Progetto INFORMAFRICA


Ridurre il "digital divide" portando la nostra CONOSCENZA
in modo ETICO e RESPONSABILE, ma non i nostri "modelli di vita"

giovedì 22 gennaio 2015

Kampala e Kiwoto



Nel fine settimana, per tre giorni, pranzo da solo: i padri sono in giro per le messe e per altri impegni esterni: finalmente riesco a mangiare poco! Ma la domenica sera la cuoca mi prepara le patatine chips... dopo quasi una settimana di “calma” per stomaco e fegato.

Settimana impegnativa questa: lunedì corsa a Kampala per acquistare il proiettore per la scuola di Ngetta, un monitor per la parrocchia di Kasaala, qualche coltello per il refettorio, pane, pasta, sale e Bibbie; da domani il nuovo corso.

Kampala. Partenza alle 5 per fare 80 km di strada ottima, che alle 6.30 esplode come la Milano-Bergamo: meglio evitare, si potrebbero perdere almeno due ore a Gaissa, l'ultimo paese prima di Kampala: fanno il mercato lungo la strada nazionale... Alle 6.15 siamo dai Comboniani di M'Buya, dove si va a messa, si fa colazione, si parla, e poi si parte per il giro delle spese. Padre Giorgio ha organizzato il giro che non si sprecano nemmeno cento metri di strada, e troviamo, grazie alla mia proverbiale fortuna (in questo specifico settore!), anche il parcheggio di fronte al negozio indiano che vende prodotti informatici.

Se tra le 6 e le 6.30 abbiamo evitato gli ingorghi, devo dire che siamo stati fortunati anche dopo: normalmente, dopo le 10, Kampala è una città impraticabile, vi regnano caos ed anarchia totali. Strade larghe occupate per la metà dai “matato”, taxi da 15 posti che si usano al posto degli autobus urbani che ancora non ci sono, gente che cammina a piedi o con il carretto sulle corsie stradali, biciclette con caricati di traverso assi di legno o quant'altro lunghi due metri, in modo che diventano larghi come un bus, ma ci viaggia una persona sola. A completare il quadro, i boda-boda (mototaxi) con le solite tre o quattro persone che sfrecciano da tutte le parti rischiando la vita di tutti (loro) e le carrozzerie delle auto, compresa la tua. Come me, padre Giorgio è ormai allergico alla città: alle 11 abbiamo già finito il giro; quello che manca, fotocopie e adattatori elettrici li possiamo trovare a  Luweero; partenza immediata. Alle 12.15 siamo a Luweero. Alle 13 a tavola.
E io che credevo che alla mia età certe cose non si dovessero più fare... e padre Giorgio ne ha qualcuno più di me!

Pomeriggio di riposo e rifinitura del corso che inizia domani.
Ma “domani” alle 9 va via la corrente per un'oretta... cominciamo proprio male! Per fortuna dura poco e si può iniziare con proiettore e notebook.
Il secondo giorno è peggio.
Iniziamo con cielo nuvolo e una spruzzata di pioggia di primo mattino: ma come! Alla fine di gennaio qui non deve piovere! Passa subito.
La corrente va via alle 9 e non ritorna più... Cinque ore di lezione, tra mattina e pomeriggio, spiegando solo a voce, in piedi, senza altro che una buona memoria e niente audiovisivi... I ragazzi resistono anche a questo sforzo, forse perché hanno già pagato il 50% del costo del corso. E pensare che due sere fa, parlando con il giovane padre James, ordinato a maggio dello scorso anno, avevamo detto che per ora la corrente elettrica (Umeme = Enel locale) ci aveva graziati... Mai parlare per niente!
Alla fine della lezione pomeridiana padre Giorgio mi dice che deve andare a portare una giovane donna, sorella della nostra cuoca, in un ospedale a 20 km. Ha un tumore al seno e sta male. “Ti accompagno”.
Era molto che non tornavo nel “bush” (savana), che non facevo un po' di strada sterrata, che non respiravo la polvere rossa sottilissima che si trova da queste parti: ad ogni incrocio con gli altri veicoli si chiudono I finestrini, che subito si riaprono in attesa dell'incrocio con il prossimo veicolo. E I bimbi che fanno “bye, bye!” con le manine al passaggio dell'auto dei bianchi...

Passiamo davanti alla cappella e all'asilo costruiti dagli amici di padre Fulvio Cristoforetti, morto durante la guerra, una ventina di anni fa. Ferito dai ribelli mentre andava per le chiese lontane, trasportato a Kampala, nell'ospedale di Nsambia, gli effettuano una trasfusione di sangue infetto: muore di AIDS qualche mese dopo. Non si sapeva ancora come curarlo.

Kiwoko. Ospedale di una chiesa protestante irlandese: medici e infermieri devono essere della loro “chiesa”, ma almeno pare che siano bravi medici ed il livello della struttura molto buono. L'impressione all'arrivo corrisponde.
Finito il trasporto della giovane ammalata, attraversiamo la cittadina, più piccola di Luweero e torniamo a casa per la cena: finalmente, torna la corrente elettrica!



venerdì 16 gennaio 2015

La dieta “papapa”



E' trascorsa ormai quasi una settimana dall'arrivo a Kampala e mi sono adeguato ai nuovi ritmi. Ho avuto bisogno del venerdì, del sabato e della domenica per riuscire a far pari con la stanchezza del viaggio e dei due giorni senza dormire: sarà l'età? Mah... Vedremo cosa ne pensano gli amici diversamente giovani come me.

Qui era, come sempre, tutto organizzato e puntuale: padre Giorgio, come mi ha detto stamattina il ragazzo del mototaxi che mi ha riportato a casa da alcune commissioni, “fa la differenza a Kasaala!”. Giustissimo!
Nei primi due giorni sono riuscito anche a chiudere le pendenze con Radio Incontri, a cui dovevo le registrazioni di due trasmissioni, a scrivere la prima “nota di viaggio”, qualche commento su Facebook, ed anche a rileggermi un libro bellissimo, che ho voluto portarmi dietro dopo aver visto i fatti di Parigi: “L'altro” di Ryszard Kapuscinski. Costa 5 euro (Univ. Econ. Feltrinelli, Saggi) ma ne vale infinitamente di più, almeno per chi è interessato a sapere chi è “l'altro”. E' come ripassare una lezione di sociologia, mentre si entra in un ambiente in cui “l'altro” sono io... niente male! E dopo i fatti di Parigi, una piccola meditazione sulla materia può essere utile soprattutto a noi “bianchi occidentali”.

La cucina è la stessa dello scorso anno: le cuoche sono sempre Grace e Christine, i pasti anche e la dieta è sempre quella “papapa”, come l'ho ribattezzata quest'anno... “pasta, patate e papaya”!
In realtà si mangia molto di più e la papaya sta cominciando a maturare ora, come le banane: quelle piccole, specialissime, ancora non ci sono, ma arriveranno.
Stasera, per esempio, il menu ci ha riservato: pannocchia di mais bianco cotta, minestra, frittata, patatine fritte tipo chips, fagioli, ananas... mi sa che torno che peso come le valigie che ho portato piene di computer!

Il cane che lo scorso anno aveva cominciato ad accettarmi solo negli ultimi giorni è invecchiato: mi passa a fianco e nemmeno mi saluta... invece i gatti mi vengono ad accompagnare anche qui...

Ma il bello è la gente. Alunni dello scorso anno che ora insegnano o che hanno continuato a fare il loro lavoro, o che stanno continuando a studiare, tutti che mi salutano ringraziandomi di essere tornato, come dicevo già nella scorsa “nota”. Con gli insegnanti che hanno tenuto i primi corsi stiamo organizzando quelli che cominceranno la prossima settimana e faccio loro delle lezioni supplementari, di aggiornamento, di ripresa dei programmi, di conoscenza di nuovo software e qualche consiglio da “veterano”.
Si sono fatti un manuale per far seguire meglio le diapositive agli alunni: salvo qualche errore di inglese devo dire che hanno fatto un lavoro molto bello e completo. Mi hanno stupito alcune considerazioni sociologiche sull'ingresso dei computer nella vita del lavoro e sui cambiamenti che questo porterà. Veramente bravissimi!

Come da progetto, prevedo di tenere qui due corsi di primo livello, uno per i privati ed uno per gli insegnanti della scuola tecnica che desiderano aggiornarsi per insegnare anche informatica e soprattutto l'informatica applicata alle loro materie. Nel primo proverò a far fare qualcosa agli insegnanti che già operano, per “testarli” un po'.

Per finire, un sorriso. Ieri mi sono reso conto che nell'aula ci sono 12 sedie ma solo tre tavoli, invece di quattro che avevamo progettato: quando ho consegnato l'aula, a marzo 2014, effettivamente uno doveva essere ancora fatto per mancanza di tempo. Chiedo al falegname come mai ancora non c'è. “Sì, mi aveva suggerito di farlo, ma non ho avuto tempo!”. “A dire la verità glielo abbiamo anche pagato, più che 'suggerito'; per la prossima settimana ci deve essere!”. “Certamente!”... sapendo di mentire, perché la sua “prossima settimana” sarà, forse, fra un mese... African time!






sabato 10 gennaio 2015

Africa, di nuovo Africa, finalmente Africa!


Sono passati nove mesi dal rientro dallo scorso viaggio in Uganda. Era circa metà marzo. Nove mesi in Italia, con la vita frenetica, i problemi di ognuno, la crisi economica, ma anche e soprattutto etica e morale. Abbastanza per dire “finalmente me ne vado”? No, sicuramente no! L'Italia, la Toscana in particolare, sono bellissime, troppo per poterlo dire, ma è il “contenuto” che spinge via...

Mal d'Africa... forse, non posso immaginare di essere “malato” perché sto tanto bene, grazie a Dio anche fisicamente, ma quando sono in partenza per l'Africa... sto meglio!

Tutto bene nei preparativi. Valigie a posto. Notebook per la nuova aula di informatica a posto, grazie ai giovani amici del “Centro Giovani Vintola” di Bolzano: mi hanno già procurato una cinquantina di notebook per le mie aule! Bravissimi!
E poi, per ringraziare giustamente chi sostiene il “Progetto Informafrica”: grazie agli “Informatici Senza Frontiere” che finanziano viaggio, visti e proiettore; grazie ad “Economia Alternativa”, l’associazione che ha comprato i pannelli solari per alimentare l’aula di Kasaala; grazie anche e soprattutto ai Padri Comboniani che hanno fatto nascere in Africa più scuole e centri di formazione di chiunque altro. Ora stanno cercando di migliorarle e renderle tecnologicamente avanzate, promuovendo queste aule e la formazione di giovani insegnanti adeguati alle nuove esigenze, ottenendo che i giovani crescano con le giuste conoscenze per il loro ingresso nel mondo del lavoro.

Il viaggio.
Arrivo all'imbarco tranquillo dopo un “check-in” veloce e senza problemi nonostante i superpesi dei bagagli. Mi chiamano perché i controlli non “capiscono” cosa c'è in una valigia (nell'altra sì... mah!): devo andarla a riaprire per far vedere i cinque notebook uno sull'altro... calma e gesso...
Aerei sempre più stretti... che fortuna essere piccolo! Non riesco a dormire nemmeno un minuto. Almeno il cibo è buono e il vicino di posto molto gentile.
Arrivo regolare, alle tre e mezzo del mattino. In dogana vogliono aprire anche loro le valigie, ma tutte e due: nemmeno i loro controlli “capiscono”... Apro la piccola con “soli 5 notebook” e nasce il problema, avendo dichiarato, ovviamente, che anche nell'altra ci sono dei computer. I computer usati non si possono importare in Uganda... (non si può tassare l'importazione di materiali usati!)... Rispondo gentilmente chiedendo cosa devo fare: non è permesso portarli, nemmeno per le scuole? Sempre gentilmente chiedo se devo buttarli via dentro la dogana o fuori... Davanti a questo dilemma, a cui la legge non ha provveduto a rispondere in anticipo, il funzionario capisce la sua impossibilità a proseguire il discorso e mi lascia passare: gli prometto che il prossimo anno non lo farò più... sapendo di mentire, perché il prossimo anno gli porrò lo stesso quesito, che è lo stesso dello scorso anno...

Mi viene in mente la legge italiana contro l'evasione fiscale: tutti i fornitori di servizi e merci devono consentire il pagamento con il POS oltre i 30 euro... ma nessuna sanzione è prevista se non ci si attrezza! La legge è in vigore dal 01/06/2014. L'evasione continua grazie ad una legge viziata volutamente alla base, per far credere al “popolo pecora” che ci sia la lotta all'evasione fiscale ma senza danneggiare minimamente però gli evasori.
Viva l'Italia... l'Italia che non muore... nonostante tutto e tutti (gli italiani)! … e viva anche l’Uganda!...

Fuori dall'aeroporto l'accoglienza del tassista di fiducia dei Padri Comboniani che mi porta direttamente a Kasaala. Si arriva alle sette, giusto in tempo per andare alla Messa, in ringraziamento per il viaggio, per essere qui, per ritrovare la semplicità della gente che con niente è contenta e che ti abbraccia per dirti grazie di essere tornato e non esserti dimenticato di loro.



giovedì 27 marzo 2014

Istanbul: multi... tutto!




Una volta si diceva di alcune città che erano “cosmopolite”, cioè intrise di una cultura cosmica, globale, universale. Oggi questo termine non è più in uso e si dice che tutto è “globalizzato”... anche la lingua peggiora e non si rifà tanto alle radici quanto al linguaggio della finanza, della borsa, dello “spread” e dei “si­gnori del mondo”.
Preferirei, anzi preferisco!, non essere un “signore”, almeno in questo senso, e valutare una città, una nazione, un popolo con termini meno finanziari è più culturali.

Quando dovevamo partire per l'Uganda con Benny, 32enne figlio del mondo fi­nanziario (lavora al Monte dei Paschi di Siena), avevamo valutato le varie com­pagnie aeree che vanno dall'Italia all'Uganda. Egypt Air era la più economica in assoluto ed anche, a parer mio, la migliore nel rapporto prezzo-prestazioni, ma Benny mi ha chiesto di poter utilizzare Turkish Airlines, appena di poco più cara, ma con grosse limitazioni per il bagaglio. Abbiamo scelto quest'ultima per poter fare il biglietto “a circuito” con sosta a Istanbul, lui perché aveva degli amici, io per poter fare il viaggio di andata con lui e perché Istanbul mancava al mio carnet di città conosciute e che molti mi avevano consigliato vivamente di visitare. Con la stessa metodologia avevo visitato due anni fa il Cairo e mi ri­prometto di visitare in futuro Addis Ababa, la città dell regina di Saba e magari anche Dubai, negli Emirati o Doha, in Qatar...

Arrivo ad Istanbul la domenica mattina ed in albergo dopo mezzogiorno. Dopo una doccia ed un po' di riposo comincio ad appropriarmi del territorio: a guar­dare una piantina e cercare di capire cosa posso fare e cosa devo vedere.

Domenica pomeriggio in centro: da Taksim, la piazza delle “rivoluzioni” (con analogia fonetica con Tahrir, la piazza del Cairo), a spasso fino alla torre di Ga­lata... ma a Genova esiste, in centro, via Galata, e qui c'è anche il quartiere e la squadra di calcio del Galatasaray! Ovviamente non è una coincidenza: i ge­novesi hanno posseduto questa città e la torre di Galata domina tutta la città dalla parte del Bosforo, verso l'Asia Minore. Splendido panorama, splendida cit­tà, dalle mille moschee e dai mille minareti... ed anche delle “mille e una not­te”!

Lunedì parto, dopo un lungo riposo, con una parvenza di bella giornata. La mo­schea di “Sultanahmet” (la “moschea blu”) è la prima tappa: una specie di San Pietro dei musulmani, dove si entra con le scarpe in un sacchetto di plastica, ed in cui si sente caldo l'Islam, con ori e decorazioni fantastici. Ed il mondo che la visita, purtroppo non in religioso silenzio...
Visto che “Aya Sofia”, proprio di fianco alla grande moschea, ex-chiesa cristia­na, poi moschea ed ora moschea-museo, è chiusa per riposo vado a visitare la “basilica dell'acqua”. Una basilica pre-romanica sotterranea diventata pozzo e sorgente per tutta l'acqua che viene distribuita in città: un monumento enorme per estensione, ma anche per gli effetti delle colonne sull'acqua, con capitelli dorici, romanici e corinti e il passaggio per i turisti a pelo d'acqua. Il tutto illu­minato poco ma ottimamente: si riesce a fare le foto senza flash con colori veramente stupendi.
E' veramente difficile trasmettere certe sensazioni... ma chi ha visto certe crip­te di basiliche romaniche può capire... A me torna in mente quella dell'abbazia di Abbadia San Salvatore, sul Monte Amiata... una selva di colonne (in questo caso piccole!) ed una suggestione che riporta ai primordi della cristianità, alle catacombe, al “nascondimento della preghiera”, quasi in contrasto con la “pub­blicità” del “muro del pianto” di Gerusalemme. E Gerusalemme assomiglia in molte cose ad Istanbul.
Poi passeggiata lungo il Bosforo, nella parte nuova della città.

Martedì la visita ad “Aya Sofia”, al “gran Bazar” ed al palazzo del sultano di “Domahbace”. La ex-cattedrale di Bisanzio è veramente “gemella” della grande “Moschea Blu”: ori e affreschi per tutti i gusti; un'imponenza di dimensioni che lascia senza fiato, anche se, purtroppo o per fortuna, una parte è sotto restau­ro e quindi non visibile.
Il mercato ricorda anche lui il “suk” di Gerusalemme e quello di “Bab-al-Yama­ni” nella “vecchia Sana'a” in Yemen... da perderci la testa (e la borsa!) e il pa­lazzo reale fa tornare alla mente l'Europa austro-ungarica o italiana o francese delle grandi ville (dalla reggia di Caserta al “Belvedere” di Vienna al palazzo Reale di Monza): giardini all'italiana, ricchezza ed ostentazione, oro e colori meravigliosi: proprio da tornare ai racconti delle “Mille ed una notte” o al “gran valzer delle debuttanti”.

Alla fine si rimane senza fiato... come potrebbe succedere a Roma o Firenze o Verona... ma la caratteristica maggiore è proprio la multiculturalità, la moltepli­cità di razze e lingue e colori di pelle che si incontrano per strada, nei mercati, sui mezzi pubblici (tanti, puliti, funzionanti!), ma anche poco chiasso, nono­stante i caratteri e le persone estremamente diverse, si ha l'impressione di una grande calma, di una serenità di fondo e della conoscenza che si vive in un grande museo all'aperto, in cui non si può urlare, non si deve disturbare la quiete di tutti. Ed anche nei mercati, pur nella ricerca di clienti, c'è sempre solo un accenno di offerta, senza insistenza, lasciando all'ospite la decisione se en­trare a contrattare o solo guardare...
Mi è sembrato di trovare un grande rispetto per il visitatore, ospite gradito ed accompagnato, ma solo con lo sguardo, da negozianti, guide, tassisti; quindi una sintesi di etnie diverse in piena e tranquilla convivenza.

Una bella visita turistica a compimento di un viaggio assai poco turistico. Ma, come diceva il titolo di un libro di Bruno Zevi, critico e studioso di arte, bisogna “saper vedere”...

Ringrazio tutti coloro che mi hanno seguito, poco o tanto, e che mi hanno dato suggerimenti di ogni tipo. Non ho messo foto, avete ragione. Ma quando stam­però la raccolta di queste note, nel libretto ci sarà anche un CD con le foto: il ricavato sapete bene dove andrà!



sabato 22 marzo 2014

Ultima notte a Warlock... anzi a Kasaala!



Chissà come mai mi è rimasto impresso indelebilmente nella memoria il titolo di questo film western, se non ricordo male con Richard Widmark, ed ogni vol­ta che trascorro un'”ultima notte” da qualche parte (devo dire che capita anche spesso!) mi torna in mente la scena del treno che parte all'alba...

Bene. E' quasi finita la settimana. Oggi abbiamo fatto l'ultima “cerimonia”, si fa per dire, con la consegna al direttore della scuola tecnica “St. Kizito” della sua aula informatica (“computer room”) ampliata e riempita di tavoli e computer. Alla consegna-inaugurazione c'erano anche i neo-do­centi di informatica, la suo­ra direttrice della scuola tecnica femminile, an­che lei interessata all'aula per le sue allieve di “economia domestica”, ed alcuni studenti che avevano partecipa­to ai corsi. Promessa di tutti: cominciamo al più presto i nuovi corsi! Sanno bene che se non lo facessero, i ragazzi delle scuole si arrabbierebbero molto...
Fuori dall'aula anche la targa a ricordo dei “donors”!

In effetti questo progetto si conclude nel migliore dei modi, grazie soprattutto proprio alla volontà dei giovani studenti ed insegnanti, anche se padre Giorgio e i direttori delle due scuole tecniche hanno fatto sicuramente in modo egregio la loro parte.
Proprio gli studenti e gli insegnanti che hanno fatto il corso mi hanno salutato dicendo che “è l'ora di piangere...”, voglia di pianto stemperata dalla promessa che tor­nerò il prossimo anno a fare un corso di aggiornamento ed un altro cor­so per preparare nuovi insegnanti. Speriamo di poter mantenere...

La settimana è trascorsa piuttosto calma, con l'unico impegno di incontrare per due volte i cinque migliori ex-alunni di informatica per chiarimenti e risposte ai loro quesiti, ma anche per dare loro un'idea su come organizzare i prossimi corsi.
In compenso ho avuto tempo di andare un paio di volte a Luweero, la “città” più vicina. Il mercato è grandissimo e si svolge per strada, con banchi e tova­glie per terra, vestiti, frutta, sementi, materassi, scarpe cinesi, ciabatte di ogni colore e forma...
Volevo fare una bella targa-ricordo, ma i vari negozi che stampano, plastificano ecc. chi aveva la stampante senza cartuccia, chi non aveva la corrente elettri­ca, chi non funzionava la plastificatrice! Ad ognuno mancava qualcosa: alla fine andiamo in diocesi, dove avevo fatto stampare i “certificati” e lì avevano tutto funzionante... Detto e fatto!
Ma devo ricordarmi che, anche se sono in partenza, sempre in Africa sono e quindi questo tipo di cose è normalissimo.

Oggi mi sono trasferito a Kampala e stanotte partirò per Istanbul, alle 5 del mattino: il taxi, prenotato già da Kasaala, arriverà all'una e mezzo a prendermi per portarmi in aeroporto. La serata la passo a M'Buya, dai comboniani, perché ho chiesto un incontro con padre Silvester, padre provinciale dell'U­ganda, che mi ha anche invitato a cena.

Con padre Silvester ci siamo sempre “sfiorati”: non eravamo mai riusciti ad in­contrarci. Quando il mese scorso era a Roma, tramite amici, gli avevo fatto avere per la firma, la richiesta di pannelli solari per l'alimentazione dell'aula di informatica all'Onlus dei laici comboniani “Economia Alternativa”. Ora mi faceva piacere incontrarlo e conoscerlo finalmente di persona.
L'incontro è stato veramente molto cordiale. Non ho fatto fatica a capire quan­to sia preparato e, essendo ugandese, anche molto aperto all'ascolto delle ra­gioni, poche, e dei torti, tanti, del governo ugandese che sta preparando leggi assai poco popolari e poco orientate alla libertà dei cittadini, anche a livello personale.

In un salottino aspetto il taxi fino all'una e mezzo, passeggiando e chiacchie­rando con altri padri che rientrano dopo cena e mi raccontano delle loro missio­ni e mi fanno venire voglia di tornare per andare a trovarli nelle varie zone del­l'Uganda, come padre Vidori, che risiede a Kotido, dove c'è anche il vescovo comboniano italiano padre Filippi.

Arriva anche in anticipo il taxi... si parte!

Ciao Uganda! Speriamo di rivederci il prossimo anno... se non si può prima!



domenica 9 marzo 2014

Una “vacanza” lavorativa...


Dopo la fine dei corsi a Kasaala mi ero programmato una settimana di “vacanza” in alcune zone dell'Uganda che non conosco. Avrei voluto andare in Karamoja, ma il vescovo di Kotido, Filippi, è in Germania. Così ho limitato il mio giro all'ospedale di Aber ed alla diocesi di Lira, Uganda del nord, a poco più di cento chilometri da Gulu.

Lunedì mattina, il giorno 3, padre Giorgio mi accompagna alla “bus station” di Luweero, dove i venditori di banane crude e cotte, di bibite, di ananas, di spiedini, assaltano i bus, i “matato” (i pullmini piccoli) e le auto private per vendere qualcosa ai passeggeri... C'è un signore di mezza età con un libretto e il telefonino in mano che mi chiede dove devo andare: a Lira, oppure anche a Kamdini, sulla strada di Gulu, dove si devia per Lira, ma che è a pochi chilometri da Aber. Mi dice subito che sta arrivando il primo bus per Lira, poi si ferma a chiacchierare anche un poliziotto e conferma.

Arriva il primo autobus, ma nonostante l'intercessione del signore di mezza età è pieno e non può eccedere, per legge, i 67 passeggeri. Aspetto il prossimo. Questo è quello delle “poste” (come in Svizzera!): va a Gulu, ma è pieno anche lui...
Attraverso la strada per sostare all'ombra ad aspettare: sono le 9.30 ma il sole è già caldissimo! Mentre osservo gli arrivi e le partenze dei “matato” e delle auto private ripenso all'autostop praticato per anni in gioventù... potrei provarci... magari alla mia tenera età hanno pietà! Attraverso la strada e il signore di mezza età mi chiama perché c'è un pullmino di “musungu”, ma vanno per un'altra strada. Dopo due minuti un ragazzo che vende gli ananas mi fa cenno di andare verso un'auto ferma: il signore di mezza età mi ha trovato il passaggio fino a due chilometri dall'ospedale di Aber! Mi sa che quando torno dovrò pagargli almeno il caffè!

L'ospedale di Aber è su una strada in terra battuta che va verso la savana: il villaggio però si chiama Ataparà. Ospedale bello, in via di ricostruzione, con diversi reparti: maternità, pediatria, chirurgia, medicina interna, AIDS, laboratori di analisi e altro... E' di proprietà della diocesi e gestito dalla stessa con una supervisione dell'Onlus italiana “Medici per l'Africa - CUAMM” di Padova, e con la nuova presenza di “Informatici Senza Frontiere” per la supervisione del sistema informatico in fase di installazione.

L'accoglienza di Marco e Maria Grazia, con i loro bimbi (Francesco, 4 anni, biondo e Samuel, 3 anni, ugandese, quasi adottato), è veramente degna della loro veste di “laici comboniani”. Dormo nella guest-house dell'ospedale, ma per due giorni mi tengono a mangiare con loro e con Marta, un'altra ragazza volontaria italiana appena arrivata per la prima esperienza africana. Per sdebitarmi, riesco a regalare ai bimbi un pacchetto di biscotti secchi e una bustina di “banana-chip”, bananine fritte, a cui fanno una festa eccezionale! Quanto mi ero portato per il viaggio non ripensando alle banane arrosto di Kaffu-Bridge, questa volta fornite in sacchettino di plastica!

Dopo il pomeriggio di riposo e conoscenza, alle nove si va a nanna. Domani ho già programmato un incontro con il softwarista dell'ospedale e con due suoi colleghi che si occupano del software applicativo usato dall'ospedale, di cui si dovrà occupare fra una decina di giorni il mio collega di ISF Alessandro.

Mercoledì mattina Marco mi porta a Lira, dove devo trovarmi con l'amico padre Cosimo da cui mi fermerò fino a fine settimana. Prima tappa a casa del vescovo italiano, comboniano, mons. Franzelli, bresciano come lo era mons. Mazzolari, il vescovo di Rumbek morto tre anni fa.
La “casa del vescovo” è un insieme di tre stanze: una in cui riceve gli ospiti, la seconda in cui lavora e l'ultima, dove dorme; tutto nell'ambito della casa della cattedrale.
Marco gli telefona per strada: “Ciao, bishop (vescovo)! Stiamo arrivando!”...
Alla fine della brevissima telefonata chiedo a Marco la conferma della mia sensazione: “Puzza di pecora, vero?”...

Incontro di un'oretta per conoscerci e invito per il giorno dopo per aiutarlo a risolvere un po' di problemi. Accetto ricattandolo: io vengo a mettere a posto i suoi computer, ma lei mi concede un'intervista per RadioIncontri Cortona!Affare fatto: “vengo stasera nella comunità dove vai a dormire, ceniamo insieme e registriamo”. Sic et simpliciter. Puzza di pecora...
Mons. Franzelli è laureato in giornalismo, ha installato una radio e una tv diocesane, spero mi insegni qualcosa...

Il giovedì mattina lo trascorro al “Centro Catechetico Pastorale” di Ngetta, con i comboniani, che mi fanno girare tutta la scuola tecnica, la scuola primaria, la vecchia sede della “Radio Wa” (“la nostra radio”). Una bella aula informatica manca del tutto! Ce n'è una con dei “Pentium II” del 1998 con caricato Windows XP, che, ovviamente, blocca tutto! Buttiamo via tutto, per carità!

Alle 15 appuntamento “operativo” con il vescovo: sistemazione di qualche problema sul suo portatile, di qualche altro su quello del segretario, e poi su un altro piccolo suo... poi visita alla “Radio Wa”, nuova sede, proprio mentre ci sono tre canadesi che l'hanno in parte finanziata e che hanno una radio privata in Canada. Ottimo. Il mondo è piccolo...
Lancio l'idea di un gemellaggio tra RadioIncontri Cortona e Radio Wa... staremo a vedere cosa ne dicono in Italia...

Alla sera intervista-colloquio con padre Cosimo sulle funzioni del Centro Catechetico: la formazione dei “catechisti”, laici formati a fare da “vice-preti” nelle aree periferiche delle parrocchie. Veramente molto interessante. Domani la spedisco via internet, al pomeriggio “sant'Andrea da Fratticciola” (il tecnico di RadioIncontri) la monterà e sabato si va in onda...

La settimana finisce... lavorando...
Al mattino vado a Lira perché voglio fare due spese, vedere il mercato e spedire la trasmissione da un internet-cafè. Poi devo andare dal vescovo a consegnare un “file” ed a rispondere a qualche altra domanda... finisce con il vescovo che mi dice: “Domani vai via e non ci sono... vengo a salutarti stasera!”... “Ma, eccellenza... scusa... padre Giuseppe: “ubi maior, minor cessat”... ci salutiamo ora!”... Ma sa bene che ora di stasera ha da farmi altre quattro o cinque domande... e così sia!

Domani, sabato, rientro a Kasaala con il bus. Bella la vacanza!!! Spero di riuscire a dormire la prossima settimana: Kasaala è molto più fresca!!!

martedì 4 marzo 2014

Uganda, la propaganda e il sesso



Leggendo questo titolo qualcuno penserà male, qualcuno penserà che sono impazzito, qualcuno verrà invogliato a leggere... voglio subito chiarire che il titolo è provocatorio, ma l'argomento di questa mia “nota” è proprio il sesso.

Dopo un mese e mezzo che leggo i titoli dei giornali e vedo i telegiornali, di stato e non, continuo sempre più a chiedermi cosa c'è dietro tutta la mobilitazione mediatica nei confronti del sesso.

All'inizio della scorsa settimana il presidente Museveni ha firmato la legge contro l'omosessualità: quattro anni alla prima denuncia, l'ergastolo ai recidivi. Qui comincio a domandarmi come si faccia ad essere recidivi e come si faccia ad essere denunciati se non ci mette per strada a fare le sfilate tipo “gay-pride”... eppure un giornale ha pubblicato l'altro giorno una lista di duecento nomi di presunti gay! Dimenticavo di dire che qui non esiste il “garante della privacy”, ma forse hanno più”privacy” di noi...
Parlando con varie persone molto impegnate nel settore sociale e che conoscono bene le situazioni, mi è stato detto che c'è molta confusione tra “gay” e “pedofilo” e che la legge si dovrebbe riferire più a questa seconda categoria. Se così fosse potrei anche non condividere perché ad un pedofilo l'ergastolo lo darei immediatamente! 
In realtà quest'ultima precisazione è già nella legge: i pedofili ottengono direttamente l'ergastolo!
Ma pensando che “c'è confusione” qualche dubbio atroce mi rimane...

Comunque non si parla assolutamente di quanto riportato dai media occidentali, cioè di “caccia al gay”, quanto di preoccupazione per un certo tipo di moralità e di etica visti con occhi molto diversi dai nostri!
L'idea della pedofilia qui è molto molto vaga: i bambini, nei villaggi, ho sempre detto e raccontato, che sono figli del villaggio e non di una famiglia... e possono circolare tranquillamente senza pericolo. Anche qui a Kasaala, dove ci sono le scuole primarie, alla mattina presto e all'una, i bambini, anche i più piccoli, vanno e tornano da scuola a frotte senza pericoli e senza le mamme in SUV che li portano fino alla porta della classe... come succedeva a me a Roma negli anni '50: circa due chilometri a piedi per andare e altrettanti per tornare, accompagnandoci tra compagni che abitavamo sullo stesso percorso.

Un altro argomento che fa scalpore è la proposta di legge sulla pornografia, su cui si stanno facendo anche sondaggi tv.
Anche qui, vedendo i servizi giornalistici delle varie emittenti, si ha la netta sensazione che ci sia molta confusione: si continua a parlare di legge contro la pornografia, ma si mandano servizi che riguardano l'uso della minigonna e l'esposizione eccessiva del corpo femminile, troppo “provocanti ed eccitanti” per chi passa per strada! I servizi mostrano donne in giro di notte in minigonna (probabilmente ragazze che lavorano in qualche locale notturno), lati B già difficili da apprezzare anche in abito lungo che, rivestiti da minigonne attillatissime mostrano l'”effetto baule”, ma, sinceramente, devo dire niente di scandaloso. Il maggior dubbio è però sul legame tra la pornografia (nel senso delle pubblicazioni oscene) e l'abbigliamento femminile...
La legge, tra l'altro, parla anche dei video musicali, che non devono trascendere certi limiti, e dell'abbigliamento in genere. Vedremo come andrà a finire!

Oggi è presntata una terza legge che ha a che fare con il sesso, anche se molto più importante: la richiesta di legalizzare l'aborto. Ci siamo.
Il governo ugandese sta premendo sull'acceleratore dell'”anti-porno”, dell'”anti-omosessualità”, dell'abbigliamento femminile... poi ci si trova la richiesta di legalizzare l'aborto. Mi sembra che ci sia un grande controsenso in tutti questi argomenti: da una parte si vorrebbe occidentalizzare il paese, dall'altro si pongono limiti ai comportamenti che riguardano la sfera più privata della vita umana. Da un lato si vede l'Islam come un pericolo e dall'altro ci si comporta come nei paesi islamici più integralisti!

Per finire, l'altro verso della medaglia: quali sono i problemi reali di questo paese? Come avevo già avuto modo di scrivere in qualche “nota” precedente, l'Uganda ha, in questo momento, il suo esercito impegnato in Somalia, in Sud Sudan, nella Repubblica Democratica del Congo e forse anche nella Repubblica Centrafricana. Di questo i giornali parlano solo quando gli USA minacciano di mettere sanzioni economiche se non ci fosse il ritiro immediato dal Sud Sudan, per esempio. La risposta di ieri del presidente ad Obama è stata: “diventeremo amici di Putin!”...
Sinceramente ho qualche dubbio che Putin abbia tempo e voglia di finanziare uno stato a dittatura “democratica” come questo, oltre che per i suoi problemi con l'Ucraina, anche perché qui il governo è molto più amico di chi paga di più, e quindi non solo perché anche Putin sta facendo la guerra agli omosessuali.

Il telegiornale di stasera metteva in evidenza che, dovendo esserci le prossime elezioni nel 2016, forse sarebbe meglio “rinviarle” al 2021, visto che si dovrebbe affrontare una riforma strutturale del sistema parlamentare e politico: noi votiamo ogni tre anni... qui si pensa anche di rinviare le elezioni di 5 (CINQUE) anni... Intanto il leader dell'opposizione ha detto che non si presenterà candidato alla presidenza...
Quale è la sua idea di “opposizione” non è dato sapere, ma l'impressione è che sia già “sicuro” di perdere e non voglia fare la brutta figura.

Ecco, l'impegno militare in diversi paesi africani, e la mancanza di una vera lotta alla corruzione al negativo; la lotta alle malattie endemiche e all'AIDS, in positivo, vengono solo raramente accennati in TV... ma ci sono, nel bene e nel male!