Progetto INFORMAFRICA


Ridurre il "digital divide" portando la nostra CONOSCENZA
in modo ETICO e RESPONSABILE, ma non i nostri "modelli di vita"

domenica 9 marzo 2014

Una “vacanza” lavorativa...


Dopo la fine dei corsi a Kasaala mi ero programmato una settimana di “vacanza” in alcune zone dell'Uganda che non conosco. Avrei voluto andare in Karamoja, ma il vescovo di Kotido, Filippi, è in Germania. Così ho limitato il mio giro all'ospedale di Aber ed alla diocesi di Lira, Uganda del nord, a poco più di cento chilometri da Gulu.

Lunedì mattina, il giorno 3, padre Giorgio mi accompagna alla “bus station” di Luweero, dove i venditori di banane crude e cotte, di bibite, di ananas, di spiedini, assaltano i bus, i “matato” (i pullmini piccoli) e le auto private per vendere qualcosa ai passeggeri... C'è un signore di mezza età con un libretto e il telefonino in mano che mi chiede dove devo andare: a Lira, oppure anche a Kamdini, sulla strada di Gulu, dove si devia per Lira, ma che è a pochi chilometri da Aber. Mi dice subito che sta arrivando il primo bus per Lira, poi si ferma a chiacchierare anche un poliziotto e conferma.

Arriva il primo autobus, ma nonostante l'intercessione del signore di mezza età è pieno e non può eccedere, per legge, i 67 passeggeri. Aspetto il prossimo. Questo è quello delle “poste” (come in Svizzera!): va a Gulu, ma è pieno anche lui...
Attraverso la strada per sostare all'ombra ad aspettare: sono le 9.30 ma il sole è già caldissimo! Mentre osservo gli arrivi e le partenze dei “matato” e delle auto private ripenso all'autostop praticato per anni in gioventù... potrei provarci... magari alla mia tenera età hanno pietà! Attraverso la strada e il signore di mezza età mi chiama perché c'è un pullmino di “musungu”, ma vanno per un'altra strada. Dopo due minuti un ragazzo che vende gli ananas mi fa cenno di andare verso un'auto ferma: il signore di mezza età mi ha trovato il passaggio fino a due chilometri dall'ospedale di Aber! Mi sa che quando torno dovrò pagargli almeno il caffè!

L'ospedale di Aber è su una strada in terra battuta che va verso la savana: il villaggio però si chiama Ataparà. Ospedale bello, in via di ricostruzione, con diversi reparti: maternità, pediatria, chirurgia, medicina interna, AIDS, laboratori di analisi e altro... E' di proprietà della diocesi e gestito dalla stessa con una supervisione dell'Onlus italiana “Medici per l'Africa - CUAMM” di Padova, e con la nuova presenza di “Informatici Senza Frontiere” per la supervisione del sistema informatico in fase di installazione.

L'accoglienza di Marco e Maria Grazia, con i loro bimbi (Francesco, 4 anni, biondo e Samuel, 3 anni, ugandese, quasi adottato), è veramente degna della loro veste di “laici comboniani”. Dormo nella guest-house dell'ospedale, ma per due giorni mi tengono a mangiare con loro e con Marta, un'altra ragazza volontaria italiana appena arrivata per la prima esperienza africana. Per sdebitarmi, riesco a regalare ai bimbi un pacchetto di biscotti secchi e una bustina di “banana-chip”, bananine fritte, a cui fanno una festa eccezionale! Quanto mi ero portato per il viaggio non ripensando alle banane arrosto di Kaffu-Bridge, questa volta fornite in sacchettino di plastica!

Dopo il pomeriggio di riposo e conoscenza, alle nove si va a nanna. Domani ho già programmato un incontro con il softwarista dell'ospedale e con due suoi colleghi che si occupano del software applicativo usato dall'ospedale, di cui si dovrà occupare fra una decina di giorni il mio collega di ISF Alessandro.

Mercoledì mattina Marco mi porta a Lira, dove devo trovarmi con l'amico padre Cosimo da cui mi fermerò fino a fine settimana. Prima tappa a casa del vescovo italiano, comboniano, mons. Franzelli, bresciano come lo era mons. Mazzolari, il vescovo di Rumbek morto tre anni fa.
La “casa del vescovo” è un insieme di tre stanze: una in cui riceve gli ospiti, la seconda in cui lavora e l'ultima, dove dorme; tutto nell'ambito della casa della cattedrale.
Marco gli telefona per strada: “Ciao, bishop (vescovo)! Stiamo arrivando!”...
Alla fine della brevissima telefonata chiedo a Marco la conferma della mia sensazione: “Puzza di pecora, vero?”...

Incontro di un'oretta per conoscerci e invito per il giorno dopo per aiutarlo a risolvere un po' di problemi. Accetto ricattandolo: io vengo a mettere a posto i suoi computer, ma lei mi concede un'intervista per RadioIncontri Cortona!Affare fatto: “vengo stasera nella comunità dove vai a dormire, ceniamo insieme e registriamo”. Sic et simpliciter. Puzza di pecora...
Mons. Franzelli è laureato in giornalismo, ha installato una radio e una tv diocesane, spero mi insegni qualcosa...

Il giovedì mattina lo trascorro al “Centro Catechetico Pastorale” di Ngetta, con i comboniani, che mi fanno girare tutta la scuola tecnica, la scuola primaria, la vecchia sede della “Radio Wa” (“la nostra radio”). Una bella aula informatica manca del tutto! Ce n'è una con dei “Pentium II” del 1998 con caricato Windows XP, che, ovviamente, blocca tutto! Buttiamo via tutto, per carità!

Alle 15 appuntamento “operativo” con il vescovo: sistemazione di qualche problema sul suo portatile, di qualche altro su quello del segretario, e poi su un altro piccolo suo... poi visita alla “Radio Wa”, nuova sede, proprio mentre ci sono tre canadesi che l'hanno in parte finanziata e che hanno una radio privata in Canada. Ottimo. Il mondo è piccolo...
Lancio l'idea di un gemellaggio tra RadioIncontri Cortona e Radio Wa... staremo a vedere cosa ne dicono in Italia...

Alla sera intervista-colloquio con padre Cosimo sulle funzioni del Centro Catechetico: la formazione dei “catechisti”, laici formati a fare da “vice-preti” nelle aree periferiche delle parrocchie. Veramente molto interessante. Domani la spedisco via internet, al pomeriggio “sant'Andrea da Fratticciola” (il tecnico di RadioIncontri) la monterà e sabato si va in onda...

La settimana finisce... lavorando...
Al mattino vado a Lira perché voglio fare due spese, vedere il mercato e spedire la trasmissione da un internet-cafè. Poi devo andare dal vescovo a consegnare un “file” ed a rispondere a qualche altra domanda... finisce con il vescovo che mi dice: “Domani vai via e non ci sono... vengo a salutarti stasera!”... “Ma, eccellenza... scusa... padre Giuseppe: “ubi maior, minor cessat”... ci salutiamo ora!”... Ma sa bene che ora di stasera ha da farmi altre quattro o cinque domande... e così sia!

Domani, sabato, rientro a Kasaala con il bus. Bella la vacanza!!! Spero di riuscire a dormire la prossima settimana: Kasaala è molto più fresca!!!

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