Progetto INFORMAFRICA


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giovedì 24 maggio 2012

Ancora in viaggio



Dopo la settimana del viaggio in Uganda, ho dovuto fare un week-end a Juba, o meglio sulla strada da e per Juba...
Sabato mattina si parte alle 6.30 con il "Land Cruiser" pubblico che fa la spola con Juba. Il viaggio è buono, come può essere buono il viaggio di tredici sardine cariche di bagagli, anziché di dieci passeggeri: solo che dura cinque ore... All'arrivo nulla di meglio che una moto che mi porta dai comboniani, dove finalmente si scaricano i bagagli e si può andare a rinfrescarsi un momento e mangiare un piatto in compagnia.
Pomeriggio di incontri per cercare di sviluppare un nuovo progetto: un negozio a Juba che venda tutti i prodotti artigianali fatti nelle scuole e centri delle organizzazioni religiose del Sud Sudan. La vendita dovrebbe essere sviluppata anche in Europa, Giappone e Canada, grazie alla partecipazione di diverse persone di tante nazionalità diverse.

Il viaggio di ritorno è un'avventura... La partenza è prevista alle 8.30, ma la prima auto è piena. Si aspetta la seconda, quella di ieri, che aveva qualche problema ad una ruota e che il pilota sta cercando di risolvere. Si parte alle 12, dopo quattro ore di attesa. Sempre strizzati come sardine, ma questa volta i passeggeri sono solo otto, con carico e sovraccarico...
Dopo mezz'ora ci fermiamo a sostituire il pezzo che il pilota ha comprato. Così mette a posto il guasto e perde tutto l'olio dei freni. Viaggeremo per 150 km. senza...
La suora dice che è pauroso viaggiare così... La convinco, si fa per dire, che con le strade che ci sono si può camminare al massimo a 40 km/h, per cui i freni non servono... solo in un paio di discese l'autista ingrana la prima per non rischiare!
Arriviamo a Kajo Keji alle 19. Quattro ore di attesa e sette di viaggio. Una doccia è d'uopo: puzziamo tutti come capre!

Dopo questa puntata a Juba, lascio trascorrere tre giorni e decido di tornare in Uganda: c'è una vettura che va a Kampala e tornerà domenica. Mi aggrego. Dalla prossima settimana riprendo la scuola e non avrò più un giorno libero...

Il viaggio di andata è ottimo. La prima notte ci fermiamo a Gulu dai Comboniani, dopo aver fatto diverse commissioni, tra cui l'acquisto di altri "infradito" di gomma riciclata. La mattina si riparte per Kampala: 350 km di strada asfaltata! Incredibile! Ormai non sapevo più che volesse dire...
Il paesaggio ugandese è verdissimo, come quello del Camerun e del Centrafrica. Si percorre la strada lungo il Nilo Bianco, che però non si vede mai, salvo quando si traversa, in una gola stretta e di rapide, a Karuma.
Due brevi soste per salutare due comunità diverse e poi a Kampala, in tempo per mandare l'autista a cercare di riparare l'auto, e fare qualche commissione.
Il grosso lo faremo domani, sabato. Sosta presso dei missionari inglesi, ma il fratello che si occupa degli alloggi è altoatesino.

Sabato giornata campale in giro in "boda-boda" (moto-taxi) magari in tre, per comprare materiali ed accessori e consegnare alcuni prodotti del laboratorio femminile. Non si riesce a trovare nemmeno il tempo per arrivare a vedere il Lago Vittoria: una buona scusa per ritornarci la prossima volta (se ci sarà!).

Kampala è una città moderna, come tutte le altre capitali che conosco, ma più organizzata, almeno nel centro commerciale, meno sporca e meno inquinata (anche qui tutto è relativo!) per esempio di Ouagadougou, in Burkina-Faso o di Yaounde in Camerun. Ci sono, oltre i "matato" (pullmini Nissan da nove posti che portano una quindicina di persone per volte), anche i nuovissimi bus cinesi, che ricordano quelli nuovissimi di Milano! Poi centinaia di "boda-boda", che dovrebbero portare solo una persona ma ne portano mediamente un paio...
Dopo tre giorni tutte le capitali sono uguali: meno male che domani ritorno!
Nel pomeriggio di sabato mi chiama l'autista: come avevo ampiamente previsto vuole starsene due o tre giorni a divertirsi, così non ha riparato l'auto e domani viaggerò verso il Sud Sudan in bus...
Il viaggio di ritorno comincia alle 6 con la partenza dalla comunità che mi ospita; viaggio diretto (con due o tre soste) fino a Moyo, in "appena" dieci ore e mezzo, ma sono quasi 500 km. Di qui, sotto un cielo che promette solo tonnellate di acqua, in moto per gli ultimi 20 km. fino a Kajo Keji. Senza prendere una goccia d'acqua! Solo un bel raffreddore per via dello sbalzo di temperatura tra il bus e la moto...




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