Progetto INFORMAFRICA


Ridurre il "digital divide" portando la nostra CONOSCENZA
in modo ETICO e RESPONSABILE, ma non i nostri "modelli di vita"

giovedì 4 febbraio 2016

5 – La vita oltre la scuola




Tra sabato e domenica sono riuscito, con la collaborazione dei padri Comboniani, a fare alcune “visite guidate” molto particolari ed interessanti.

Sabato pomeriggio ho chiesto a padre Pedro se volesse fare una passeggiata (so che a lui fa piacere camminare ed io ne sento la necessità: stare in piedi sei ore al giorno non mi piace, ma lo faccio, ma camminare è ben altra cosa!).
Risposta affermativa, “ma non andiamo verso il mercato, andiamo verso fuori..”; risposta affermativa: “non ho da fare shopping, oggi!”.
Ci avviamo sulla “strada nazionale” che va, alla lontana, a Rumbek. Chiacchierando si fa presto… dopo un paio di chilometri, vediamo del fumo: i pastori di un accampamento di vacche stanno bruciando le sterpaglie dopo il passaggio degli animali, per far crescere meglio, dicono loro, l’erba per la prossima stagione. Continuando a chiacchierare fra noi, ma anche con i passanti che salutano e che sono quasi tutti pastori che stanno andando o tornando dal mercato, arriviamo al “cattle-camp”: lo spettacolo è surreale…
Le vacche stanno rientrando, siamo quasi al tramonto, e le donne e i giovani stanno legando i vitellini; le anziane preparano i fuochi per cuocere la cena, unico pasto quotidiano, gli altri sono con la mandria.
Parlando con qualcuno dei “capi” o presunti tali, mi autorizzano, direi che mi invitano, a tornare per fare qualche foto.

La terra è cenere mista a sabbia, i bimbi sono seminudi e con il corpo e la faccia interamente sbiancati dalle cenere… bellissimi e apertissimi a stringere la mano dei “bianchi” o a toccare le mie braccia, pelose come le loro capre… Le poche donne sono intente ai lavori domestici. Le “case” sono costituite da stuoini posti a terra, mentre quattro o sei pali sostengono il tetto che è un altro stuoino: all’interno, si fa per dire, due letti grandi senza materassi ma con qualche coperta, su cui tutti i componenti della famiglia dormono, sognano, fanno l’amore e fanno figli… ce ne vogliono tanti per continuare l’etnia, il gruppo e tramandare le mandrie… troppi muoiono presto, per la cattiva alimentazione, per l’AIDS che si tramandano, per gli incidenti che noi chiameremmo “domestici”, legandoli al concetto di casa (“domus”) tipicamente nostro.
Ho qualche foto “di repertorio”, ma andrò a farne altre…


Non faccio in tempo a metabolizzare le scene del “cattle-camp”… dormo benissimo, ma nel cuore rivedo le scene e penso agli impossibili paragoni con l’Europa, l’Italia, l’Occidente opulenti e spreconi… Ripenso alle foto che voglio fare e che farò…

Domenica mattina padre Giovanni mi invita ad andare con lui, dopo la messa in inglese, in un villaggio a circa 15 chilometri: deve dire la messa in un piccolo villaggio di poche capanne, qualche vacca e uomini e donne lebbrosi, anche loro con un notevole numero di bambini che potrei definire “ancora sani” 
Ora la lebbra si cura: tutti vanno periodicamente a farsi visitare e curare all’o-spedale di Yirol, dell’associazione padovana “CUAMM – Medici per l’Africa”, diretto dalla dottoressa Arianna e gestito anche da altro personale italiano e locale.


Mentre qualcuno degli uomini e qualche giovane preparano la messa, le donne stanno cucinando: preparano la “birra” locale, fatta con mais bianco, sorgo e altro, per noi quasi imbevibile.
In una capanna una ragazzina e una anziana si stanno vestendo: mettono il vestito per la messa… colori sgargianti, fazzoletti coloratissimi in testa e bambini in braccio…
In tutti si vedono le lacerazioni del corpo, le deformazioni degli arti, ed in tutti si vede la voglia di vivere, il desiderio di stringere una mano, il bisogno di una parola… ripenso al bacio al lebbroso di san Francesco…

La messa, come sempre nei villaggi, ma qui in modo ancor più evidente, è molto sentita: si prega tutti, si balla tutti, si accompagnano i canti con la danza del corpo e delle mani. Senza esagerazioni: non è una messa devozionale o superstiziosa, ma una manifestazione di ringraziamento al Padre Eterno, senza troppi interrogativi teologici o filosofici, ma con una fede grandissima…

Si prega soprattutto per la Pace. Mentre fuori dalla chiesa, lungo la strada a cento metri, passano un paio di cingolati che trasportano truppe e sussistenza.
Sì… bisogna proprio pregare… gli “uomini” che stanno cercando le soluzioni per  una pace seria sono gli stessi che, a casa loro, producono le armi con cui questi si ammazzano… che interesse possono avere affinché si raggiunga davvero una Pace durevole? 
Chi vivrà vedrà...



sabato 30 gennaio 2016

4 – La Pace sembra avvicinarsi…



Martedì grande festa ad Yirol! Finalmente, dopo tanti rinvii, ripensamenti e discussioni, è arrivato il nuovo governatore della nuova contea… Chiusi tutti i negozi, esclusi bar e ristoranti (uso i termini occidentali ma con un’accezione assolutamente diversa!) e anche io ho lasciato a casa gli insegnanti che fanno il corso al pomeriggio, per farli andare alla presentazione del nuovo rappresen-tante del governo.
Un passo a vedere l’ho fatto anche io, con padre Pedro. Cinque ore di discorsi di tutti coloro che ricoprono un qualsiasi incarico e che quando hanno in mano un microfono sanno quando iniziano ma non prevedono la presenza di ulteriori oratori… Intanto a cinquanta metri i pastori “dinka” trattavano le loro vacche e le loro capre, fregandosene totalmente del governatore e dei suoi chiacchieroni più o meno ufficiali.
Alla fine dei discorsi, verso le 17, pranzo ufficiale in una struttura destinata ai giovani ed ora precettata come residenza provvisoria del “big boss”. Gli altri si divertono a ballare e cantare… mangeranno qualcosa stasera al buio: così non si accorgono di quanto poco c’è nei loro piatti, oggi che qualcosa c’è…

Un segno di pace è stato l’arrivo del governatore. Un altro, forse più forte, è il fracasso dei “big tanks” (autocisterne articolate) che attraversano, dalle 5 del mattino fino verso le 23, il villaggio: la nostra comunità è a circa 100 metri dalla strada, ma ci sono alcuni “bumps” (dossi rallentatori) vicini, che contri-buiscono notevolmente a farli rallentare, saltare e poi ripartire con il gas al massimo: una musica un po’ “heavy metal” accompagnata da una quantità industriale di polvere rossa che entra nei polmoni…
Dietro il passaggio di queste enormi cisterne si avverte il nuovo inizio della vita produttiva… tornano dal nord del paese, dove i pozzi di petrolio sono ancora chiusi, ma in riparazione, e vanno a riempirsi in Kenya, Congo ed anche in Uganda, almeno fintantoché il presidente Museweni non deciderà di passare dalle parole minacciose ai fatti, visto che il Sud Sudan non paga i debiti fin qui contratti verso l’amico (mi sembra molto ex!) ugandese. E qui un po’ di paura potrebbe anche venire: l’Uganda, piccolo paese equatoriale, ha uno dei maggiori eserciti del continente africano e, quasi sicuramente, ha ancora truppe schierate proprio in Sud Sudan… Durante i colloqui per trovare una soluzione pacifica alla guerra civile in atto, l’Uganda era stata invitata a far rientrare le sue truppe nei propri confini, ma la risposta era stata un “no” molto secco: “dobbiamo difendere i nostri interessi in Sud Sudan!”…

I due corsi di informatica proseguono di buona lena ma con risultati abba-stanza alternati: i giovani del mattino si impegnano alla morte e sono bravi; gli insegnanti non sono disposti a perdere il loro tempo per imparare… come ho già detto, essendo insegnanti, devono insegnare… cosa non è dato sapere, visto che il computer non lo hanno mai visto né usato!

La vita in comunità procede bene, i missionari lavorano tutti molto e accolgono diversi ragazzi a fare lavoretti di tutti i generi, dal giardinaggio alla muratura alle piccole commissioni, tanto per non regalare loro il mangiare o la retta scolastica… Il mangiare è sempre buono, anche se articolato su un menu più o meno settimanale. Praticamente per una settimana si mangia una serie di piatti e poi la settimana dopo si cambia qualcosa: i fissi sono, come sempre e ovunque, riso e polenta di mais bianco (in Uganda c’è quella di banane planten, in Centrafrica di manioca e così via). Poi si aggiunge qualcosa di calorico (lenticchie o fagioli o ceci) e, se ci sono, pane, frutta o tonno… Un paio di volte alla settimana c’è anche una pastasciutta favolosa o la carne o, come stasera, il pesce del fiume affumicato, ottimo!
Niente di cui lamentarsi. Poi, se si ha fame, ci sono i soliti biscottini indiani o kenyoti ricchi di glucosio (alla faccia di noi occidentali!).
La colazione invece è a base di caffè (tostato in casa, all’italiana) o thè ugandese, poi latte condensato, di cui io non considero nemmeno l’esistenza, biscottini e a volte la marmellata. Mancano quasi del tutto le uova e, in questa stagione, anche le verdure scarseggiano assai, come la frutta. Ma padre Giovanni, per farmi stare bene, sta inventando di tutto: ha portato in tavola, un po’ per volta, papaya, bananine piccole, jackfruit e così via!

Il caldo torrido sembra sia passato e da un paio di giorni si dorme meglio, anche con un lenzuolo o una copertina… La minima oggi alle 7 era intorno ai 20°, ma la massima sale sempre intorno a 38°… Speriamo che la stagione delle piogge non arrivi troppo presto, ossia almeno fino a quando ci sono io!




sabato 23 gennaio 2016

3 – Al lavoro



Domenica pomeriggio padre Pedro, dell’Ecuador, mi invita a fare una passeggiata verso il centro del villaggio, il mercato, la vita… Così scopriamo che i pastori Dinka, ormai a fine stagione, si stanno sfidando nella nobile arte marziale dell’”Ayyang”, la nostra lotta greco-romana, l’americano “wrestling”.
Mi tornano in mente le belle foto scattate quasi sei anni fa a Mapuordit, con ragazzi e ragazze truccati e nei costumi da battaglia e li rivedo con gioia dopo questo tempo di assenza. Qui la piazza in cui si svolge il torneo è molto grande e ci sono oltre duemila persone intorno a guardare e a fare il tifo. Padre Pedro e io non superiamo il metro e sessantacinque e siamo tagliati fuori dalla possibile visione di alcunché, ma i pastori e i giovani dinka (tutti oltre il metro e ottanta) sono felici di vedere i “bianchi” che partecipano e ci fanno largo per farci andare davanti a vedere…
Dopo aver visto qualche incontro, ringraziamo chi ci ha aiutati a passare, andiamo a dare un’occhiata al tramonto verso il lago e poi torniamo alla missione quando ormai sta venendo scuro.



Fine settimana in quasi completo relax, quindi, ma domani si comincia con la scuola vera e propria: una settimana quasi completa di teoria e le prime “toccate” di tastiera… E’ sicuramente la più difficile: la teoria senza la pratica è difficile, ma so già che, piano piano, capiranno ed accetteranno questa via.

Il gruppo del mattino, studenti delle superiori, sono disciplinati, attenti ed impegnatissimi a capire tutto, anche se, ovviamente, non tutti ci arrivano subito… Al pomeriggio gli insegnanti sembrano interessati ed attenti, ma presto mi rendo conto che, avendo fatto solo la scuola primaria, mancano delle basi di ragionamento che i ragazzi invece hanno. In più manca la capacità di adattamento al ruolo di studente: loro sono insegnanti e quindi io dovrei insegnare loro secondo i loro criteri di base, che però non hanno, non avendo mai partecipato a meeting, conferenze o altre sessioni di apprendimento… sono insegnanti e questo li qualifica!
Già al primo giorno due cellulari squillano ed un insegnante arriva tardi… il terzo giorno non arriva proprio… dal quarto ha cominciato ad essere puntuale… Speriamo in bene… Dopo tre giorni di questo andazzo, alla minaccia di espulsione, raggiungiamo un accordo: niente espulsione, ma sanzione di 5 scellini (10 cent di euro), per ogni “scorrettezza”: a fine settimana ho raccolto un euro dagli insegnanti e 10 cent dai ragazzi, ma questi sicuramente hanno capito che devono cambiare sistema!

La vita in comunità è sicuramente ottima: quattro padri Comboniani e un confratello al momento assente… Padre Giovanni Girardi ha organizzato il corso, voluto dalla comunità, con l’aiuto di fratel Jaczek (polacco) e sotto la guida di padre Joseph (spagnolo), che è anche il parroco… Poi ci sono padre Pedro e padre Boris, del Togo, molto giovane ed efficiente! Anche lui, come tutti i togolesi, lo prendiamo in giro perché, essendo la sua nazione lunga ma molto stretta, i campi di calcio sono messi longitudinalmente, una porta a nord e una a sud, altrimenti sarebbero una in Costa d’Avorio e una in Benin, gli stati confinanti… Ma lui lo sa bene e ci scherza anche lui!

Sul mangiare non ci si può mai lamentare… si mangia e a sufficienza! La scorsa settimana in tavola c’erano: polenta di mais bianco, riso lessato, ceci, e un brodo normalmente misto… ogni tanto si arriva ad avere anche il pane…
Questa settimana, invece, è iniziato il ciclo delle lenticchie al posto dei ceci…
Padre Giovanni, che mi sono conquistato portandogli un chilo di parmigiano, un panettone e due bottiglie di grappa,  cerca di non farmi mancare nulla…
Lunedì ha fatto fare le tagliatelle al sugo, martedì ha comprato il pesce di fiume e giovedì la carne… Fantastico! Ed oggi la sorpresa di fine-settimana… radicchio coltivato da lui, padre Giovanni e lavato e disinfettato con le sue mani: una scorpacciata con un po’ di aglio, cipolla, pepe nero, un pizzico di sale, olio extravergine europeo (della Coop)… certo non è quello del “Giglio”, dei miei padroni di casa, della Valdichiana, ma va benone!
Insomma… niente da dire… E poi “non si deve parlare a bocca piena”, diceva la mia mamma…

Poi ci sono le novità politiche, e meno male che non sono di guerra!
In questo fine settimana dovrebbe finalmente arrivare il nuovo governatore, che in realtà sono tre! In pratica la regione “Lakes”, che aveva capoluogo a Rumbek, è stata divisa in 3 parti ciascuna affidata ad un governatore, ma i 3 governatori non sono indipendenti: ognuno ha responsabilità anche sull’opera-to degli altri, così si pensa di ovviare alle rivalità tribali, qui assai poco sentite, in quanto siamo in una zona abitata solo dal popolo Dinka. Insomma… siamo sempre appesi ad un filo…

Per gli amici interessati a seguire notizie e altre storie e storielle, due link:
www.radioinconti.org su cui potrete seguire le trasmissioni settimanali di “Reflex, notizie su cui riflettere” e “Volontariando”
www.facebook.com alla pagina di UnimondoFace2Facebook, dove potrete trovare qualche mio articoletto sulla situazione politica.

Alla prossima "nota"!



domenica 17 gennaio 2016

2 - Un viaggio da ricordare



I viaggi sarebbero tutti da ricordare… ma ci sono quei viaggi che uno si ricorda anche se non vuole! Il mio ritorno in Sud Sudan, dopo oltre tre anni, è stato quanto meno piuttosto complicato da un punto di vista logistico-organizzativo.
Sicuramente le voci del proseguimento della guerra civile tra le ormai decine di raggruppamenti etnici, interetnici e politici, l’appello del Papa a fine anno per una pace ed una soluzione diversa dalla guerra in Siria, Libia e, appunto, Sud Sudan, le problematiche inerenti il Daesh (o ISIS che dir si voglia) e così via non invitavano ad un viaggio qui, ma non si può lasciare solo nessuno, tanto meno quando sei chiamato a fare qualcosa per persone, o popoli, o genti che ti conoscono e che ti chiedono aiuto per crescere! Come dice Salvini, dalla sua comoda poltrona, “aiutiamoli a casa loro!”… Ma facciamolo!

Il viaggio fino a Juba è stato quanto di più normale, compreso un ritardo di quasi un’ora alla partenza, ampiamente recuperato durante il volo fino al Cairo.
Arrivo a Juba preoccupato solo per le valige che contengono un paio di PC, il proiettore per la scuola, qualche medicinale e qualche piccolo omaggio culinario per i missionari (panettone, grappa e parmigiano)… Ma qui, con un po’ di malizia e un doganiere sorridente e gentile tutto si risolve in due battute.
Il problema nasce dalla richiesta di “visto”: i 100 dollari che pago non vanno bene perché qui accettano solo banconote recenti… Mi aiuta “san” Simon, l’autista e molto di più dei Comboniani, che va a cambiarmi la banconota. Nasce il secondo problema: manca la lettera di invito che qualcuno si è dimenticato di mandarmi. Un’altra banconota da 100 dollari (anche se vecchia) sostituisce la lettera… Pazienza!
Il visto all’aeroporto è solo per un mese: lunedì mattina, foto e autorizzazione pe tre mesi…
Ma sono sempre a Juba, e la mia destinazione finale è Yirol, a circa 300 chilometri di strada o a 45 minuti di volo. La previsione è di fare i documenti al mattino e partire il martedì… Alle 10 ho già i documenti. Alle 12,50, sempre Simon, viene a chiedermi se sono pronto perché ci sarebbero un volo con un posto libero tra un’ora: sapendo come funziona… sono prontissimo! Andiamo in aeroporto, a dieci minuti dalla missione, rimaniamo lì un paio di ore, fin quando ci dicono che il volo (un charter con un posto libero) è rinviato al mattino dopo alle 9. Va bene anche così.
Martedì mattina alle 7 sono pronto all’appuntamento con Simon che, almeno questa volta, mi tira il bidone e arriva alle 8.15… Aeroporto… 2 ore e mezzo con altri due volontari italiani che vanno un altre zone… anche loro in balia di piccole compagnie locali che hanno un aereo solo, magari guasto, e prendono comunque prenotazioni e soldi…Alle 11.30 torniamo alla missione: la partenza è rinviata alle 13… Si mangia un pezzo di pane e un bicchiere di acqua e ritorniamo all’aeroporto: finalmente alle 15 si parte con un piccolo aereo di fabbricazione lettone (ci sono anche questi!) e due piloti neri grandi e simpatici come Bud Spencer. Meno di un’ora ed atterriamo, finalmente!, sulla pista di terra battuta di Yirol!
Grande festa, padre Giovanni Girardi si è preoccupato di telefonare per sapere se ero riuscito a partire quando ha sentito arrivare l’aereo…
Bellissimo rivedere questo posto! Cinque anni fa avevo scattato qualche foto…
Domani si comincia a preparare l’aula e il corso.

Mercoledì andiamo di buon’ora a vedere l’aula: padre Giovanni, fratel Jaczek e due ragazzi che collaborano con loro, hanno fatto le cose proprio per bene! Organizziamo per l’indomani anche i pre-colloqui con i partecipanti. Scopro che sono ben venti, dieci ragazzi della scuola secondaria e dieci insegnanti della primaria: sdoppiamo il corso e terremo i ragazzi al mattino e gli insegnanti al pomeriggio. Sei ore al giorno, con 35° al mattino ed oltre 40° al pomeriggio… Speriamo di riuscire a tenerli,  o meglio, a tenerci svegli…

La presentazione ed il pre-colloquio con i partecipanti fa sorridere i ragazzi: solo gli insegnanti sono arrivati poco puntuali ed un paio ha anche lasciato il cellulare acceso… “Siamo meglio noi giovani!” hanno subito sentenziato… Conoscendo la tipologia e la preparazione degli insegnanti locali (gli insegnanti della primaria hanno frequentato solo la primaria!) non ci si può nemmeno stupire! All’inizio della presentazione padre Giovanni è stato drastico: “… ricordatevi che qui non siete insegnanti, ma studenti! Evitate quindi che l’insegnante debba mandarvi a casa come fate voi con i vostri studenti!”… La grande risata seguita a questa affermazione ha nascosto la forte preoccupazione che succeda davvero!

Ora aspettiamo lunedì per l’inizio dei corsi… Buon week end a tutti!



La strada nazionale che da Juba porta al nord, verso Rumbek e Wau... Siamo a 200 metri dalla missione dei Padri Comboniani e dalla base operativa del CUAMM - Medici per l'Africa



giovedì 24 dicembre 2015

Una nuova scuola a gennaio e un aiuto ADESSO!



Buon Natale e Buon 2016!!!

Innanzi tutto un grazie a tutti coloro che mi leggeranno ancora ed anche a coloro che lo faranno per la prima volta...

Quando parto per una nuova "missione", riapro questo blog, che raccoglie le mie impressioni, le mie sensazioni, le mie "avventure" in Africa (per ora!)...

Questa volta ho deciso di farlo prima, chiedendo anche un aiuto... ma come... sì, un aiuto... ne avevo chiesto uno da Ngetta e molti hanno contribuito e il progetto è stato realizzato a tempo di record... Oggi sono a chiedere un aiuto "preventivo": il "Progetto Informafrica - Comboni Secondary School - Lweero-Kasaala" si realizzerà nella seconda parte del 2016 o nel 2017, ma occorre cominciare a raccogliere i fondi per realizzarlo... quindi l'associazione "Economia Alternativa onlus", che finanzierà questo progetto, ha aperto un "canale preferenziale" sul suo conto (cod. fiscale 96397590587). Il Progetto sarà co-finanziato da "Informatici Senza Frontiere onlus" (cod. fiscale 94106980264).
Ogni versamento fatto con la causale del progetto come sopra, verrà registrato e verrà fornita la documentazione per le detrazioni fiscali.
Chi vorrà partecipare a questo progetto potrà richiedermene copia via e-mail o con un messaggio su Facebook, Messenger o Whatsapp (paolomerlo@aol.com).

Ed ora riprendiamo il discorso attuale...
Partenza programmata per il 7 gennaio da Roma con sosta al Cairo e arrivo a Juba (Sud Sudan) il giorno 8. Di qui sarò portato ad Yirol, nella regione "Lakes", dove si trova anche Mapuordit, in cui sono stato per diversi mesi nel 2010 e 2011.
Yirol è una piccola "cittadina" a circa 150 chilometri da Rumbek, capoluogo della regione, a 80 km da Mapuordit e circa 300 da Juba. Ci ero stato per un convegno giovanile nel 2010 con l'allora vescovo di Rumbek mons. Cesare Mazzolari, comboniano, mancato improvvisamente nei giorni di luglio 2011 successivi all'indipendenza dal Sudan, per cui si era battuto moltissimo.

In questa cittadina ci sono alcune scuole e la missione del Padri Comboniani, un ospedale del CUAMM - Medici per l'Africa di Padova e poco altro. Siamo vicini ad un fiume molto pescoso e traversato dal "ponte Italia", costruito una ventina di anni fa dal Genio Militare italiano.

Nella Parrocchia è stato costruito un centro giovanile e questo è in fase di attrezzatura di un'aula di informatica. realizzata, ancora una volta, con la collaborazione di "Economia Alternativa", "Informatici Senza Frontiere", i Padri Comboniani e il sottoscritto che cercherà di formare i docenti per la scuola.

Sarà una gioia continuare ad informarvi sulle vicissitudini della realizzazione di questo progetto e cercherò di farlo puntualmente, sia attraverso questo blog, che verrà segnalato di volta in volta su Facebook, sia tramite la trasmissione radiofonica "Volontariando", per l'emittente di Cortona "Radio Incontri InBlu", ascoltabile in podcast sul sito www.radioincontri.org...

Sarò felice anche di dare riscontro a chiunque voglia porre domande o considerazioni sul progetto e sulle "note di viaggio".

Auguro a tutti un LIETO NATALE ed un 2016 pieno di PACE e SERENITA'.





martedì 14 aprile 2015

13 – Da Kampala a Roma, passando per Il Cairo


Chiedo scusa per il ritardo... ;)

Dopo il viaggio notturno da Moroto a Kampala speravo proprio in un paio di giorni tranquilli, con qualche commissione da fare, una bella chiacchierata con padre Silvester, provinciale dei Comboniani, l'intervista per la RadioIncontri…

Prima l'albergo in centro, sopra il mercato centrale di Nakasero, bellissimo a visitarsi ma piuttosto rumoroso dalle 6 del mattino ad oltre la mezzanotte, poi la città e le commissioni da fare, insomma, qui non si riesce a riposare!
Tanto per finire in gloria questa settimana di vera “quaresima”, vado a mangiare da “Fido-dido”, locale notissimo, anche se molto economico, sulla strada principale del centro, “Kampala Road”. Riesco a farmi ribaltare l'apparato digerente da pollo e patatine fritte, che però anche Fred Bongusto mandava giù a mala pena negli anni '60, ma a Detroit…
Sabato, giorno della partenza, vado a trovare padre Silvester prima di pranzo, così non mangio… Una bella intervista, con uno sguardo ampio sulla situazione pre-elettorale dell'Uganda, e soprattutto sulla situazione dei missionari e della Chiesa locale. Il Paese Uganda non potrà mai decollare se l'esercito rimarrà il maggior datore di lavoro e le guerre altrui la maggior fonte di guadagno, unitamente alla svendita del territorio alle multinazionali economiche (Monsanto, ecc.)… e la gente non si ribellerà, essendo pensiero dominante che andando via questo presidente, il prossimo potrebbe essere anche peggio…

Pomeriggio di riposo presso la “guest-house” delle suore Comboniane, posto veramente tranquillo e silenzioso, dopo un leggero pranzo, sano ed appetitoso, al nuovissimo centro commerciale per bianchi e ricchi “Nakumatt Village”, tanto per riabituarsi a luci e sprechi consumisti.

A mezzanotte arriva il taxi che mi porta all'aeroporto. Parto alle 4… arrivo al Cairo alle 7.30, dove trovo l'auto dell'albergo che mi è venuta a prendere. Anche qui… dalle 9 alle 12 devo aspettare la camera per andare, finalmente,
a dormire!
Al pomeriggio quattro passi in centro, piazza Tahrir, le vie dei negozi, e poi di nuovo a dormire… Domani voglio visitare il primo piano del Museo Egizio, poi vedremo come è il tempo.

Il Museo Egizio l'ho già visitato tre anni fa, ma questa volta me lo passo piano piano, con calma… è uno spettacolo veramente emozionante!
Martedì sostituisco il museo con una lunga e piacevolissima passeggiata lungo il Nilo, prima in giù, poi in su, sull'altra riva…
Non perdo l'occasione per rischiare di farmi arrestare per aver fotografato, in modo assolutamente involontario, l'ambasciata dell'Arabia Saudita, senza peraltro sapere che di questa si trattava… grazie ad un ragazzo che si è fermato a fare da interprete tra me e il gorilla della “security” saudita, cancello la foto e me ne posso andare senza ulteriori conseguenze… ma se sui palazzi scrivessero cosa sono e se gli uomini delle varie “security” parlassero almeno inglese…
Mercoledì seconda giornata museale: il primo piano, dove si trovano sarcofagi e mummie, e soprattutto le sale di Tutankhamun e di altri grandi della storia egiziana.
Per me è un brivido continuo… un'emozione unica… e pensare che proprio oggi a Torino si sta inaugurando il nuovo museo Egizio, che vidi, in stato di semi-abbandono una ventina di anni fa… andrò presto anche lì…

Giovedì il rientro a Roma… che dire… all'aeroporto del Cairo un gruppetto di italioti rumorosamente maleducati mi fa vergognare e venire voglia di tornare indietro, invece di proseguire…

Così finisce l'avventura del signor Bonaventura…”, senza il milione di lire… ma con la grandissima soddisfazione di aver portato a termine un bel progetto e di averne messi in cantiere altri…

Un grazie speciale, ancora, ovviamente, a tutti gli amici che mi hanno seguito ed aiutato in tutti i modi, ed un arrivederci, o rileggerci, speriamo presto!



martedì 7 aprile 2015

12 - La Karamoja, da Lira a Kotido e Moroto


Finito il lavoro a Ngetta, consegnati i certificati, salutati i missionari, registrato il “gemellaggio” tra “RadioIncontri Valdichiana” e la “Radio Wa” (la “nostra radio”) del vescovo Franzelli, lascio Ngetta e Lira per una settimana di viaggio ricognitivo in Karamoja, dal vescovo di Kotido, padre Giuseppe Filippi, comboniano trentino, e poi da padre Damiano Guzzetti, vescovo di Moroto, comboniano comasco.

Il primo viaggio, da Lira a Kotido, in pullman, dura circa sei ore, per fare meno di 200 km. La strada non è asfaltata, se non per i primi tre chilometri, che si scordano subito. Non è malvagia, la stagione delle piogge ancora tarda a venire e quindi le buche sono ancora poche ed il traffico è assolutamente poco, quindi anche la polvere non è poi moltissima.
Il paesaggio, passando dall'area centrale verso il nord-est, cambia assai ed in modo quasi repentino: si passa dall'Uganda lussureggiante, piena di verde, di alberi altissimi, mogani ed eucalipti, ma anche papaye e banani, ad un paesaggio che mi ricorda subito il Sud Sudan. La savana con i suoi piccoli arbusti, con tanta terra arida, con tante capre e i pastori, con i costumi simili a quelli dei pastori dinka sudsudanesi: un unico pezzo di stoffa legato ai fianchi, ma che cala da una spalla e cinge come una gonna; il bastone, o la lancia, portato dietro il collo con appese le mani; orecchini e bracciali anche per i pastori maschi, ma le donne qui non si vedono.

L'arrivo a Kotido verso sera, in tempo per fare una bella doccia prima di cena. A cena, oltre al vescovo, c'è anche un suo collaboratore italiano, Francesco, che mi ha accolto cordialmente e che domani mi accompagna nelle missioni della zona. Cena ottima, senza eccessi e con tanta cordialità. A letto presto, data anche la stanchezza del viaggio.

Martedì si fa il giro delle missioni per raccogliere i progetti per “Economia Alternativa” e conoscere meglio il territorio. Qui i problemi sono immensi: dalla produzione agricola alle scuole, dalla corrente elettrica che manca (proprio non arriva la rete), all'acqua che dipende dal padreterno e dai cambiamenti climatici, forti e sentiti anche qui, all'istruzione degli insegnanti... il Paese sta cambiando, ma il cammino è lunghissimo. Manca anche la rete telefonica del provider che uso io, così sono anche senza telefono...
Raccolgo qualche progetto agricolo e un progetto per un'aula informatica nella scuola per gli insegnanti elementari. Servono anche i pannelli solari per le pompe dei pozzi, altrimenti le donne continueranno ad essere sfruttate anche per andare a prendere l'acqua.
La sera padre Giuseppe mi concede l'intervista di rito per RadioIncontri, ed
una interessante chiacchierata sui problemi locali.

Mercoledì mattina prendo il “matato”, il pullmino a 15 posti che in un paio di ore mi porta a Moroto: la sabbia qui la fa da padrona, ma basta una doccia per tornare alla normalità. A pranzo ritrovo padre Damiano, che un paio di anni fa mi aveva portato a visitare le sorgenti del Nilo, fuori Jinjia, ma non era ancora vescovo.
Il vescovo è impegnato in un meeting con le donne, ma riesco ad incontrare il parroco di Matany, un villaggio a circa 30 chilometri, sede di un ospedale piuttosto grande gestito dai comboniani, che mi parla di un paio di progetti agricoli interessanti e che mi farà avere.
Alla sera padre Damiano mi concede la sua intervista per lo “Speciale Uganda” di RadioIncontri ed una bella chiacchierata.
Giovedì mattina una cosa che mi emoziona: il vescovo dice la Messa solo per sé e per me... inutile dire che si prega veramente per tutti!
Dopo la colazione visita alla Caritas diocesana e giro in città. Pranzo e preparazione al viaggio della prossima notte... Verso le 17 fratel Francis mi accompagna al bus per prenotare il posto: lo scelgo e do mille scellini al ragazzo che mette la sua giacca sul mio posto.
Alle 20 veloce cena e saluti di rito. Fratel Francis mi accompagna al bus e se
ne va... il posto prenotato è occupato da una signora con un bimbo piccolo. Non la disturbo nemmeno: chiamo uno dei ragazzi dell'organizzazione, si fa per dire, e gli dico che occupo un posto dei loro... Dopo una brevissima discussione decido di rimanere seduto nel posto dello “staff” creando un gran scompiglio e lamentele di tutto il personale: non mi sposto nemmeno un momento, per far capire che l'organizzazione è un'altra cosa: devono essere più seri...
Peccato che, secondo tradizione, nel posto a fianco si siede un essere da 120 chili che mi sovrasta e mi schiaccia per tre quarti del viaggio... ma quando scende... quello che prende il suo posto mi si addormenta su una spalla...
Dieci ore di viaggio di notte, con alcune fermate, nemmeno un minuto di sonno! Alle 7.30 arriviamo a Kampala e devo aspettare le 11 per andare in albergo a dormire qualche ora... ma in città io non ci riesco, anche perché l'albergo si affaccia sul più importante mercato cittadino... beh... dormirò all'arrivo al Cairo, domenica... ma siamo ancora a venerdì!