle studiare almeno fino alla fine della scuola superiore per poterle far arrivare in età lavorativa in tutta tranquillità. In compenso alcune insegnanti, che vivono qui in college come le studentesse, hanno da accudire i loro pargoli…
In tutta la classe gli insegnanti, salvo due che hanno superato da poco i 40 anni di età, gli altri sono veramente molto giovani: tra i 22 e i 26 anni. Speriamo che si aprano bene al futuro, soprattutto a vantaggio di queste ragazze.

Avendo parlato degli intervalli gastronomici… dopo 90 minuti di lezione, viene dato agli insegnanti il “porrage” (latte con the e non so quali altri intrugli), che io non prendo, non fidandomi del latte di qui, anche se bollito normalmente per molto tempo. A me preparano il the e mi danno due stick di biscottini al glucosio.
Il pranzo è uguale per tutti (per me c’è anche la bottiglietta d’acqua perché non posso bere quella del pozzo): riso e fagioli si alterna con polenta e fagioli… in pratica, fagioli sempre e, a giorni alterni, polenta o riso… la cura dimagrante è in pieno svolgimento! Per fortuna le due suore locali (una suorina ed una suorona) che vivono a fianco della missione, alla sera ci nutrono ottimamente, anche se con poca varietà, dovuta, come sempre, alla mancanza di scelta sul mercato. Ah… come mi manca la coop!

Ieri sera mi stavo facendo la doccia quando, completamente insaponato, ho cominciato a sciacquarmi è mancata l’acqua… giusto il tempo di sciacquarmi con quella rimanente nel tubo ed è completamente finita.
Da quasi due mesi non piove, salvo una breve pioggia due settimane fa: si è vuotato il serbatoio… rimane solo la cisterna della chiesa parrocchiale. Abbiamo cominciato a lavarci come facevo a Bukavo, in Congo, quest’estate: una tanica, un catino ed un grande bicchiere di plastica per farsi la “doccia” in un altro catino per riutilizzare l’acqua senza sprecarne…
Pare sia un guasto alla pompa… bisogna arrivare a Kampala (minimo 5 ore di viaggio, su strada normale, ma con traffico africano)… Speriamo che al padre arrivino soldi e voglia di fare questo viaggio…

Africa…



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