Progetto INFORMAFRICA


Ridurre il "digital divide" portando la nostra CONOSCENZA
in modo ETICO e RESPONSABILE, ma non i nostri "modelli di vita"

sabato 6 aprile 2019

2 - Buongiorno, Mondo!


Notizie dalla “GREAT FAVOUR CHILDREN’S HOME” di Ruti (Uganda)

e dai progetti che verranno...



Numero 2 – 06/04/2019




Buongiorno, Mondo!” è il nome che ho voluto dare a queste notizie che non saranno periodiche, quindi senza obblighi di frequenza, ma che saranno inviate a tutti coloro che stanno partecipando attivamente al Progetto “Great Favour”, sia con le loro attivi­tà promozionali, sia economicamente, sia con la collaborazione diretta, alle varie fasi dello stesso. Chi le volesse ricevere via e-mail, può inviarci una richiesta corredata dai suoi dati anagrafici ed accompagnata dalla richiesta di riceverla regolarmente.



Ad un mese quasi esatto ritorniamo con questo “notiziario” del Progetto “Great Favour”.

Torniamo ora, prima di Pasqua e del mio temporaneo rientro in Italia, per cer­care di portare a conoscenza di tutti coloro che ci aiutano, in qualsiasi modo e con qualsiasi mezzo, cosa stiamo facendo; di approfondire l’illustrazione del Progetto, la quantificazione delle risorse e quant’altro possa risultare utile alla “trasparenza” del progetto ed all’aggiornamento di chi contribuisce alla sua realizzazione.

Chi volesse organizzare qualche “raccolta-fondi” personalizzata, tipo presenta­zione con cena o altro, può contattarmi via email.




Il Progetto Casa-Famiglia




Un mese fa, nel primo numero di questo “Notiziario”, abbiamo lanciato la sotto­scrizione per poter iniziare a comprare la “casa per l’emergenza”...



Siamo costretti a chiedere, data l’emergenza, di aiutarci quanto prima, come potete… I primi bonifici sono arrivati da alcuni gruppi di persone che si sono impegnate duran­te il periodo natalizio e che ringrazio ancora: da Genova a Foligno, da Bolzano ad Arezzo, sono arrivati 2.500 euro che hanno coperto le tasse scolastiche dei 20 bambi­ni di Sandra e l’acquisto dei vestiti per il periodo scolastico, il loro vitto e alloggio per questi primi mesi e le spese ordinarie della gestione del progetto.”


Alcuni giorni dopo abbiamo lanciato, non senza problemi vari, la stessa raccolta fondi anche attraverso FaceBook…

Purtroppo dobbiamo riscontrare una “tiepidezza” verso il problema, nonostante le promesse di tanti singoli o “gruppi”, che ci ha lasciati perplessi. Avevamo an­ticipato le foto della “casa per l’emergenza” e i costi, nella consapevolezza che non è un “progetto facile”, ma anche che è un “PROGETTO IMPORTANTE”: la vita di questi bimbi deve essere protetta e salvaguardata!



In pratica, dovremmo comprare questa casa, giusto sufficiente a dare un tetto decente e comune a Sandra con i suoi 20 bimbi, e coprire l’emergenza igienico-sanitaria in cui questi bimbi vivono ora. Trattando con il proprietario e con il supporto dei manager di una banca amica, siamo riusciti ad arrivare, tra acqui­sto della casa e lavori di finitura che ci sono da fare, ad un costo finale di 25.000 euro circa.

La piccola banca di credito cooperativo che ci sta assistendo tecnicamente e che potrebbe aiutarci finanziariamente, ci verrebbe incontro con un finanzia­mento immediato e rientro in 3 anni (36 mesi) con un costo di circa 800 euro mensili.

Questa somma dovrebbe essere pagata con il contributo di tutti gli amici che se la sentono di aiutare i 20 bambini, ma anche quelli che ora vanno a scuola in una baracca di legno e che potrebbero avere, dalla seconda fase del proget­to, una scuola nuova e funzionale, con un parco per i loro giochi ed i momenti di vita comunitaria. Certo che, prima arrivano i fondi, prima si chiude il finan­ziamento e prima si finisce di pagare la banca!



Nella seconda fase, vorremmo comprare un terreno piuttosto grande, insieme alla scuola materna/primaria, per costruire un “plesso” che comprenda la Casa-Famiglia e le due scuole, in una zona che è, oltretutto, in rapida espansione: si trova ai margini dell’area di Ruti, in cui stanno convergendo la circonvallazione vecchia e nuova. Da un punto di vista economico, anche secondo gli esperti della banca, è il momento buono per acquistare il terreno anche se non si do­vesse costruire immediatamente: il suo valore potrebbe anche raddoppiare nell’arco di pochi anni…



















La pianta della “casa d’emergenza”
(cucina, toilettes e docce sono esterne)


Al termine della riunione di ieri con il “consiglio direttivo” della banca, viene ri­chiesto che l’acquisto sia fatto da me, piuttosto che da enti diversi. Il mio pen­siero resta quello che ho sempre avuto: alla fine lasciare il tutto, come proprie­tà ed impegno a rispettare le “finalità del progetto”, ad un ente che potrebbe essere scelto tra alcuni presenti in loco: Ordine Frati Minori, Ordine Francesca­no Secolare, Fondazione per i bambini in difficoltà.



Il Progetto “Study Adoption”



Non voglio prolungare troppo questo numero di “Buongiorno, Mondo!” con altre cifre, che darò nel prossimo numero, ma voglio ringraziare i tanti amici che hanno cominciato (e quelli che continuano!) a versare mensilmente una quota per il mantenimento dei bambini al di là delle emergenze.

La scuola di Bukunda, costruita da tutti noi lo scorso anno, ha chiesto di entra­re nel gruppo degli “sponsor” dei bimbi che non potrebbero frequentare per motivi economici. Vedremo quanti riusciamo a sostenerne: i costi sono già mol­to bassi, ma la zona è molto povera ed i bambini sono gestiti molto bene.




Progetto Associazione



Stiamo definendo gli accordi per entrare nell’Associazione “BOZEN SOLIDA­LE”, per poter usufruire di una struttura piccola ma esistente, dei benefici of­ferti dalla Provincia di Bolzano, per aiutare gli amici di questa associazione a crescere, per aiutare chi è arrivato in Italia e rischia di venire cacciato solo per­ché di etnia diversa.

Invito tutti gli Amici che ci seguono da tempo a comunicarmi la loro intenzione di partecipare a questa Associazione che diventerà il nostro “ombrello” e la no­stra “casa comune”.








Per AIUTARE i BAMBINI


orfani e/o abbandonati di Ruti (Mbarara, Uganda)



vi invitiamo ad usare questo IBAN:



BANCA CARIGE : MERLO Paolo – Progetto “Casa Famiglia RUTI”

Codice IBAN : IT47N 06175 14110 000009 206470



Come potete, quanto potete


anche solo sensibilizzando i vostri amici!



Per qualsiasi informazione: casafamiglia.ruti@gmail.com

                                            paolomerlo@aol.com





Per coloro che non sanno a chi donare il 5x1000, indico:



Black&White dei Missionari Comboniani di Castelvolturno (CE)



Codice fiscale: 93043550610




mercoledì 27 marzo 2019

Partecipa anche tu alla realizzazione di questo progetto

          

Potrai contribuire alla realizzazione della Casa Famiglia "Great Favour" Children's House di Ruti (Uganda) con una donazione una tantum e/o con piccole donazioni mensili utilizzando: 
il bottone PayPal qui sopra o versando il tuo contributo sul conto corrente aperto presso la banca Carige con IBAN  IT47N0617514110000009206470 
intestato a Paolo Merlo - Casa Famiglia Ruti.
Grazie a nome dei bambini e delle insegnanti della Casa Famiglia

martedì 5 marzo 2019

1 - Buongiorno, Mondo!



Notizie dalla “GREAT FAVOUR CHILDREN’S HOME” di Ruti (Uganda)

e dai progetti che verranno...



Numero 1 – 04/03/2019





“Buongiorno, Mondo!” è il nome che ho voluto dare a queste notizie che non saranno periodiche, quindi senza obblighi di frequenza, ma che saranno inviate a tutti coloro che stanno partecipando attivamente al Progetto “Great Favour”, sia con le loro attività promozionali, sia economicamente sia con la collabora­zione diretta, alle due fasi dello stesso. Chi le volesse ricevere via e-mail, può inviarci una richiesta corredata dai suoi dati anagrafici ed accompagnata dalla richiesta di riceverla regolarmente.



E’ capitato che questo numero nascesse in un giorno particolare: il 4 marzo.

Niente di speciale! Pure ricorrenze storiche...

Lo scorso anno, come oggi, l’Italia ha votato per un governo che, almeno per una buona parte, sta spargendo odio, rancore e razzismo a mani basse: noi vo­gliamo donare conoscenza, rispetto e aiuto per l’ALTRO che non ha avuto la fortuna capitata a noi di nascere nella parte “ricca” del mondo…

Nel 1943, sempre il 4 marzo, nasceva Lucio Dalla, riferimento musicale della nostra gioventù, ma anche dei giovani di oggi… e Lucio Dalla ha scritto una canzone bellissima, che per me è un ritornello vitale: “Futura”. Avrebbe potuto essere il nome di questo progetto, ma le sensibilità locali sono diverse e biso­gna smettere di esportare i nostri “modelli di vita”: dobbiamo aiutare questi bambini a crescere in conoscenza, cultura, igiene ed educazione, ma anche nel rispetto di tradizioni diverse, senza imposizioni da parte dell’IO sull’ALTRO o vi­ceversa!




La storia di Sandrah e dei suoi bimbi



Sono preziose le stoffe di Sandrah, una giovane donna orfana e senza famiglia, che vive a Ruti e vende tessuti e vestiti al mercato. Nel corso degli anni, le sue stoffe sono diventate sempre più “preziose”… si sono infatti trasformate in una grande coperta fatta dalla sua protezione e dal suo affetto per una ventina di bambini “di strada”, orfani o abbandonati, grazie anche alla collaborazione di altre due donne e degli amici del villaggio!

Una notte però il mercato è andato a fuoco e si è portato via tutto, escluso il sogno di Sandrah, che vuole continuare a dare amore, casa, vitto e istruzione ai suoi magnifici bimbi.

Vorremmo quindi che questa “grande mamma”, con le sue amiche-aiutanti, po­tesse proseguire nel progetto, avendo anche la possibilità di accettare anche “ospiti” che potrebbero arrivare quotidianamente.

Per fare questo occorre dare loro un alloggio degno di questo nome!



I bambini di Sandrah sono oggi venti, otto ragazzi e dodici ragazze, tra i 6 e i 13 anni di età. Dopo la forzata cessazione del suo lavoro, due anni fa, Sandrah ha cominciato ad attingere ai suoi risparmi, che però ora stanno esaurendosi. I bimbi sono ora sistemati in due camere senza servizi igienici, e dormono su pochi letti a castello o per terra… Sandrah continua a pagare l’affitto per questi due locali e per la camera in cui vive lei con il fratello minore, ovviamente an­che questa con servizi igenici in comune tra una ventina di persone…




Il Progetto Casa-Famiglia



Venuto a conoscenza di questa storia, ho pensato di fare un nuovo, più impe­gnativo progetto, dopo quello, terminato lo scorso anno, della scuola primaria a Bukunda.

E’ nata così l‘idea di comprare il terreno e costruirci la “Children’s Home”, la “casa dei bambini”, fatta su misura per una quarantina di piccoli ospiti, con lar­ghi spazi, interni ed esterni, per studiare, mangiare e giocare in tutta sicurez­za, e con una dotazione adeguata di attrezzature.



Nel corso di questi mesi di preparazione siamo arrivati a capire che una solu­zione in due tempi potrebbe essere molto valida.

Al momento, data l’emergenza, avremmo deciso di comprare una casa già esi­stente, anche se non grande, ma sufficiente per i bimbi che ci sono, dotata del­le infrastrutture necessarie e quindi per migliorare da subito il livello di vita dei bimbi e di chi li aiuta, mantiene e protegge.

Stiamo trattando per una casa quasi pronta (ci occorrerà un mese di lavori) che costa, finita ed abitabile, intorno a 25.000 euro (circa 100 milioni di scellini ugandesi). Stiamo anche trattando con un paio di finanziarie sociali di averla con un acquisto a riscatto, ma gli interessi qui sono da capogiro!
 
Questa soluzione temporanea ci consentirebbe di risolvere l’emergenza e, nel contempo, di poter cercare senza affanno un appezzamento di terra su cui co­struire. Il costo di terra e costruzione sono preventivati in circa 50/60.000 euro finali; l’acquisto della “prima casa”, ci aiuterebbe anche a finanziarci in almeno due riprese, magari avendo anche il tempo di ottenere un aiuto pubblico attra­verso bandi locali o di fondazioni che stanziano cifre per questo scopo.



Siamo costretti a chiedere, data l’emergenza, di aiutarci quanto prima, come potete… I primi bonifici sono arrivati da alcuni gruppi di persone che si sono impegnate durante il periodo natalizio e che ringrazio ancora: da Genova a Fo­ligno, da Bolzano ad Arezzo, sono arrivati 2.500 euro che hanno coperto le tas­se scolastiche dei 20 bambini di Sandra e l’acquisto dei vestiti per il periodo scolastico, per il loro vitto e alloggio per questi primi mesi e per le spese ordi­narie della gestione del progetto.







Il Progetto “Study Adoption”



Ovviamente i bambini devono vivere, mangiare, vestirsi, studiare…

Qui come in ogni parte dell’Africa, ci sono molti, troppi bambini che non posso­no andare a scuola per l’elevato costo delle “tasse scolastiche”. Il governo ugandese ha pochissime scuole, a prezzo politico, ma in cui insegnano persone che definire sottopagate è un eufemismo, per cui gli insegnanti pubblici sono i peggiori! Tra le scuole private ce ne sono di buone e meno buone, ma costano molto.

I bimbi di Ruti, ma non solo, hanno bisogno di andare a scuola, e magari esse­re aiutati ad andare avanti negli studi…

Il nostro progetto “Study Adoption” vuole essere una via facile per aiutare que­sti bimbi e ragazzi che sono bravi ed hanno molte capacità di riuscire ad arriva­re ad un diploma e quindi a dare al proprio Paese un aiuto concreto nello svi­luppo.

Questa formula potrebbe essere utilizzata da molti di voi, facendo un bonifico mensile di piccolo importo (per esempio 20 euro, come fanno già diversi amici!): in pratica ci stiamo impegnando a pagare le tasse scolastiche ai ragaz­zi meritevoli, con la precisa disposizione che, se i ragazzi non si impegnano al massimo, dovremo cancellare le loro adozioni.

Se si vogliono “adottare” ragazzi che hanno finito il primo ciclo e vanno alle se­condarie, per poter poi proseguire verso l’università, il costo è di circa 40 euro al mese, in cui sono comprese tasse scolastiche, vestiario, prime necessità sco­lastiche, ecc. Vi ricordo che qui le scuole secondarie prevedono anche l’alloggio presso la scuola senza permesso di uscita dal “college” se non per le vacanze che vengono suddivise per circa un mese ogni tre.




Per AIUTARE i BAMBINI

orfani e/o abbandonati di Ruti (Mbarara, Uganda)



vi invitiamo ad usare questo IBAN:



BANCA CARIGE : MERLO Paolo – Progetto “Casa Famiglia RUTI”

Codice IBAN : IT47N 06175 14110 000009 206470



Come potete, quanto potete


anche solo sensibilizzando i vostri amici!




Per qualsiasi informazione:  casafamiglia.ruti@gmail.com

sabato 16 febbraio 2019

02 – Si viaggia e si lavora...








Avevo promesso nella prima nota di questo anno, “che sarà fantastico per l’Italia” (cit. Conte, pres. dei Consiglio), di raccontare anche qualche aneddoto di viaggio e non…



Iniziamo con i “trasporti pubblici”… Qui, come nel resto del continente africano, con questa dizione si intendono tutti i mezzi che trasportano persone e merci facendosi pagare un qualcosa per il servizio.

La bicicletta, la motocicletta, l’auto, il pullmino, il bus… questo è il “public transport”!

La bicicletta, succedaneo della moto (boda-boda), è popolare per le merci non eccessivamente pesanti, anche se di dimensioni non propriamente adatte: qualcuna ha un cuscinetto sul portapacchi per consentire un comfort eccezionale, altre sono attrezzate con lacci di gomma per il trasporto di assi di legno, o tubi lunghi anche 4/5 metri, o per un paio di caschi di banane completi, veramente molto pesanti!

La moto, 125cc al massimo, è il trasporto pubblico delle città e dei villaggi: è veloce, maledettamente pericoloso, senza casco per il o i viaggiatori, che, se ufficialmente dovrebbero essere uno, nella realtà arrivano anche a 4 o 5, se sono i bimbi che vanno a scuola, quello che io chiamo lo “school-boda”, oltre, ovviamente, al pilota…

Poi ci sono i “pullmini”, tipo Fiat 600 pullman degli anni ’50-’60, che hanno cinque file di tre posti, con licenza di portare fino a 14 passeggeri, oltre l’autista, ma che, nelle ore di punta diventano anche sedici, e nei villaggi posso raggiungere (non troppo comodamente!) anche i 19/20, tanto si strizzano!

Ultimo sono le vetture normali, al massimo qualche monovolume, in cui i proprietari, a rischio del sequestro immediato del mezzo, caricano fino a 3 passeggeri sui sedili anteriori e almeno cinque su quelli posteriori… I bagagli nel bagagliaio o sul portapacchi alla mercé della polvere rossa che fa parte di ogni strada che si rispetti!

Infine ci sono i grandi pullman di fabbricazione cinese, per i lunghi percorsi, ormai dotati di aria condizionata, tv/video (sempre al massimo volume per drogare i viaggiatori prima degli incidenti), ma con i sedili fatti per i cinesi, quindi in formato 160x50x20, altezza, larghezza e profondità, anziché per le donne ugandesi che godono della fama della Angela Merkel, cit. Berlusconi Silvio, ma in realtà la sovrastano di gran lunga.

Se si viaggia oltre le due ore è bene prendere un posto al corridoio, in cui si possono ogni tanto, allungare le gambe...





Bene… se siamo arrivati sani e salvi, possiamo andare al “ristorante”, virgolette imposte dalla variabilità dei concetti da Paese a Paese e da ristoramte a ristorante!

I piatti tradizionali si trovano sempre, qualcosa di meno faticoso è più raro, ma si trova. Pollo e patatine fritte, fegato e patatine fritte, capra o pesce o manzo ci sono nella maggioranza dei posti, come riso, matoke o polenta di mais bianco… Oppure nulla…

A Gulu, per la seconda volta in sei mesi, mi trovo a fianco ad un ristorantino calmo, piccolo ma sembra pulito… Entro chiedendo alle due signore che ci sono cosa si può mangiare… E’ un po’ presto… “Nulla!”, la risposta quasi scostante di una… Bene, possiamo venire più tardi, cosa preparate? Oggi nulla. Oggi non facciamo da mangiare! Ah, ecco… ecco perché sono lì da stamane… ma mi domando: perché hanno aperto?

Ristorante di fronte… grande, spazioso, anche attraente nella sua semplicità: Buongiorno! Cosa avete oggi da mangiare? Pollo e patatine, ma non sono pronte… Non c’è problema… si può aspettare! Ma dobbiamo andare al mercato a comprarle… No comment…

Una volta accettato però, si mangia bene, fatto al momento, senza coltello e senza tovagliolini, e senza birra… l’alcool nella maggior parte dei ristoranti non si può bere: sono quasi tutti musulmani! I coltelli non si danno perché la gente è ancora abituata a mangiare con le mani ed a lavarsi prima e dopo aver mangiato…. Di conseguenza non servono nemmeno i tovagliolini di carta!



A Namugongo, dove si trova il Santuario dei Martiri Ugandesi, visitato da ben tre pontefici (Paolo VI, G. P. II e lo scorso anno da Papa Francesco), c’è un ristorantino, davanti al Santuario, dove ho provato a mangiare una domenica…

Il cibo buono, locale e poco più… Ho chiesto un coltello per mangiare il pollo: nell’imbarazzo della signora alla mia richiesta, le ho chiesto se ne aveva uno della cucina… risposta anch’essa negativa… ma poi l’ho vista uscire e ho cominciato a mangiare con le mani, come mia nonna diceva che faceva anche la principessa di Savoia. Al suo ritorno, costernata, l’ho rassicurata che ero riuscito anche io a farlo!



Cambio completamente argomento e chiudo con un pensiero ai bimbi di Ruti: dobbiamo dare loro una casa... ma molto presto!




Per DARE una casa ai bimbi

orfani e/o abbandonati di RUTI:

Bonifico bancario sul seguente IBAN:
BANCA CARIGE : Merlo Paolo - Progetto Casa Famiglia RUTI
Codice IBAN: IT47N 06175 14110 000009 206470

NON IMPORTA QUANTO e COME… MA… AIUTATECI!!

Per ulteriori informazioni:


lunedì 28 gennaio 2019

01 – Progetti, viaggi, avventure, aneddoti





Anno nuovo, vita nuova! Buon 2019 a tutti gli amici che ancora mi sopportano e, forse a maggior ragione, a tutti quelli che mi sostengono, mi suggeriscono, mi chiedono di continuare, ed ancora più a maggior ragione, a tutti coloro che si stanno impegnando personalmente ad aiutare i miei “progetti umanitari”.


Ma mi piace cominciare quest’anno con una nota leggera, di racconto e non di “richiesta fondi”!

Il nuovo viaggio, che durerà tre mesi, è iniziato veramente nel migliore dei modi: voli tranquilli, controlli doganali normalissimi, ed all’arrivo ad Entebbe nessuna richiesta per i 6 pc che mi stavo trascinando dietro, divisi tra tutti i ba­gagli per non dare nell’occhio…

Il taxi era all’aeroporto e con 25 euro, prezzo di favore, me la sono cavata an­che questa volta.

Arrivato domenica all’alba, ho dormito tutto il giorno o quasi, poi ho cominciato i preparativi per le due prime settimane, già “quasi” programmate: qui bisogna sempre riconfermare tutto fino all’ultimo momento… nessuno si prende la briga di disdire un appuntamento, anche importante, basta non esserci… gli altri si arrangiano… “African time”…

Sono stato abbastanza bravo ad educare chi incontro: “alla prima che mi fai, ti licenzio e te ne vai!”… e siccome sono un “mzungu”, un bianco che porta soldi ed aiuto, diventano immediatamente seri e puntuali.


La prima settimana comincia, purtroppo, con la notizia della morte di una bim­ba di 7 anni, figlia dell’amica che mi ha portato a Bukunda a fare la scuola dello scorso anno. Dopo sei mesi di cure, anche in Canada, la piccola non ce l’ha fat­ta. La mamma mi aveva confidato, un anno fa, che, pur avendo già cinque fi­glie, avrebbe voluto avere altri bimbi… vedremo… un bell’esempio per gli egoi­sti che non fanno più figli e sono contro l’immigrazione o addirittura contrari all’integrazione.


Il lavoro riparte però normalmente con la prima visita a Masaka per un proget­to di una nuova scuola primaria, con annesso anche un piccolo dispensario, in un villaggio nell’interno della provincia di Masaka, a circa 25 chilometri dal ca­poluogo. Qui il percorso è tale che occorre circa un’ora per arrivarci, con strade e stradine di montagna, costruite, ovviamente, senza ponti né gallerie, che qui non si usano (e non cadono!)…

C’è già la terra, proprietà di una “head teacher” (direttrice didattica), che la mette a disposizione. Faremo i conti e parlerò con l’associazione degli aboitanti del villaggio.



Fatto questo, tre giorni a Mbarara e Ruti per la “casa-famiglia”. Il progetto va avanti, si cominciano a delineare i problemi e le soluzioni. Ma su questo invierò un documento specifico: “Notizie dai bimbi di Ruti”.

Mbarara, con oltre 200.000 abitanti, è la seconda città dell’Uganda. In via di veloce sviluppo, cresce a vista d’occhio, una grande tangenziale, rifacimento delle strade cittadine e di un sistema fognario moderno (ma non si sa quanto sufficiente per le esigenze reali) e quindi tanta polvere e un piano regolatore che, a vista, non sembra fatto a misura d’uomo…

La crescita è dovuta al clima, non torrido, ma umido, alle grandissime coltiva­zioni di banani di ogni tipo e famiglia, dal commercio e dai grandi allevamenti, che hanno dato una grande spinta all’industria del latte: la raccolta quotidiana porta il latte a diversi punti di lavorazione e di qui ad una produzione a mio pa­rere (e sono uno che lo digerisce difficilmente!) molto buona: il latte “intero” è pieno e ottimo. Poi ci sono gli altri lavorati ed una buna produzione di yoghurt, che sta entrando nell’uso comune.


A Ruti la situazione dei nostri bimbi è stazionaria, tendente al problematico, data la situazione finanziaria di coloro che stanno aiutandoli prima dell’”arrivo dei nostri”…

Tutti insieme stiamo cercando di accelerare i tempi per iniziare quanto prima ad acquistare il terreno e iniziare la costruzione. Siccome stiamo lavorando duro, la Provvidenza, che aiuta chi si aiuta e non chi aspetta, ci darà una mano… Capito il messaggio, Provvidenza???

Partire da Mbarara è sempre più difficile… il tempo passa veloce e sarebbe bello andarci per trovare i bimbi in una CASA…

Rientrato a sera avanzata a Kampala, nuovo week end di attesa e riposo asso­luto: qui fa caldo e piove un’ora al giorno, tutti i giorni… La città è sempre più simile a Napoli o Catania… traffico indisciplinato al 100%, nonostante la polizia locale faccia un grande lavoro… ma quando c’è, è quasi peggio…


Riparto volentieri, martedì mattina… Vado a Kasaala, da padre Giorgio, che mi accoglie sempre come un principe (grazie anche ad una bella fetta di parmigia­no reggiano, che gli porto ormai come un ex-voto)!


Ci incontriamo con Jemma, la prima “adozione allo studio” che si prova a fare. Jemma è una ragazza di Kalongo, profondo nord, allieva del corso di informati­ca fatto lo scorso agosto con la collega Nicole, sempre di Informatici Senza Frontiere, al Centro Parrocchiale Giovanile della cittadina.

La “ragazza” ha lasciato la scuola cinque anni fa, per la morte dei genitori; si è unita ad un ragazzo “sbagliato”, ed ha avuto due bimbi che ora hanno 5 e 2 anni. Ora si è “liberata” del ragazzo e ha deciso di riprendere le superiori e di­plomarsi come “nurse”… L’abbiamo iscritta al “Comboni’s College” di Kasaala, dove, con Informatici Senza Frontiere, due anni fa, abbiamo fatto l’aula di in­formatica. I bambini sono rimasti con la sorella di Jemma.

Jemma sarà una “anziana” ed avrà anche il compito di seguire un po’, con la sua esperienza di vita, le giovani che saranno con lei 24 ore su 24!



 Aiutiamo i ragazzi di questa terra a crescere come i nostri migliori…

Una “adozione allo studio” è un’esperienza speciale!

Bene… Sono riuscito a parlare specialmente dei progetti… fra qualche giorno vi racconterò qualche aneddoto… A presto, cari amici!

giovedì 13 dicembre 2018

10 – Buon NATALE e Buon 2019!



Carissimi Amici,

prima della fine di questo anno voglio ritrovarvi tutti… le avventure africane riprenderanno a metà gennaio, con un nuovo viaggio, il proseguimento e la prosecuzione e l’assistenza sui progetti trascorsi, ma anche con un nuovo progetto, veramente molto impegnativo, forse ambizioso, ma sicuramente di estrema urgenza e necessità.

Vi invio questa ultima “nota di viaggio” del 2018 per chiedere, a chi può e lo desidera, una qualsiasi forma di aiuto: chi può donare, chi può collaborare a cercare donatori, chi può aiutare nella preparazione del progetto… e anche, può essere, che qualcuno mi chieda di non inviare più le mie note o le mie richieste di “aiuto”.
Dalla prossima “nota” scinderò le “mailing list”: una solo per le note di viaggio, che si troveranno sempre sul mio blog “//progettoinformafrica.blogspot.com
ed una nuova nuova dedicata ai “progetti”, quindi la “Scuola di Bukunda” (terminata, ma con possibilità di nuovi piccoli interventi), il nuovo progetto “Casa-Famiglia di Ruti” ed eventuali altri.

Chiedo cortesemente a tutti di confermarmi il loro desiderio, autorizzandomi così ad includerli in una delle due email o a cancellarli.
Non è una divisione tra buoni e cattivi, ovviamente, ma un obbligo di legge a cui dovremo sottostare per la nuova regolamentazione europea sulla “privacy”.




A questo punto vi racconto un ultimo aneddoto africano…
Negli ultimi giorni di presenza in Uganda, stavo tornando in bus da due giorni a Gulu, quando alla “sosta tecnica”, una voce alle mie spalle, in perfetto italiano ma con inflessione decisamente torinese, mi chiede se sono italiano: aveva visto la maglietta di “Informatici Senza Frontiere”. Chiedendo se lo avevo scritto sulla targa, non ricordando che maglietta indossavo, mi giro e vedo una bella ragazza, nera come tutti gli altri presenti, che mi sorride e mi dice che è italiana… la chiamerò Maria per riservatezza… Parliamo un momento, ci scambiamo i numeri di telefono, con la promessa di sentirci la prossima settimana in Italia. Ora con Maria ci siamo sentiti e ci incontreremo per trovare come iniziare una collaborazione in Italia e in Africa: lei originaria del Camerun, dove è cresciuta fino alle scuole superiori, poi è venuta in Italia, si è laureata, lavora in banca come cassiera… è stanca e disperata per come viene trattata a causa del colore della sua pelle… vuole andare a vivere in Uganda, perché in Camerun ora la situazione è molto pericolosa: c’è il tentativo della minoranza
anglofona del nord-ovest di ottenere l’indipendenza dal resto del paese… e la violenza regna sovrana.

Aiutiamoli a casa loro... ma perché trattarli male? perché una persona giovane e integrata, che ha studiato e lavora, deve essere trattata male per il colore della pelle? perché chi è in attesa di regolarizzazione deve essere messo su una strada? per farlo diventare un pericolo sociale?
Perché l’Italia deve essere messa alla porta dal consesso mondiale per essersi arrogata il diritto di non osservare i diritti umani universalmente riconosciuti da diverse generazioni? Mi verrebbe da dire: “Smettiamola di fare il presepio...”.
Torniamo alla casa-famiglia di Ruti…
Vi allego alcuni documenti: la prima lettera di presentazione del progetto, la pianta della casa come dovrebbe essere, la foto dei bambini (ora sono 20 che frequentano una scuola in cui ci sono altri 80 bimbi) e della loro “grande- mamma” con gli insegnanti ed il direttore della scuola.

A voi ogni decisione ed ogni suggerimento. Vi chiedo solo di rispondere in tempi non lunghi… Vorrei ripartire sapendo almeno chi di voi mi può aiutare anche nell’organizzazione e nella diffusione di questo progetto… I soldi li faremo arrivare, come sempre...

Un grandissimo GRAZIE per quanto avete fatto per la Scuola di Bukunda, ed uno ugualmente grande per tutto quanto vorrete e potrete fare in futuro!

Un ABBRACCIO a tutti, anche dai bimbi di Bukunda e di Ruti, PIENO di AUGURI per un Natale di pace e serenità per TUTTI noi e ancora pià per coloro che soffrono e non possono festeggiare se non stando insieme e sorridendo in qualsiasi situazione.

Paolo



giovedì 8 novembre 2018

9 – Che bello costruire un orfanotrofio!





Ormai si avvicina il tempo del rientro, dei nuovi incontri per raccogliere qualche soldino per i nuovi progetti, per stare con i nipotini qualche giorno durante le feste di Natale, per rivedere amici, parenti e conoscenti e raccontare qualcosa di quello che ho fatto in questi tre mesi…

Il grosso del lavoro è stato fatto, con un po’ di fatica, molti spostamenti, sem­pre più o meno facili, sempre più meno comodi, ma ripagati dagli incontri con questa gente, semplice, umana, desiderosa di migliorare e migliorarsi, sicura­mente non desiderosa, come leggevo in qualche post su Facebook proprio ieri, di cambiare la nostra fisionomia, in qualsiasi senso vogliate prendere questa parola.
Certo che quando sento parlare di “integrazione” come “inglobamento” penso che, come minimo, abbiamo perso il senso delle parole che pronunciamo… for­se se alcuni, forse molti, prima di confermare le loro frasi, leggessero a voce alta ciò che hanno scritto, capirebbero la violenza dei termini, la stupidità dei pensieri e forse tornerebbero “umani”…

La settimana scorsa ho fatto una breve puntata in Rwanda, per andare ad ac­cogliere al suo rientro dagli USA, l’amico padre Jean Bosco, comboniano di Ru­shere. La strada che ho fatto per raggiungerlo, in autobus ovviamente, è bellis­sima, e costeggia prima il confine tra Uganda e Tanzania, e poi quello tra quest’ultima e il Rwanda. Siamo immersi in un grandissimo Parco Nazionale, che è tale nelle tre nazioni. Aria fantastica, siamo a circa 1200 msm, verde in­finito, di tutte le tonalità, grazie alla stagione delle piogge, strade ben costruite (in parte ancora in ultimazione), segnaletica turistica avanzata. Sembra quasi di essere verso la Svizzera o l’Austria. Il Rwanda si contraddistingue in questo, in modo assoluto dal Congo, il più ricco e povero dei vicini, ma anche dall’U-ganda, che si sta muovendo solo ora verso la modernizzazione della rete stra­dale e delle infrastrutture, della distribuzione dell’energia elettrica e dell’acqua… Come già detto varie volte, la rete telefonica è solo via etere, con ripetitori e cellulari: le linee via cavo sarebbero state troppo costose ed il rame a portata di furto…

Il villaggio di padre Jean Bosco è stato distrutto ed i suoi abitanti uccisi durante la guerra tra Utu e Tutsi: Jean Bosco è uno dei pochi superstiti della sua fami­glia. Entrando nei Comboniani ha venduto una parte dei terreni che i suoi ave­vano, e su di essi è stato costruito un ospedale oftalmico, uno dei pochi punti specialistici per la vista, completo di case per i dottori ed il personale.
Nel suo terreno ha invece costruito una grande casa per gli orfani della guerra, che ha poi mantenuto agli studi ed ora lo stanno ripagando con le lauree prese in giro per il mondo e tanto affetto!

Dal villaggio, meglio sarebbe dire dalla cittadina di padre Jean Bosco, siamo ri­partiti il sabato mattina alle 4 per andare direttamente a Rushere, dove alle 11 ci sarebbe stata una riunione dei genitori della scuola secondaria per ragazze.

Mi fa piacere ripetere che questa scuola (liceo) è riservata alle ragazze di fami­glie disagiate e con il rischio del matrimonio per interesse intorno ai tredici anni. Padre Jean Bosco, con i comboniani, hanno messo in piedi la scuola, l’hanno avviata ed ora, dopo averla offerta alla diocesi, hanno deciso di darla ai genitori delle ragazze, con il grande impegno di lasciarle studiare fino al diplo­ma (18-20 anni), in modo che poi possano fare le loro scelte liberamente.
Le allieve sono aumentate durante l’anno ed hanno superato il centinaio, segno evidente della maturazione di genitori e ragazze!
Al ritorno da Rushere, una breve sosta a Mbarara per riassumere le idee del progetto dell’orfanotrofio. Un bel progetto, seguito anche dalla chiesa penteco­stale, che gestisce la scuola materna e primaria e sta progettando un suo rifa­cimento (come fatto da noi a Bukunda in questo anno!).
Da parte mia ho chiarito che cercherò di trovare una soluzione valida ed effi­ciente per la costruzione dell’orfanotrofio e che, anzi, la comunità pastorale pentecostale dovrebbe cercare di collaborare anche a questo progetto.
La cosa simpatica di questo progetto è che chi sta lavorando con gli orfani sono giovani, per lo più coristi della chiesa. Vorrebbero, al fine di raccogliere meglio i fondi, fare una tournée in Italia nella prossima estate… Vedremo se, tra tanti amici, anche musicisti, non riusciremo a trovare anche una cooperazione in questo senso!

La prossima settimana, quella prima dell’11 novembre, tornerò ancora a Gulu, per incontrare ancora una volta gli amici comboniani, che si ritroveranno nu­merosi per i loro esercizi spirituali, e gli amici dell’ospedale di Kalongo, per gli ultimi sviluppi sulla informatizzazione delle procedure di accoglienza, analisi, anamnesi, e amministrazione dello stesso. Ma oltre a questo, avrò l’occasione di incontrare ancora una volta padre Ramon e padre Guido, i due comboniani che ci hanno accolti a Kalongo nella fase di preparazione e “inizio attività” della scuola di informatica nel centro giovanile della parrocchia. Siamo già al secon­do ciclo di corsi!

Cari Amici, qui finisce l’avventura… NO! E’ il momento di dire che

QUI COMINCIA UNA NUOVA AVVENTURA!”…

Chi mi darà una mano a costruire l’orfanotrofio a Ruti, dieci chilometri oltre Mbarara, verso il Congo? Una casa con quaranta posti per gli orfani e gli abbandonati, oltre al posto per il personale di servizio e di direzione…
Entro questo mese pubblicherò il progetto, disegni e preventivo… Non sarà un gioco, ma so che molti di voi possono moltiplicarsi con i loro amici e far aumentare la partecipazione attiva. Cene, tombolate, concerti, organizzate quello che volete! Io cercherò di aiutarvi personalmente con la mia presenza…
Chi può offrire meno, potrà partecipare al mantenimento di studenti fino alla fine del liceo, con pochi euro mensili (anche per metà delle tasse).
So di chiedere molto, ma so anche che chiedere poco a molti, aiuta più di quanto si possa immaginare!



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