Progetto INFORMAFRICA


Ridurre il "digital divide" portando la nostra CONOSCENZA
in modo ETICO e RESPONSABILE, ma non i nostri "modelli di vita"

mercoledì 19 febbraio 2014

Domenica in un villaggio... e non solo!


 
 
Dopo la seconda settimana di corso ho voglia di uscire un po' dalla Missione; chiedo a padre Giorgio di accompagnarlo nella sua messa domenicale in due “cappelle outstation”, cioè in due piccoli villaggi in cui si dice la messa una volta ogni qualche mese. Mi dice che deve andare nelle più lontane e selvagge, e spera che non ci invitino a pranzo... torneremo tardi. A me va bene: il senso dell'avventura devo averlo innato, lo spirito di servizio me lo sono costruito con il tempo e la voglia di fare qualche bella foto non mi manca.

Si parte e si fanno una ventina di chilometri su strada sterrata ma buona: dice padre Giorgio che l'hanno appena rimessa a posto, perché dopo le piogge era distrutta... forse non è mai stato in Sud Sudan... a me sembra un'ottima strada!

Al primo villaggio, Kaggalamà, veniamo accolti dai catechisti, dal Presidente del Consiglio Pastorale e da un bel po' di gente. Alcune signore sono vestite per la festa: ci sono tre battesimi! Alla fine della messa la solita presentazione dell'”ospite”, che sono io, con ringraziamenti e applausi e qualche domanda sui prossimi corsi di informatica. Ottima semina!

Dopo tutti i discorsi un piccolo colpo di scena: si alzano a turno due dei papà dei neo-battezzati e promettono di sposare le loro donne, mamme dei bambini! Padre Giorgio è felice... inutile dirlo! “Qui non si sposano che pochi in chiesa... la tradizione della poligamia fa sì che non si sentano di mantenere la promessa di fedeltà matrimoniale”. Invece nella cattolicissima Italia...

Finito il tutto con le immancabili strette di mano e la benedizione di tante persone, si parte per il secondo villaggio, Kansili. La messa è sempre celebrata in un'aula delle scuole primarie, con qualche sedile dei bimbi e ben due sedie! Ho già raccontato che i comboniani prima costruiscono la scuola e poi la chiesa: qui siamo ancora solo al primo passo...

Poca gente, tre battesimi anche qui, e la presentazione con ringraziamenti e applausi. Riesco a commuovermi, vedendo come i giovani sono interessati a partecipare ai corsi per imparare ad usare i computer e che speranza sono per loro: hanno capito, ma lo ripeto continuamente, che il loro futuro passa per l'uso dei computer, “uso” per conoscere il mondo, per lavorare meglio!
Padre Giorgio spiega bene loro che io faccio il corso a quelli che saranno, dal prossimo mese, i loro insegnanti e potranno partecipare anche loro, volendo e pagando il giusto.

Mentre ci trasferivamo dal primo al secondo villaggio, padre Giorgio ha chiesto al catechista del primo, che ci ha accompagnati, “in quale hotel ci avete preparato il pranzo?”... il catechista, senza scomporsi, ha detto che avremmo pranzato tutti a casa del suo collega del secondo villaggio che festeggia la nuova casa arrivata al tetto (di un piano solo).

Alla fine della seconda messa si riparte e si va a casa di questo catechista... tutti mattoni cotti, tetto in lamiera, cucina e “servizi igienici” esterni, un bel po' di bimbi del catechista e della sorella a salutarci: niente pavimento, niente infissi, ma un tavolino, due poltrone per gli ospiti “musungu” (bianchi), una panchetta per i due catechisti e due stuoini grandi per un altro paio di persone: donne a bambini fuori a cucinare e servire.

Aspettiamo che venga pronto e intanto passa un topolino velocissimo che mi strappa un commento “africano”: questo non lo mangiamo! Ma padre Giorgio mi rassicura che in Uganda non si mangiano i topi (come ho visto fare in Centrafrica e Sud Sudan)!

Arrivano piatti ricolmi di riso, matoke, e crema di noccioline, oltre a tre piatti di pollo e brodo per gli ospiti (ma io e padre Giorgio ne prendiamo solo un pezzetto per uno e lasciamo il resto per gli altri) e anche una forchetta per ciascuno degli ospiti! Anche qui per oggi sono salvo! Mangiare il brodo con le mani sarebbe stato difficile...

Rito della lavanda delle mani con l'acqua servita dal padrone di casa e si comincia a mangiare.
Il brodo con il pollo sono semplicemente squisiti: pollo ruspante e il suo brodo mi ricordano la vigilia di Natale a casa di mia zia...

Il riso serve al posto del pane. Ci intingo anche il matoke (banana lessata dentro la proprie foglie) e poi mi rifaccio un po' di riso con la crema di noccioline, anche se questa mi sembra sia rimasta sul fuoco un po' troppo e si sente il sottofondo di bruciato... comunque tutto di gusto particolare ma veramente ottimo! Arrivano anche una bottiglietta d'acqua per ogni ospite e il lavaggio delle mani, ora anche con il sapone, per tutti. Già perché essendo le forchette tre, gli altri hanno mangiato tutti con le mani, come sempre...

Al ritorno, subito dopo il pranzo e dopo aver fatto un po' di servizio di trasporto pubblico tra i villaggi, arriviamo a casa e... “ma una fetta di ananas ce la facciamo, vero?” … “ci mancherebbe altro che no!”...
Ed anche su questo, con padre Giorgio pieno accordo!

La domenica termina con l'invito a cena delle suore della scuola: si festeggia una suora che si è consacrata definitivamente oggi. Suor Sara, una bella suora ugandese, che insegna religione anche alla scuola tecnica, e canta con una bellissima voce, fa bella mostra del suo anello “nuziale”. Auguri!

Chiudo questa “nota” ricordando agli amici che mi seguono che possono ascoltare le interviste raccolte a Gulu e a Kasaala, nelle puntate di “Volontariando”, su Radio Incontri (FM 88,4 / 92,8 in Toscana e Umbria, sabato e replica martedì, sempre alle 11), oppure sul sito www.radioincontri.org entrando nella voce “Programmi”, scegliendo “Volontariando” che è l'ultimo in ordine alfabetico, cliccando su “Leggi tutto” e poi sulle ultime trasmissioni: dalla n. 39 sono state registrate qui in Uganda...

Buon ascolto!

giovedì 13 febbraio 2014

Una “nota” di vita quotidiana


 
Mi sono reso conto che nelle ultime “note di viaggio” ho parlato quasi esclusivamente della vita della scuola, dei viaggi, delle impressioni, e ho tralasciato quella che è poi la vita oltre le ore del lavoro e dei trasferimenti.

Ormai sono alla terza settimana di permanenza a Kasaala, i ritmi si sono adeguati alle necessità e tutto fila secondo uno schema quotidiano normale.
La mattina alle 7 c'è la Messa a cui partecipano le suore della scuola, qualche classe e qualche abitante del villaggio; quindi sveglia alle 6.30, Messa alle 7 e la prima colazione.

Ci sarebbe anche il latte, ma bollito e ribollito e a lunga conservazione; ci sarebbe anche il caffè (l'”Africafe”), ma è caffè liofilizzato come il famigerato “Nescafé” (famigerato per via del suo produttore non-etico, e di chi ne fa la pubblicità!)... quindi prendo il thé, con un paio di fette di pane tipo “baguette”, che si compra al lunedì e poi va avanti tutta la settimana, un filo di “BlueBand”, che è una margarina vegetale prodotta in Kenya e vendono in tutta l'Africa che conosco, e la marmellata, anch'essa dal Kenya, troppo dolce per i miei gusti, e quindi anche questa in quantità ridottissima. Forse sento nostalgia per le marmellate dell'Adriana... Ottima colazione, comunque!

Dalle 9 alle 12 ho la lezione del mattino. Dopo i primi due o tre giorni con qualche ritardo, ora i ragazzi arrivano anche venti minuti prima e magari stanno in classe anche mezz'ora di più, con un intervallo per i bisogni naturali vero le 10.30, che dura circa un quarto d'ora.

All'una il pranzo con pasta al pomodoro, carne o tonno, e tanta verdura: patate, gialle o bianche (dolci), kassawa (manioca), matoke (banane lessate nella loro foglia), zucca, verza, e i fagioli che non mancano mai! Si finisce con un ananas o la papaya o le banane.
I cibi sono sempre questi e i sughi pure... basta sapersi adeguare, ma la dieta è ottima!
Non esiste la varietà dei sughi, la carne è alternata al sugo o alla brace, le patate sono lesse o fritte come le patatine industriali, ma buonissime: vengono fatte in padella con un olio molto leggero misto di palma, girasole ed altri vegetali. Un contorno particolare è la crema di noccioline, che devo provare a rifarmi a casa: va benissimo con le patate lesse, ma anche come intingolo per la carne, o come condimento di una insalata di riso.
La frutta è tutta di “produzione propria” o quasi...

Il pomeriggio trascorre con la classe dei lavoratori e degli insegnanti fino alle 17.30; alla fine della lezione, fatta per il gran tempo in piedi, un giretto intorno alla missione, doccia e preparativo per la cena.

La variante rispetto al pranzo è che si parte con una bella, ottima, minestra calda (con pasta o riso), veramente ricostituente: poi il resto, come da copione. Sempre ottimo, ben cotto, ed equilibrato come valori dietetici, almeno così dicono... Io sto benissimo, perdo qualche chilo di troppo e sto anche meglio!

Dopo cena, due passi all'aria aperta per digerire, guardare la luna e le stelle, e se è sereno, anche la Via Lattea.
Alle nove un po' di televisione per le notizie: i giornali locali sono chiaramente di ispirazione univoca, governativa, e parlano di quanto bene fa il presidente, soprattutto con lo sport per i giovani, con le scuole e così via... Mi sembra di aver già sentito questo cose... mah!... forse mi sbaglio...

Qualche giorno fa hanno dato al telegiornale i risultati delle scuole primarie fatte nel carcere della capitale, intervistando i neo diplomati (scuola primaria significa elementare e media!).
Poi ci sono tutte le notizie sportive della “premier league”, il campionato di calcio inglese (la nostra serie A), tanto per far passare il tempo senza dire cose sconvenienti sul potere, la corruzione e l'impegno bellico di questo Paese (presente con sue truppe in Somalia, Congo, Sud Sudan, ecc.).

In realtà qui il lavoro migliore, sempre promosso dal governo è quello del servizio militare. Potremmo regalare al presidente ugandese il nostro ministro Mauro: con le sue capacità farebbe diventare in breve tempo l'Uganda uno dei paesi meglio attrezzati del mondo, almeno da un punto di vista militare!

Ricordiamo la storica frase detta recentemente in un'occasione ufficiale: “Armiamoci per amarci!”... tipico programma di evangelizzazione ciellina!
Per coloro che non lo sanno, il ministro Mauro, oltreché esimio procacciatore di affari per la lobbie dei produttori di armi e protettore dei militari, è esponente del movimento fondato da don Luigi Giussani, “Comunione e Liberazione” appunto, di cui fanno parte altri begli esemplari di politici nostrani!

Meglio rimanere in Uganda, o almeno continuare a parlare di questo Paese bellissimo ed ancora abbastanza poco sviluppato e poco infestato dai mercanti occidentali e dai loro prodotti nefasti.
Al momento l'unica guerra economica che si nota è quella tra i provider telefonici: MTN, Airtel, Orange la fanno da padroni e si stanno facendo guerra a colpi di sconti, di tabelloni pubblicitari grandi come appartamenti e di pubblicità televisiva di ogni specie (come la nostra!).

 

sabato 8 febbraio 2014

Kasaala Technical School: un buon inizio!


 
Lunedì ho iniziato i miei corsi, ma sono anche iniziate le scuole per tutti, così Kasaala si è rivitalizzata all'improvviso: bambini e ragazzini tutto intorno alla missione, perché le scuole primarie, che durano sette anni, si comincia a sei anni, sono tutte intorno alla comunità, come pure le scuole tecniche. La mattina, alla messa delle 7 ci sono sempre un paio di classi. E oggi, sabato, la direttrice del coro aveva forse 10-11 anni... magnifico!

Dopo una settimana dei due corsi posso cominciare a fare qualche valutazione.
Durante la preparazione avevo avuto qualche dubbio sull'efficacia della “promozio­ne” fatta da padre Giorgio, ma a bocce ferme, a corsi iniziati, devo dire che ha centrato pienamente gli obbiettivi e la scelta delle persone che avrebbero potu­to partecipare.
Come ho già avuto modo di dire, la selezione è stata buona, anche se ho dovuto scartare almeno quat­tro ragazzi e altrettanti lavoratori. Oltre ai giovani che fanno il corso al mattino, ci sono sette tra lavoratori e insegnanti e un imprenditore, che fanno il corso al pomeriggio. Gli insegnanti dovranno poi proseguire i corsi di informatica per il villaggio e per la scuola tecnica, che ha ora solo i set­tori di meccanica, falegnameria e carpenteria metallica.

Alla fine della selezione mi sono reso conto che erano quasi tutti maschi. Solo un paio di donne... Pazienza! Lunedì sera, intervistando padre Giorgio per “Radio Incontri” di Cortona (www.radioincontri.org per chi volesse ascoltare le trasmissioni di “Volontariando” in streaming) mi ha detto che qui ci sono due scuole tecniche, una maschile ed una femminile. A questo punto ho avanzato la richiesta che i prossimi corsi di informatica siano accessibili ad ambo i sessi... la risposta è stata un “ovviamente!” che non ha lasciato spazio a dubbi, ma su­bito seguita da: “... domenica alla Messa, quando ho presentato te e il nuovo direttore della scuola tecnica ora maschile, lui ha detto che spera che alle prossime iscrizioni si iscri­vano anche le ragazze!”. A dire la verità tutto questo era stato detto in lingua “luganda” ed io, altrettanto ovviamente, non avevo capito nemmeno una paro­la!

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Giovedì a pranzo e cena abbiamo ospiti: passano a trovare padre Giorgio quattro trentini che vengono in Uganda da molti anni e aiutano nella costruzione di scuole e chiese. Parlano quasi solo dialetto e ci offrono un goccio di “medicina trentina”... una specie di grappa fortissima e buonissima!
Se ne vanno dopo cena, via di corsa, con una macchina strapiena di loro e dei bagagli, per partire nella notte da Entebbe.

Chissà perché da Entebbe gli aerei partono solo di notte... Anche sr. Lily parte stanotte per l'Italia e ci si ferma almeno tre mesi... spero di poterla incontrare di nuovo: l'ho conosciuta in Sud Sudan ed è veramente una suora speciale!
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La fatica si sente, ma dipende dal fatto che nella prima settimana si fa teoria e quindi sto in piedi tutto il tempo della lezione, in totale sei ore al giorno... quando finisco ho voglia di andare a passeggiare per sgranchirmi! Per fortuna in questi giorni non ha fatto il caldo della settimana precedente ed ha anche piovuto un paio di volte, ma senza esagerare come usa di solito qui! Sabato solo un'ora per gruppo al mattino per lasciare un po' di spazio alla pratica ed al recupero di chi è già in difficoltà. Poi … festa!
 
Oggi pomeriggio, sabato appunto, in città (si fa per dire...), a Luweero, centro commerciale (nel senso che c'è un mercato), sede di diocesi (nel senso che c'è un vescovo), ma soprattutto la fermata dei pullman di linea che vanno a nord, verso Gulu, Moyo e il Sud Sudan, ma anche verso Lira e Arua, due tra le maggiori città dell'Uganda.

Già, la fermata degli autobus è sostanziale per la vita di queste cittadine: quando arriva il pullman, come già raccontato in altre “note”, c'è l'assalto al viaggiatore affamato, un po' il contrario di quanto succede nei nostri autogrill, in cui sono i viaggiatori ad assaltare bar e toilette, qui sono i venditori di spiedini, banane cotte e crude, kassawa (manioca), acqua e bibite ad assalire i viaggiatori sugli autobus. Per le toilette... bisogna scendere e ci sono anche le toilette a pagamento! Se si ha bisogno durante il viaggio... si avvisa l'autista che si ha da fare una “short-call”, ossia una chiamata breve... tutto il mondo è paese: quanti da noi, in circostanze analoghe, dicono di dover andare a fare una telefonata?
Mi accompagna con un vecchio fuoristrada Suzuki uno dei miei “studenti”, che lavora nell'officina della scuola di meccanica.

La cittadina si estende lungo le due strade parallele, vecchia e nuova, con una serie infinita di negozi e negozietti che vendono di tutto, ma soprattutto ricariche telefoniche... Il mercato vero e proprio c'è solo al lunedì, quindi acquisti rinviati al primo lunedì in cui avrò tempo, cioè tra un mesetto...

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L'altro ieri è arrivato un camion attrezzato di gru: si è portato via una moto Guzzi 250, rossa, tipo “galletto”, che era appartenuta a padre Giannino, che è mancato lo scorso anno. Mi ha stretto il cuore... ma padre Giorgio ha detto che ha incassato una bella cifra, che serve per finire una scuola nuova. Giusto, ma forse vendendola in Italia si sarebbero ricavati soldi per tutta una scuola qui!
Ora in garage è rimasta sola una Fiat 850 Special rossa... sempre di padre Giannino!

Mi hanno detto che tempo fa, a Kasaala, in una missione dei “padri bianchi”, c'era un padre che aveva anche lui una grande moto bianca... chissà le corse in moto fra i due missionari per guadagnarsi più anime!

 

sabato 1 febbraio 2014

Kasaala, comincia il lavoro vero

 

Finalmente rilassato dopo le varie avventure degli ultimi due giorni, si comincia  a fare le cose con calma.

L'arrivo di padre Giorgio a Mbuya e i giri per Kampala per fare tutte le commis­sioni necessarie a sfruttare il viaggio mi fanno pensare che finora ho avuto una breve mezza vacanza...

L'arrivo a Kasaala è come la fine di un incubo: un po' di pranzo in ritardo, una doccia fredda e rilassante dopo tutta la polvere dei viaggi, che è entrata non solo nei pantaloni ma anche nei polmoni, è veramente curativa!

Riesco anche a fare un bel sopralluogo per decidere dell'aula e delle sistema­zioni varie, dalla scelta di tavoli e sedie all'acquisto di “ciabatte” elettriche e ri­duttori.

Una cenetta frugale, abbondante, che finisce con un ananas dolce e asprino nello stesso tempo, e poi a nanna.

Dieci ore di sonno filate sono un record per me... ma siamo quasi nella foresta, non ci sono rumori, e solo al mattino gli uccellini gialli e neri riescono a sve­gliarmi. Quasi come a casa, sulla collina toscana della Valdichiana. Ma questa è un'altra storia!

Martedì, si cominciano le interviste ai possibili partecipanti ai due corsi che penso di fare, si leggono le notizie dall'Italia, ci si convince sempre più che lì i matti sono tutti fuori e i savi tutti dentro, ma non si capisce nemmeno dove è “dentro” e dove è “fuori”. Forse sbaglio, ma, come previsto, Renzi riuscirà a far risorgere SB dopo che tutto il mondo ci ha detto “finalmente lo avete mandato a casa!”. Così ricominceremo, anche qui, a sentirci dire “italiani? Bunga, bunga!”, che non è proprio nei nostri pensieri esserlo...

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La settimana, tra una cosa e l'altra e quell'altra ancora, è ormai trascorsa: sono veramente soddisfatto di come stanno andando le cose!

All'arrivo ho capito che i partecipanti al corso erano da selezionare quasi com­pletamente. Padre Giorgio ha invitato, come richiesto dal progetto, insegnanti e lavoratori, e qualche studente dell'ultimo anno.

Il “Progetto Informafrica - Kasaala” è di preparare formatori in informatica, ma anche di formare qualche ragazzo già uscito dalla scuola ad avviarsi a qualche lavoro e fare un corso agli studenti dell'ultimo anno, per far acquisire loro le prime conoscenze.

La selezione è buona: ci sono persone che hanno voglia di migliorarsi e che sono disposte a pagare anche la cifra che chiediamo loro: due rate di 3 euro agli studenti e due di 6 euro ciascuna a quelli che lavorano!

I corsi saranno due: al mattino per gli studenti e al pomeriggio per gli inse­gnanti e i lavoratori. Speriamo che succeda come a Gulu, dove abbiamo trova­to il lavoro a Boniface!

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Alcune considerazioni già postate ieri su Facebook...

Quando la sera mi collego ad internet, vado a leggere le notizie italiane su Rai­News... penso che anche stanotte potrei avere degli incubi...

Leggo della legge elettorale, della “vendita” della Banca d'Italia, dello “schiaffo” di un questore parlamentare ad una deputata grillina, degli insulti di un grillino alle donne del PD, oltre a quelli che quotidianamente i grillini riservano a tutti coloro che i problemi li vorrebbero risolvere pacificamente e davvero... leggo di processi di ogni genere, di omicidi sul lavoro, contro le donne (odio il termine abusato ed improprio di “femminicidio”)... leggo dei consueti disastri ambienta­li, della voracità di molti politici e funzionari statali, locali e non, di giudici che dicono che non è reato regalare una casa ad insaputa del beneficiario, anche se questi ricopre un ruolo istituzionale di primo ordine...

Qualcuno mi chiede, qui, cosa ne penso della situazione italiana! Mi vedo costretto a rispondere, mio malgrado e malgrado l'amore che nu­tro per la Bella Italia, quella storica, dell'arte, della musica, della natura: “E' un casino!”... non certo pensando alle case chiuse...

Temo proprio che gli italiani siano un popolo sostanzialmente immorale ed im­preparato all'etica politica, sociale, economica, umana.

Un popolo che continua a mantenere al potere SB, noto e condannato come evasore fiscale, probabile corruttore di alti gradi dello Stato (dai giudici agli uf­ficiali della Guardia di Finanza), probabile compratore di ragazze per uso im­proprio e personale, anche minorenni, un sicuro faccendiere della finanza glo­balizzata e via di questo passo, un popolo così non può che essere colluso e connivente!

Aggiungiamo a questo l'ascesa “democratica” di un comico con lo spirito della distruzione del sistema e il progetto della sostituzione dello stesso con la per­sona sua e di qualche consociato...

Aggiungiamo ancora che il partito che avrebbe dovuto salvaguardare l'Italia da tutto ciò: in parte è colluso con i “di cui sopra”; in parte è ancora legato ad una tradizione politica ormai morta e sepolta (la sinistra ex-PCI); in parte considera la possibilità di un agire politico etico, ma è incapace di sopportarne il peso (l'ex-Ulivo,ex-Margherita, ecc.); un'ultima parte è costituita da chi ha chiara­mente la maggioranza (Renzi), legata al modello dell'evasore e del comico, quelli cioè che dicono di volere un cambiamento ma non sanno cosa e come cambiare, probabilmente perché i loro personali interessi ne sarebbero scon­volti e i loro “promotori” (le varie lobbie delle armi, del gioco d'azzardo, dell'e­vasione fiscale a tutto campo, e così via) li ribalterebbero in un minuto!

Detto questo... mi vien voglia di rimanere in Uganda!

 

giovedì 30 gennaio 2014

Considerazioni a ruota libera



Benny fa fatica, come gli altri giovani presenti, italiani e non, ad accettare il modo di vita de­gli africani: dicono che sono lenti, che non rispettano gli impe­gni, che non tutti hanno la “giusta voglia” di lavorare.

Credo che sia solo un problema di pazienza ed accettazione rispettosa di molte differenze di vario genere.

Il primo problema è dato dalla cultura millenaria: nessuno lavora più di tanto perché è sufficiente ciò che si ha, ognuno per sé; nessuno o quasi coltiva per vendere, ma ognuno mangia ciò che produce; fino a pochi anni fa la terra era di tutti: magari qualche volta si ammazzavano per la scelta del posto, ma non c'era la proprietà privata.

Suor Dorina racconta come una ventina di anni fa i “Comboni Samaritans Gulu” hanno aiutato le famiglie anche facendo loro prestiti per acquistare la terra per coltivare qualcosa di più perché la famiglia era cresciuta troppo.
Ora lo stato sta facendo una specie di catasto, anche perché gli occidentali e i cinesi stanno “comprando” le terre per le coltivazioni e mandano via interi vil­laggi, senza alcun riguardo per chi ci vive, usando anche le ruspe e le armi.

Secondo problema è quello naturale del clima: si lavora al mattino presto (ma noi cominciamo tardi!) mentre fa ancora fresco, ma dalle 12 alle 16 la tempe­ratura, soprattutto in questa stagione, è elevata e ci si stanca subito. Quindi la vita riprende nel pomeriggio, dopo una breve interruzione e continua dopo il tramonto (alle 18.30/19).
La lentezza e i tempi della natura rendono le persone più calme, meno esagita­te che da noi: non hanno nulla, quello che arriva è una grazia, perché correre? Noi dobbiamo correre per il biscottino del “Mulino Bianco”, per la “Golf Take&Sound” e per l'ultimo modello di iPhone con cui rompere le scatole du­rante le cene conviviali... Bell'esempio, il nostro!

Ragazzi, ma vi pare che si stia meglio qui o nel caos globalizzato? La prima ri­sposta è semplice, anche se per me non condivisibile: mi manca il “pub”...
Vero che poi a qualcuno mancano anche gli amici e le belle città italiane, ma lo shopping si fa anche qui, in mezzo alla polvere magari, alle mosche, ai bambini nudi con il naso gocciolante, alle donne che fanno la siesta sui vestiti in vendi­ta... ma è uno spettacolo di vita e di varia umanità impagabile! Il mercato è veramente uno spettacolo da non mancare! Oltretutto è lo specchio di come la gente vive, degli strumenti che usa, dei prodotti che usa, ma che non getta via per oltre la metà...

Qui si consuma tutto, si usano solo leggerissimi sacchetti di plastica per confe­zione, e quando qualcosa non va più bene... si Ripara, si Ricicla, si Riutilizza... usando le “RI” di Serge Latouche...

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Tutto è bene ciò che finisce bene... Il corso è finito e siamo tutti contenti di come è andato: qualche assenza di troppo, qualche ritardo dovuto all'assenza degli orologi, ma anche agli impegni di lavoro di qualcuno, ma tutti sono usciti arricchiti, anche noi, quanto meno in pazienza.

Io sono particolarmente soddisfatto perché penso ai due allievi che hanno lavo­ri umilissimi e ora sono riusciti a dimostrare che con un po' di aiuto possono fare molto meglio e ancora di più per un altro che, senza lavoro, forse lo potrà avere attraverso o all'interno della struttura stessa dei Comboni Samaritans.

Ai saluti finali ho voluto ricordare proprio che il proposito degli “Informatici Senza Frontiere” è di ridurre il “digital divide”: oggi abbiamo raggiunto il nostro obbiettivo con queste tre persone.

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Sfruttando il pomeriggio del sabato, domani mattina si parte dopo colazione, vogliamo andare “in città” a fare le ultime compere di ricordini, salutare gli amici che lavorano in città, farci qualche foto di testimonianza che siamo qui.

Questo sarebbe stato il programma...

A pranzo Benny ha sintomi di febbre: speriamo non sia nulla! Ha fatto le vacci­nazioni di rito, ha preso il “Malarone” contro la malaria, ha mangiato sempre bene e non ha avuto altri sintomi, quindi sono abbastanza tranquillo.
Nel primo pomeriggio la febbre sale: unica soluzione è quella di an­dare al pronto soccorso dell'ospedale di Lacor, dove risiede anche suor Dorina, ovviamente in “boda-boda”, cinque chilometri su una “pista nazionale”...

Fortunatamente è troppo presto per la malaria, che non avrebbe avuto il tempo per l'incubazione, il pronto soccorso è superlativo: esame del sangue completo, immediato, dottori professionalmente preparatissimi ed anche umanamente!
Una piccola infezione gastro-intestinale, curata con una leggera dose di anti­biotico e il paracetamolo per la febbre. Già la sera Benny sta meglio.
Al mattino, dopo un lungo sonno, Benny si alza pimpante e fresco come niente fosse successo. Unica precauzione per il viaggio: tanta spremuta di limone in­vece dell'acqua.

Arriviamo a Kampala in tempo per fare due passi, riposarci bene e a mezzanot­te lo accompagnamo ad Entebbe per la partenza.
All'ingresso dell'aeroporto c'è un blocco della polizia che perquisisce me e Ben­ny, ma non Masimo e l'autista e nemmeno i bagagli... facce da delinquenti? Chi può dirlo?

Lasciamo Benny, che partirà alle 5 per Istanbul, e noi andiamo finalmente a dormire!

 

Chi male comincia... ripara e riparte!


 
 
Sabato mattina alle 9, appena finita la colazione dalle suore comboniane di Mbuya, che sono veramente ospitali, arriva il pick-up che ci porterà a Kasaala e a Gulu. Con un po' di sorpresa non c'è solo l'autista ma anche una raffinatissi­ma signora, magra, alta, gentilissima, che ci dà il “welcome!” di rito. Scopro solo più tardi che è la sorella del General Manager.

Viaggio ottimo, giornata buona. La sosta a Kasaala, verso mezzogiorno, con spuntino di ananas di Luweero offerte dall'amico padre Giorgio, responsabile della missione in cui verrò tra una settimana. Benny comincia a reagire positi­vamente: quell'ananas è molto diverso da quelli che arrivano sulle tavole euro­pee.

Verso le due e mezza arriviamo al “Kaffu Bridge”, sosta quasi obbligata nel viaggio da Kampala a Gulu e viceversa (360 chilometri di strada in parte buo­na, ma che richiede almeno cinque-sei ore di percorrenza). L'assalto dei vendi­tori di “viveri” è in­credibile: si sono anche organizzati con i giubbini leggeri del­lo stesso colore e numerati! Chi vende gli spiedini di carne e di fegato, chi la “soda” (le bibite dol­ci), chi l'acqua gelata e infine ci sono anche manioca e ba­nane cotte alla brace. Si sono evoluti: ora le danno in un tovagliolino e non più nella carta di giornale! Avranno avuto qualche contestazione dalla ASL o dai NAS?

Resta però uno spettacolo di gente colorata, festosa e bisognosa di vendere il poco che produce. Spiedini ottimi, come le bananine alla brace!

Il “welcome” a Gulu è quello sorridente ed allegro di Valerio, responsabile della nuova “guest-house”: dall'ultima volta che sono stato qui, l'accoglienza ha rag­giunto i dodici posti letto, una sala da pranzo, ed anche una buona organizza­zione. La vecchia sala da pranzo è diventata bar e un gazebo usato come depo­sito legna è diventato una specie di “roof-garden” da far invidia!
Si lasciano i bagagli e... via a Gulu centro in “boda” per le stradine sterrate per comprare gli infradito di gomma e l'acqua.

Rientriamo a piedi, tanto per sgranchirci dal viaggio, poi cena e almeno dieci ore di sonno filato come raramente succede.

*****

La domenica passa, nell'attesa che arrivi qualcuno ad aprirci l'aula per il corso, con uno spettacolino offerto dai ragazzini, figli delle persone in disagio che vi­vono o lavorano qui. Non arriva nessuno. Prepareremo tutto domani mattina.

Colpa dei nostri orologi che sono rimasti sull'ora europea e non sono ancora adeguati per l'”African Time”... e niente connessione internet perché qualcuno ha tolto la corrente al server. Così ci disintossichiamo!

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Lunedì mattina.
Si comincia dalla presentazione degli ospiti, che oggi siamo noi, alla comunità, dopo la preghiera del mattino.
Poi colleghiamo i computer e con un'ora di ritardo si comincia. Non male!

Il corso di Gulu, come detto, è progettato per approfondire la preparazione de­gli insegnanti formati nell'autunno 2012 qui e nell'autunno 2011 in Sud Sudan.
A causa della guerra, i sud-sudanesi non possono venire: troppo pericoloso viaggiare anche nella zona meridionale, perché la guerra è sostanzialmente una questione tra etnie che non hanno confini delimitati, anche perché sono i Nuer e i Dinka sono etnie pastorali e tendenzialmente nomadi. Peccato... erano forse i migliori e quelli più meritevoli!

Rimaniamo con due insegnanti ugandesi e tre ex-allievi che non avevano rag­giunto il target per l'insegnamento. Viste le motivazioni facciamo, sicuramente con rammarico, buon viso a cattiva sorte.

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Dopo cinque giorni di permanenza devo dire che stiamo vivendo bene questa esperienza, prima per Benny ed ennesima per me: si mangia piuttosto bene anche senza esagerare nelle quantità; cominciamo ad avere appetito all'ora del prossimo pasto, quindi giusto! Anche la scelta dei menu, che viene fatta da Va­lerio, è molto equilibrata: pasta o riso o “posho” (polenta di mais bianco) e, per la cena, minestra o passato; poca carne, solitamente con sughi ottimi o fritta o impanata; verdure o patate o banane, cotte e crude; frutta di stagione e loca­le. Ora ci sono degli ananas “da sballo”...

Si beve moltissima acqua, data anche la temperatura, che varia tra 15°-18° al mattino e 35°-40° del primo pomeriggio; ogni tanto qualcuno tra i giovani coo­peranti e volontari si prende un birra locale.

Si sentono lontani dal “pub” sotto casa... Io, che sono ovviamente il “vecio” della compagnia, cerco di mantenermi austero per dare un po' di buon esem­pio, ma qualche birra la bevo!

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Mercoledì. Colgo l'occasione per registrare due interviste per Radio Incontri di Cortona: spero di riuscire a mandarle via internet in modo che vengano man­date in onda nella trasmissione di sabato. Intervisto Valerio e Giovanni, un vo­lontario e un cooperante: mi sembrano proprio interessanti!

Siamo al giro di boa... ultimi due giorni di lezione, poi sabato libero e domenica rientro a Kampala per la partenza di Benny e per il mio cambio verso Kasaala.

martedì 21 gennaio 2014

Un nuovo progetto in Uganda



Le mie “note di viaggio” si erano fermate a novembre di due anni fa, con un “arrivederci in Uganda ad ottobre 2013”.

Ricomincio a raccontare la “mia Africa” con quattro mesi di ritardo, per via di un cambio di programma indesiderato ma necessario. Passati i primi otto/dieci mesi in Italia devo dire che ho cominciato a “friggere”... il caldo italiano è di­verso da quello arso di Gulu, ma anche da quello umido di Kampala: trecento chilometri di distanza con un abisso di diversità di clima, ma sempre Africa è. E poi, per dirla senza peli sulla lingua, la situazione italiana è tale da spingere chiunque desideri vivere serenamente ad andare a cercare qualche posto meno esagitato e senza i contrasti che oggi si vivono sulla pelle dei cittadini, ovvia­mente anche per causa degli stessi.

Il progetto è questa volta doppio, tanto per risparmiare anche sul viaggio e riu­scire a dare qualcosa di più a qualcuno in più.
Il primo progetto, quello per intenderci che aveva provocato il mio “arrivederci”, è di installare una nuova aula di informatica nella missione com­boniana di Kasaala, nel cuore dell'Uganda, nella foresta, ma forse meglio nella giungla, anche se a qualche chilometro dalla città di Luuwero, sede diocesi ed importante centro commerciale e di produzione di ananas e banane.
A questo progetto sono riuscito ad “attaccarne” un altro, un po' più difficile da realizzare, ma interessante sotto diversi aspetti.
Questo progetto concerne un corso di secondo livello indirizzato a coloro che hanno ottenuto i migliori risultati nei corsi precedenti in Uganda e Sud Sudan. A questo progetto partecipa anche un giovane collega di ISF, al suo primo viag­gio in Africa, che si prende le ferie per fare questa nuova esperienza. Ottimo! In due si lavora meglio, ci si diverte anche di più, ma si continua a parlare bi­lingue: in italiano tra noi e in inglese in presenza di altre persone.

Appuntamento il 16 gennaio all'aeroporto di Fiumicino per partire con un volo di “Turkish Airlines” che andrà ad Entebbe passando per Istanbul. Dopo aver visto dall'alto Istanbul ed aver trascorso quattro ore nell'aeroporto a guardare le vetrine, ripartiamo per quella che pensiamo sia la seconda ed ultima tappa, anche se, dai conti fatti, ci sembra strano che occorrano nove ore per un volo di normalmente cinque o sei ore... All'imbarco scopriamo che prima andiamo a fare tappa a Kigali, capitale del Rwanda, a sud dell'Uganda! Poi si torna indietro verso Istanbul, ma facendo tappa ad Entebbe, aeroporto di Kampala, capitale dell'Uganda.
Viaggio ottimo. Qualche piccola nota sul comportamento del personale del check-in e di bordo: sembra di essere in Germania con regole turche... poche regole, forse nessuna, ma l'obbligo di rispettarle rigidamente...
Così si deve discutere sul peso dei bagagli per la stiva, poi su quello dei bagagli a mano, che vengono pesati all'ingresso con la possibilità poi di fare spesa nel centro “duty free” (fuori dogana)...
Un po' meglio a bordo ma con posti diversi da quelli prenotati, ecc.

Insomma, tutto il modo è paese ed ognuno mette le regole che vuole dove vuole e dove può!

L'arrivo ad Entebbe è puntualissimo, peccato che siano le 4.20 del mattino: la sorella dell'organizzazione si è ammalata e ha dimenticato di avvisare del no­stro arrivo, così aspettiamo fino alle 6, poi decidiamo di andare almeno a Kam­pala con un taxi. Tanto per far arrivare un'ora in cui si possa telefonare a qual­cuno e veder sorgere il sole dalle sponde del Lago Victoria, mentre ad ovest sta avviandosi al tramonto una luna piena ancora brillantissima, e Kampala è an­negata in un mare di nebbia che noi vediamo dall'alto! Uno spettacolo vissuto qualche giorno fa ad Assisi. Andando a salutare il “poverello” prima della par­tenza, avevo visto dall'Eremo delle Carceri solo la Rocca Maggiore emergere dal mare di nebbia che faceva risaltare i confini della valle spoletina con quella tiberina.
Un bel bis in altro continente, altro paesaggio, ma sempre “nostra sorella Ter­ra” che mi affascina sempre in tutte le sue forme.

Arrivati a Kampala. Scopriamo che la compagnia di bus per Gulu ha chiuso. Riusciamo a contattare i responsabili dell'organizzazione, che ci chiedono di an­dare dai comboniani per un giorno e una notte: sabato verrà a prenderci un'auto per portarci a Kasaala a lasciare i dieci notebook che la provincia di Bolzano e il Centro Giovani Via Vintola, sempre di Bolzano, ci hanno donato e sistemato per il progetto, e poi proseguire per Gulu.
Approfitto della situazione e faccio fare la prima esperienza da “Camel Trophy” all'amico Benny: andiamo dai comboniani con tutti i bagagli usando due “boda-boda” (i moto-taxi che sfrecciano nel traffico convulso di una capitale qualsiasi)!
Sopravvissuti ed arrivati, sani, salvi e con i computer intatti!

Riposo, visita al quartiere e al mercato di Bugolobi e poi ancora riposo... abbia­mo saltato una notte di sonno e ne abbiamo bisogno! Ringraziando le suore comboniane di Kampala che ci hanno ampiamente rifocillato...