Progetto INFORMAFRICA


Ridurre il "digital divide" portando la nostra CONOSCENZA
in modo ETICO e RESPONSABILE, ma non i nostri "modelli di vita"

giovedì 30 gennaio 2014

Chi male comincia... ripara e riparte!


 
 
Sabato mattina alle 9, appena finita la colazione dalle suore comboniane di Mbuya, che sono veramente ospitali, arriva il pick-up che ci porterà a Kasaala e a Gulu. Con un po' di sorpresa non c'è solo l'autista ma anche una raffinatissi­ma signora, magra, alta, gentilissima, che ci dà il “welcome!” di rito. Scopro solo più tardi che è la sorella del General Manager.

Viaggio ottimo, giornata buona. La sosta a Kasaala, verso mezzogiorno, con spuntino di ananas di Luweero offerte dall'amico padre Giorgio, responsabile della missione in cui verrò tra una settimana. Benny comincia a reagire positi­vamente: quell'ananas è molto diverso da quelli che arrivano sulle tavole euro­pee.

Verso le due e mezza arriviamo al “Kaffu Bridge”, sosta quasi obbligata nel viaggio da Kampala a Gulu e viceversa (360 chilometri di strada in parte buo­na, ma che richiede almeno cinque-sei ore di percorrenza). L'assalto dei vendi­tori di “viveri” è in­credibile: si sono anche organizzati con i giubbini leggeri del­lo stesso colore e numerati! Chi vende gli spiedini di carne e di fegato, chi la “soda” (le bibite dol­ci), chi l'acqua gelata e infine ci sono anche manioca e ba­nane cotte alla brace. Si sono evoluti: ora le danno in un tovagliolino e non più nella carta di giornale! Avranno avuto qualche contestazione dalla ASL o dai NAS?

Resta però uno spettacolo di gente colorata, festosa e bisognosa di vendere il poco che produce. Spiedini ottimi, come le bananine alla brace!

Il “welcome” a Gulu è quello sorridente ed allegro di Valerio, responsabile della nuova “guest-house”: dall'ultima volta che sono stato qui, l'accoglienza ha rag­giunto i dodici posti letto, una sala da pranzo, ed anche una buona organizza­zione. La vecchia sala da pranzo è diventata bar e un gazebo usato come depo­sito legna è diventato una specie di “roof-garden” da far invidia!
Si lasciano i bagagli e... via a Gulu centro in “boda” per le stradine sterrate per comprare gli infradito di gomma e l'acqua.

Rientriamo a piedi, tanto per sgranchirci dal viaggio, poi cena e almeno dieci ore di sonno filato come raramente succede.

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La domenica passa, nell'attesa che arrivi qualcuno ad aprirci l'aula per il corso, con uno spettacolino offerto dai ragazzini, figli delle persone in disagio che vi­vono o lavorano qui. Non arriva nessuno. Prepareremo tutto domani mattina.

Colpa dei nostri orologi che sono rimasti sull'ora europea e non sono ancora adeguati per l'”African Time”... e niente connessione internet perché qualcuno ha tolto la corrente al server. Così ci disintossichiamo!

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Lunedì mattina.
Si comincia dalla presentazione degli ospiti, che oggi siamo noi, alla comunità, dopo la preghiera del mattino.
Poi colleghiamo i computer e con un'ora di ritardo si comincia. Non male!

Il corso di Gulu, come detto, è progettato per approfondire la preparazione de­gli insegnanti formati nell'autunno 2012 qui e nell'autunno 2011 in Sud Sudan.
A causa della guerra, i sud-sudanesi non possono venire: troppo pericoloso viaggiare anche nella zona meridionale, perché la guerra è sostanzialmente una questione tra etnie che non hanno confini delimitati, anche perché sono i Nuer e i Dinka sono etnie pastorali e tendenzialmente nomadi. Peccato... erano forse i migliori e quelli più meritevoli!

Rimaniamo con due insegnanti ugandesi e tre ex-allievi che non avevano rag­giunto il target per l'insegnamento. Viste le motivazioni facciamo, sicuramente con rammarico, buon viso a cattiva sorte.

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Dopo cinque giorni di permanenza devo dire che stiamo vivendo bene questa esperienza, prima per Benny ed ennesima per me: si mangia piuttosto bene anche senza esagerare nelle quantità; cominciamo ad avere appetito all'ora del prossimo pasto, quindi giusto! Anche la scelta dei menu, che viene fatta da Va­lerio, è molto equilibrata: pasta o riso o “posho” (polenta di mais bianco) e, per la cena, minestra o passato; poca carne, solitamente con sughi ottimi o fritta o impanata; verdure o patate o banane, cotte e crude; frutta di stagione e loca­le. Ora ci sono degli ananas “da sballo”...

Si beve moltissima acqua, data anche la temperatura, che varia tra 15°-18° al mattino e 35°-40° del primo pomeriggio; ogni tanto qualcuno tra i giovani coo­peranti e volontari si prende un birra locale.

Si sentono lontani dal “pub” sotto casa... Io, che sono ovviamente il “vecio” della compagnia, cerco di mantenermi austero per dare un po' di buon esem­pio, ma qualche birra la bevo!

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Mercoledì. Colgo l'occasione per registrare due interviste per Radio Incontri di Cortona: spero di riuscire a mandarle via internet in modo che vengano man­date in onda nella trasmissione di sabato. Intervisto Valerio e Giovanni, un vo­lontario e un cooperante: mi sembrano proprio interessanti!

Siamo al giro di boa... ultimi due giorni di lezione, poi sabato libero e domenica rientro a Kampala per la partenza di Benny e per il mio cambio verso Kasaala.

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